Quando problemi e sofferenze si ripetono

A volte ci ritroviamo nelle stesse situazioni dolorose, a fronteggiare lo stesso problema ripetutamente, e ci sembra impossibile uscirne.
La reazione più comune è quella di voler cambiare la situazione, o le altre persone coinvolte; ma non sempre è possibile. E' facile allora cadere nelle recriminazioni o nel vittimismo; ma, finché ci lamentiamo e accusiamo le circostanze esterne, continuiamo a girare in tondo: c'è fatica e "rumore", ma tutto rimane com'è.

Quando ripetere non giova

A volte, la situazione si ripete perché noi ripetiamo il medesimo comportamento, e contribuiamo a ricrearla. Ma riconoscere di far questo è difficile, perché vuol dire riconoscere la propria responsabiità a riguardo. E' sempre più facile accusare forze esterne: altre persone, la sfortuna, il governo, Dio...
Ma questa "scappatoia" ci lascia impotenti e passivi: siamo sempre lì, e nulla si risolve. E' solo quando riconosciamo di essere parte del problema, e siamo disposti a cambiare le nostre azioni, che riusciamo ad uscire dal blocco.

Uno splendido esempio di questo concetto, è espresso nel breve racconto che riporto qui.

Autobiografia in cinque brevi capitoli

di Portia Nelson

I
Sto camminando per strada.
Nel marciapiede c’è una profonda buca.
Ci cado dentro.
Mi sento perduto... impotente.
Non è colpa mia.
Per trovare il modo di uscire mi ci vuole tantissimo tempo.

II
Sto camminando per la medesima strada.
Nel marciapiede c’è una profonda buca.
Faccio finta di non vederla.
Ci cado dentro di nuovo.
Non posso credere di trovarmi ancora nella medesima situazione.
Ma non è colpa mia.
Per trovare il modo di uscire mi ci vuole ancora molto tempo.

III
Sto camminando per la medesima strada.
Nel marciapiede c’è una profonda buca.
Mi accorgo che c’è.
Ci cado dentro... è un’abitudine.
Ma ora ho gli occhi aperti.
So dove sono.
E’ colpa mia.
Esco subito.

IV
Sto camminando per la medesima strada.
Nel marciapiede c’è una profonda buca.
Ci giro intorno.

V
Scelgo un’altra strada.

Quanti di noi si ritrovano nella protagonista? Penso che ci siamo "caduti" tutti, prima o poi.
Quando ci ritroviamo in quel tipo di "buca", siamo sommersi da rabbia, frustrazione, ansia e accuse. Ci sentiamo intrappolati, disperati, perseguitati da un destino avverso, o dalla cattiveria altrui. Offuscati da queste emozioni, ci riesce difficile trovare soluzioni ed uscirne - se mai ci riusciamo.

La vita è frutto delle scelte

Quello che a volte ci dimentichiamo, è che la vita che abbiamo è - in buona parte - il prodotto delle scelte che abbiamo fatto. Poiché siamo sempre liberi di fare scelte diverse, abbiamo anche la possibilità di cambiare direzione.
E' vero che alcuni avvenimenti sono fuori dal nostro controllo, e/o sono inevitabili. Però possiamo sempre scegliere come reagire ad essi. Non posso impedire che piova... ma posso procurarmi un ombrello.

Attenzione: finché siamo convinti di non avere scelta (il che può accadere perché ci crediamo, o perché questo ci ripara dalla responsabilità del cambiamento), stiamo anche rinunciando al potere sulla nostra vita: potere e responsabilità sono strettamente intrecciati.
La responsabilità può spaventarci; per questo, molte persone vivono passivamente, lasciandosi trasportare dagli eventi, o lasciando decidere ad altri. Purtroppo, questo porta - inevitabilmente - a ritrovarsi in una vita che è distante da come la vorremmo.

Vivere ad occhi aperti

E' una questione di aprire gli occhi, di onestà con se stessi... di consapevolezza. Quando smettiamo di raccontarci bugie (o rassicuranti illusioni), la visione si schiarisce e sappiamo cosa fare. Vediamo la strada, vediamo il buco, ed usciamo dal circolo vizioso.

Poiché le traduzioni perdono sempre qualcosa, per chi conosce l'inglese qui è riportata la versione originale.

"La definizione di follia è fare la stessa cosa ripetutamente,
e aspettarsi risultati diversi."

(Rita Mae Brown)


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Più ricchi uguale più infelici?

Una convinzione molto diffusa, è che la felicità cresce di pari passo con la ricchezza. Ma le convinzioni sono spesso ingannevoli, ed anche questa sembra esserlo.
Per esempio, alcune ricerche hanno dimostrato che, una volta raggiunto un certo livello di reddito (che soddisfi le esigenze base), ulteriori aumenti non influiscono significativamente sul livello di benessere/felicità. Lo studio di cui parlo in questo post, mostra come l'incremento della ricchezza possa portare ad una maggiore infelicità, sia a un livello personale che sociale.

Più ricchezza, meno sostanza

Questo studio degli economisti Eaton ed Eswaran (citato anche qui, in italiano), illustra questa ipotesi: man mano che una nazione aumenta la sua ricchezza (oltre uno standard ragionevole), i consumi si spostano verso status symbol privi di valore intrinseco (auto lussuose, abiti firmati, gioielli...). Il loro possesso non fornisce una soddisfazione per se, ma solo in quanto permette di sentirsi "migliori" degli altri.
Tra le conclusioni degli autori:
  • Il paradosso delle società sviluppate: "Nel corso del tempo, diventