La gelosia nasce dalla paura

La gelosia è un problema per molti, e una tragedia per alcuni. Da una parte è una debolezza del tutto umana, ma dall'altra ci è difficile affrontarla, soprattutto perché viene spesso fraintesa e mitizzata (l'illusione romantica ci fa credere che "la gelosia è segno d'amore").
In realtà la gelosia non nasce dall'amore, ma piuttosto dalla paura, dal bisogno e dall'insicurezza. Tutti aspetti molto umani, ma che però non giustificano lo scaricarla sull'altro; dovrebbero invece suggerirci che è necessario prenderci cura delle nostre paure per superarle.

Preciso che in questo post parlo principalmente della gelosia immotivata, senza cause reali, che nasce solo da nostre insicurezze e "fantasmi". Se invece siamo gelosi perché il partner ce ne dà validi motivi, il problema è diverso e ne parlo in un paragrafo dedicato.

Le radici della gelosia

Fondamentalmente, la gelosia è la paura che qualcuno ci porti via quello che ci è prezioso. La gelosia è scatenata da qualunque minaccia (reale o apparente) che possa sottrarci quello a cui teniamo e a cui siamo legati emotivamente (spesso un partner, ma può essere anche un'amicizia, un lavoro o uno status sociale).

Questa paura è probabilmente radicata in esperienze infantili, alla paura che un genitore non ci amasse abbastanza o non più, o di essere trascurati e abbandonati. Per un bambino queste paure sono terrificanti, perché inconsapevolmente sa che se i genitori lo lasciassero, lui morirebbe.

Siamo gelosi di un "avversario"

Ma attenzione, non è semplicemente paura della perdita: la gelosia è legata alla paura della sottrazione da parte di qualcuno (o qualcosa). Se una malattia minaccia il nostro partner, siamo sì spaventati ma non gelosi; idem se perdiamo il lavoro per via di una crisi economica. In questi casi la minaccia è impersonale e, per quanto grave, non ne siamo gelosi.
Invece, siamo gelosi di qualcuno che minaccia di portarci via il partner o il lavoro perché lo vediamo come un nostro "avversario", e viviamo la perdita come un'affronto personale. In altre parole, la gelosia può anche essere vista come la paura dell'ego di essere ferito e sminuito. Non solo non vogliamo perdere il bene amato, ma non sopportiamo che qualcuno ce lo porti via perché dimostrerebbe di valere più di noi. Questo vale anche se la minaccia non è una persona: il lavoro, un hobby, un interesse che ci toglie attenzione e sembra essere più importante di noi.

Anche questo aspetto della gelosia è probabilmente legato ad esperienze infantili, in cui l'amore e l'attenzione di un genitore (che volevamo tutto per noi), ci è stato sottratto da qualcuno o qualcosa (l'altro genitore, un fratello o sorella, impegni), o ci è sembrato che quel qualcuno venisse preferito a noi.

Gelosia in difesa dell'identità

Similmente, la gelosia è collegata alla nostra identità (il senso di chi sono e cosa valgo): se qualcuno mi porta via la persona amata non soffro solo perché mi manca, ma perché sento venire meno il mio valore, mi sento sminuito e umiliato come persona. Se la mia partner preferisce altri a me (anche solo temporaneamente), lo interpreto come segno che non valgo abbastanza (anche per via dell'illusione romantica per cui la persona "giusta" dovrebbe rendere il partner completamente felice - mentre invece nessun partner può mai darci tutto quello di cui abbiamo bisogno).
Possiamo vederne un esempio nel caso del "delitto d'onore", che giustifica l'omicidio in quanto considera il tradimento un affronto gravissimo verso il valore (onore) e l'immagine pubblica della persona tradita.

Ovviamente questo è tanto più grave quanto più il senso di identità è fragile: se sono ben certo di chi sono e quanto valgo, gli eventi esterni (incluso un tradimento o un abbandono) potranno forse incrinare questa certezza, ma non distruggerla. Se invece ho un'identità debole, ogni evento negativo che mi riguarda tenderà a frantumare la scarsa considerazione che ho di me stesso.

Gelosia come altro nome per l'invidia

Per estensione, può essere chiamata gelosia anche quando altri hanno qualcosa che noi vorremmo ma non possiamo avere (un partner, un oggetto, una capacità), e la nostra frustrazione si esprime come avversione verso chi invece quel qualcosa lo possiede: "Sono geloso di Roberto, vorrei avere io i suoi soldi / la sua casa / sua moglie...".
In questo caso sarebbe forse più corretto parlare di invidia (il dolore che deriva dal volere qualcosa che altri hanno e noi no; il desiderio bruciante di essere al posto di qualcun altro). Anche questo sentimento è radicato nell'insicurezza, nella convinzione di non essere abbastanza, e che altri siano meglio di noi.

La gelosia nasce da paura e insicurezza

In sintesi, la gelosia ha sempre radici nella paura, nell'insicurezza, nella fragilità.
  • Più sono sicuro di me, del mio valore come persona, meno avrò paura di essere tradito o abbandonato (certo è possibile, ma lo vedrò come possibilità remota e improbabile).
    Più sono consapevole delle mie qualità come partner, delle mie capacità di soddisfare l'altro (o gli altri), meno avrò da temere una immaginaria "concorrenza" (in amore o in altre situazioni).
  • Viceversa, più credo di non valere, più ho paura di non avere alcuna qualità, e più avrò costantemente paura di essere "sostituito" da qualcuno migliore di me; vedrò tutti come potenziali avversari, perché vedrò in ognuno qualità che a me mancano.
    Meno credo in me stesso, più vivrò nella paura di perdere quello che ho. Anzi, finirò col sabotarmi inconsciamente, perché sarò convinto di non meritarlo, quindi tenderò ad allontanare anche chi mi vuole.

Ne consegue che la "cura" alla gelosia non sta nel controllare o cambiare l'altro, ma nel rafforzare se stessi.
Se penso di essere una persona scadente, se mi sento un mediocre, se credo che il partner mi preferirà altri perché migliori di me, allora la reazione più fruttuosa è diventare una persona migliore: man mano che aumento le mie qualità, acquisisco quella forza e quella sicurezza che sono il miglior antidoto alla gelosia.

“Più sono sicuro di me e del mio valore,
meno avrò paura di essere tradito o abbandonato”

La gelosia è - per certi versi - naturale

Mostrando la gelosia come radicata in emozioni negative, non voglio certo dire che appartenga solo alle persone più deboli e limitate. Tutt'altro: essa è un'emozione alquanto naturale e comune praticamente a tutti.
In un certo senso è parte della vita, perché non possiamo mai essere sicuri di nulla al cento per cento: l'esistenza non offre sicurezze, tutto scorre, c'è sempre qualcuno più bravo o migliore di noi in qualcosa; senza contare l'impermanenza (tutto cambia o finisce prima o poi), di cui il Buddhismo ha parlato ampiamente.
Quindi, la paura di perdere ciò che ci è caro, o che qualcuno ce lo sottragga, è parte della precarietà della vita stessa.

Inoltre, quasi tutti veniamo cresciuti da genitori umanamente imperfetti che ci amano in modo imperfetto, lasciando in noi il timore di non essere abbastanza amabili o di essere in qualche modo "sbagliati". Da qui la paura di non meritare pienamente l'amore altrui, e che in qualsiasi momento possa arrivare qualcuno a portarcelo via.

Naturalmente è anche un questione di livello:
  • provare un po' d'ansia se il nostro partner ha un collega attraente, o se incontra l'ex, è comprensibile;
  • ma sottoporre l'altro a interrogatorio, spiargli di nascosto il telefono o l'e-mail, voler decidere cosa può indossare o chi può frequentare... sono comportamenti che mancano di rispetto, minano la relazione e rivelano una personalità non equilibrata.

... Ma questo non è una giustificazione

Il fatto che la gelosia sia - per certi versi - un'emozione naturale, non giustifica però concedergli eccessivo spazio, farsene condizionare, o scaricarla sugli altri e pretendere di controllarli.
Questo tipo di insicurezze vanno riconosciute e affrontate, altrimenti si passa tutta la vita dominati dalla paura, e si rimane incapaci di vivere serenamente le relazioni (che restano inquinate da dubbi, sospetti e conflitti, anche dove non ve ne sia ragione).

Relazionarsi da adulti

Farsi dominare dalla gelosia e cercare di condizionare l'altro può essere comprensibile durante l'adolescenza, mentre stiamo ancora scoprendo chi siamo, e siamo pieni di dubbi e confusione su noi stessi e gli altri. Diventa però meno accettabile da adulti, quando è parte dei nostri compiti quello di diventare (ragionevolmente) padroni di noi stessi, e in grado di relazionarci con gli altri in modo costruttivo, senza pretese infantili e senza rovesciare su di loro le nostre problematiche.
Questo non vuol dire fingere una forza che non abbiamo, nascondere le nostre emozioni o doversene vergognare: ognuno fa quello che può, e ci sono emozioni che sono più forti della nostra volontà. Vuol dire però prendersi la responsabilità delle proprie emozioni e, nel caso della gelosia, riconoscere che è un proprio problema di cui occuparsi, non dell'altro che dovrebbe fare i salti mortali per attenuare le nostre insicurezze.

Proprio come, da adulti, impariamo a gestire la nostra rabbia e aggressività (non andiamo in giro a picchiare le persone che ci stanno antipatiche, per quanto potremmo averne voglia), così possiamo imparare a gestire la nostra gelosia.
  • In primo luogo riconoscendo che è una debolezza del nostro carattere, che non giustifica azioni lesive dei diritti altrui (dire "Sono una persona gelosa" non giustifica nulla, proprio come dire "Sono una persona nervosa" non giustifica comportamenti aggressivi: è un tuo problema, occupatene).
  • In secondo luogo cercando di chiarire le radici della propria gelosia (quali paure, quali insicurezze o fragilità ne sono alla base), e provando a sanarle. Se ho il terrore di essere abbandonato, o non riesco a fidarmi degli altri, sono ferite psicologiche che possono trarre giovamento da una terapia, o anche solo dal leggere libri sull'argomento.
  • Inoltre, è importante comunicare al partner le nostre emozioni in modo aperto e sincero, senza però fargli pressioni o manipolarlo. E' giusto che il partner sappia cosa proviamo, ma dobbiamo dirlo come condivisione, non per farlo sentire in colpa; con un'intento del tipo "Ho queste difficoltà con la mia gelosia, ti prego sii paziente con me, rassicurami se puoi e aiutami ad affrontarla".
  • Infine, è necessario essere onesti e non nascondersi dietro alibi o scusanti: quando feriamo l'altro o vogliamo limitarlo, dire "Sono geloso perché ti amo", "Siamo tutti gelosi, è normale", "Sei tu che non dovresti fare...", "Se tu mi amassi allora non faresti...", ecc., sono modi infantili per scaricare all'esterno la responsabilità o la colpa.

La gelosia non è amore

La gelosia non è mai espressione d'amore:
  • L'amore autentico desidera il bene dell'altro, la sua felicità - è un sentimento altruistico, in cui l'altro è al centro.
  • Invece la gelosia è un sentimento egoistico, che mira esclusivamente al proprio benessere e alla soddisfazione dei propri bisogni. Non si è mai gelosi per il bene altrui, ma solo e soltanto per il proprio.
  • Tanto è vero che l'atto estremo di gelosia, l'uccisione della persona "amata", non ha ovviamente alcunché di amorevole. E' piuttosto l'espressione di una personalità infantile e capricciosa, un "bambino" che distrugge il proprio "giocattolo" piuttosto che cederlo ad altri.

L'amore autentico, sano, adulto, si preoccupa della felicità dell'altro (oltre che della propria). Se il partner manifesta interesse per altre persone, una persona che ama in modo maturo può sentirsi addolorata o preoccupata (teme di perdere il bene amato) ma, al tempo stesso, considera i bisogni e la felicità del partner (oltre ai propri); può arrivare a dire (per quanto a fatica) "Se l'altro ti rende più felice, va bene se scegli lui" (oppure "se scegli anche lui", nel caso di relazioni non-monogamiche).
L'espressione di amore più generoso può essere un "Ti amo a tal punto da lasciarti andare verso ciò che desideri - anche se questo vuol dire perderti".

“Non si è mai gelosi per il bene altrui,
ma solo e soltanto per il proprio”

Perché confondiamo gelosia e amore

Confondiamo la gelosia con l'amore perché, quando siamo legati a qualcuno da un forte sentimento, quella persona diventa per noi preziosa, necessaria, indispensabile. Di conseguenza il nostro benessere, la nostra felicità, persino la nostra stessa vita (apparentemente) dipendono da essa. L'idea che qualcuno ci porti via tutto questo ci appare insopportabile, perché senza la nostra vita diventerebbe assai più povera.

E' pero evidente che questa paura non nasce dall'amore per quella persona, bensì dal bisogno che abbiamo di lei, dal bisogno che ci renda felici. In realtà non siamo davvero gelosi della persona, ma di tutto quello che ne riceviamo.
Se immaginiamo qualcuno che amiamo ma che non può più darci nulla, che non può più nutrire i nostri bisogni (per esempio una persona cara caduta in coma irreversibile), vediamo che la gelosia non ha più ragion d'essere: non siamo gelosi del dottore che la cura, non entriamo in competizione con l'infermiera che se ne occupa. Questo perché non temiamo che ci possano togliere qualcosa di prezioso: la persona che amiamo c'è ancora, ma siccome quello che ci dava non c'è più, non temiamo che possa esserci sottratto.

Vogliamo essere unici

Tra i bisogni dell'essere umano c'è quello di sentirsi unico e insostituibile. Sentirsi "uno qualunque", oppure a rischio di essere sostituito da altri (che sia in amore o sul lavoro) è fonte di forte disagio e inquietudine. Quindi è del tutto umano desiderare di essere l'unico destinatario dell'amore del partner, dei suoi pensieri e dei suoi desideri sessuali; oppure volersi sentir dire che non amerà mai nessuno come ama noi. Sono piccole vanità innocue. :-)

Purtroppo però la vita non funziona in questo modo. Nonostante illusioni romantiche quali: "Quando ami qualcuno, non desideri nessun altro", oppure "Si può amare una sola persona per volta", i sentimenti reali sono spesso più molteplici e mutevoli di quanto vogliamo ammettere. Basti pensare ai genitori che amano tutti i loro figli (magari ognuno in modo diverso), o i diversi amici a cui siamo più legati; per non parlare di tutti quelli che hanno legami importanti, ma che vivono anche relazioni clandestine.
La verità dei sentimenti umani è che possono essere (e spesso sono) vissuti con diverse persone (con ciascuno in modo diverso), anche in sovrapposizione. Ciascuno è - a suo modo - unico, certo; ma nessuno è "padrone" esclusivo delle nostre emozioni (se non, per certi versi, quando ci innamoriamo - ma è comunque uno stato temporaneo).

Per non parlare della sostituibilità: per quanto possiamo essere unici e speciali, se usciamo dalla vita di qualcuno (per qualsiasi motivo), entro un certo tempo questi troverà altre persone che riempiranno il ruolo una volta nostro. Ogni volta che amiamo qualcuno questi potrà sembrarci unico e insostituibile, ma se la relazione finisce, prima o poi ci ritroveremo ad amare qualcun altro - e questo, probabilmente, accadrà più volte nella nostra vita.
Perché le relazioni sono guidate in primo luogo dai bisogni, e dalle necessità che essi vengano soddisfatti.

Quindi, senza voler negare il nostro umanissimo desidero di unicità, bisogna però anche accettare la realtà per cui siamo tutti sostituibili (anche se siamo unici come individui).
La soluzione al timore di essere sostituiti non sta, nuovamente, nel controllare l'altro o privarlo di ogni tentazione; ma nel diventare un partner così capace ed appagante, che l'altro non abbia alcun motivo di andarsi a cercare un'alternativa!

“Le relazioni sono guidate
in primo luogo dai bisogni”

Gli inganni della gelosia

Non solo la gelosia tende ad inquinare le relazioni, a minare la fiducia e - col tempo - a logorare i sentimenti; ha anche l'effetto preoccupante di accecarci e farci vedere cose che non esistono. Essere preda di forte gelosia è un po' come essere ubriachi ed avere allucinazioni.

Il geloso vede fantasmi dappertutto

Chi soffre di gelosia intensa diventa preda delle proprie paure, e tende a credere a loro più che ai fatti. Anche in assenza di prove, anche di fronte alle rassicurazioni accorate del partner, o alle testimonianze convinte degli amici, egli tenderà a credere invece alle proprie paranoie, e trasformerà ogni piccolo evento in un indizio accusatorio. Arrivando magari ad azioni gravi anche in assenza di alcuna ragione reale.
Contrastare questo tipo di gelosia non solo vuol dire rispettare il partner e curarsi della propria relazione; vuol dire anche mantenere la propria sanità mentale.

Il geloso crea la propria disfatta

Inoltre, la persona ossessivamente gelosa finisce spesso col creare proprio ciò che teme: il partner, esasperato dalla mania di controllo e dalla sfiducia, non di rado abbandona la coppia o finisce tra le braccia di qualcuno più positivo e comprensivo.

In pratica, alimentare la propria gelosia spesso la trasforma in una "profezia" che si auto-avvera: quello in cui credi, benché prima falso, finisce col diventare reale. Il paradosso della gelosia patologica è che, invece di difendere dal rischio di abbandono o tradimento, lo incrementa: e quando le cose precipitano il geloso usa l'evento per giustificare le proprie paranoie ("Vedi? L'avevo sempre saputo...!"), invece di riconoscere di avervi contribuito.

Quando la gelosia è motivata

Come ho scritto all'inizio, qui ho parlato principalmente della gelosia immotivata, senza cause reali. Che quindi, come tale, non va scaricata sul partner (che non ha colpe), ma gestita da persona mature - per quanto possibile.

Se invece siamo gelosi per via di comportamenti reali del partner (comprovati, non solo presunti), il nostro problema non è più la gelosia (che ha ragion d'essere), ma la relazione stessa; e in particolare gli "accordi" su cui si basa. Questi accordi sono le regole condivise che valgono nella relazione (che però non sempre sono esplicitate o discusse): per esempio l'accordo di non mostrare interesse verso altre persone, o di fare sesso solo col partner.
Dovremmo quindi confrontarci col partner su questi accordi, per chiarire quali sono le regole e i limiti reciproci; potremmo scoprire che:
  • Non era mai stato esplicitato un accordo in merito (la regola veniva data per scontata, ma ciascuno la pensava diversamente a riguardo).
  • Non ci si era chiariti con precisione sull'accordo (magari uno pensava che flirtare per gioco fosse ammesso, ma l'altro no).
  • Oppure l'accordo era esplicito, ma uno dei due non l'ha rispettato.
Nei primi due casi c'è stata una comunicazione insufficiente, che va rimediata (mai dare nulla per scontato; tenere presente che uomini e donne spesso faticano a capirsi).

Nel terzo caso invece bisogna affrontare la violazione dell'accordo: parlatene con la maggior calma possibile (mai discutere di cose importanti se si è in preda a forti emozioni), e decidete se questo è accettabile o meno. Non date per scontato che questo significhi la fine della relazione:
  • Potrebbe essere stato un passo falso momentaneo (dopo tutto errare è umano).
  • Potrebbero esserci state delle corresponsabilità (magari chi ha tradito era stato ferito o trascurato).
  • Potreste decidere che per voi mantenere la relazione è più importante dell'offesa.
  • Oppure potreste scoprire che la fedeltà e l'esclusività sessuale non funzionano per voi, e magari volete provare strade diverse (vedi paragrafo successivo).

Oltre la gelosia: poliamore e compersione

Prima ho menzionato le relazioni non-monogamiche. Nella nostra cultura diamo per scontata l'esclusività sessuale in amore, la gelosia e il desiderio di possesso del partner. Ma è il caso di notare che in realtà queste inclinazioni non sono inevitabili né universali: il matrimonio basato sull'amore e sulla fedeltà è una "invenzione" relativamente recente, sviluppatasi a partire dalla fine del XVIII secolo e giunta a diventare lo standard in Occidente solo nella metà del XX secolo. Per approfondire vedi "Marriage, a History" - "Storia del matrimonio".

Quindi non solo è possibile fare sesso con più partner (come avviene tra scambisti e nelle "coppie aperte"), o amare più persone contemporaneamente (come accade a milioni di persone poliamorose), gestendo e in qualche modo superando la gelosia. Ma è persino possibile vivere un sentimento opposto alla gelosia: la compersione, ovvero "uno stato di gioia empatica che si prova quando una persona che amiamo è felice con un suo altro partner" (da "I dodici pilastri del poliamore"). Una forma di amore così aperta e generosa da gioire della felicità altrui vissuta altrove, invece di volerla tutta per sé.

Con questo non voglio dire che sia facile o che tutti dovremmo arrivarci (dico sempre che in amore - e nella vita - non esistono ricette universali, ed ognuno deve scoprire cosa funziona per lui o lei). Però ho voluto menzionare la possibilità di sentimenti che vadano oltre la gelosia, invece di darla per scontata com'è d'uso.

“Il matrimonio basato su amore e fedeltà
è una invenzione recente”

Come superare la gelosia

In questo post ho voluto concentrarmi soprattutto sulla comprensione dei meccanismi che muovono la gelosia, nonché sull'importanza di diventarne consapevoli e assumersene la responsabilità: qualunque "guarigione" parte necessariamente da questi elementi. Dopodiché, vi invito a cercare in Rete (per esempio "come superare la gelosia"), e troverete numerosi suggerimenti in proposito - su cui non voglio dilungarmi anche perché ognuno vive le emozioni a modo proprio, e deve quindi trovare le parole che meglio risuonano nel suo caso.

Come NON superare la gelosia

Voglio però menzionare alcune strategie che sicuramente non vi porteranno da nessuna parte, se non a ritrovarvi cornificati, abbandonati, insultati, disprezzati, e magari con una denuncia (nei casi peggiori):
  • Non alimentare le tue paure con pensieri ossessivi: la mente è uno strano animale, se la nutri di "pensieri-spazzatura" entra in un circolo vizioso che la porta ad immaginare il peggio - e a crederci.
  • Non ascoltare le malelingue: gli amici veri esitano a dirti cose negative sul partner. Chi lo fa volentieri e con piacere, il più delle volte agisce per suo tornaconto, non di rado mentendo.
  • Non controllare il partner (né il suo comportamento, né i suoi oggetti personali): una relazione sana si basa sulla fiducia, senza fiducia sicuramente naufragherà.
  • Non voler limitare la sua vita: hai mai notato che più ti proibiscono qualcosa, più ti viene voglia di farla? Per l'altro è lo stesso, se gli proibisci un'azione, lo indurrai solo in tentazione.
  • Non credere di poter possedere il partner: non si possono possedere gli esseri viventi (persino il tuo cane è "tuo" solo fino a che lo vuole anche lui), solo gli oggetti.
  • Non scaricare sull'altro le tue ossessioni (con interrogatori, discussioni estenuanti o stalking): l'ossessione non nasce dall'amore e non genera mai amore, ma solo fastidio, poi irritazione, esasperazione e infine fuga liberatoria.
  • Non credere di poter tenere a distanza tutte le minacce o tutti gli "avversari": ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che sfugge al tuo controllo (l'illusione del controllo è - appunto - un'illusione).
  • Non pensare che siano gli altri a "rubarti" il partner: se ti tradisce o ti lascia è perché ha deciso di farlo, non perché qualcuno l'ha "ipnotizzato" con i suoi magici poteri.
  • Non usare mai la violenza: anche se ti ha tradito, se alzi le mani passi dalla parte del torto (oltre a rischiare azioni penali). Se ti ha deluso a tal punto, l'azione migliore è liberartene; pensa che ti meriti di meglio.


Infine, riporto il link ad un articolo della nota dott.ssa Alessandra Graziottin: "La gelosia non è amore, è paura", per citare una fonte ben più competente di me.

"Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri."
(Roland Barthes)


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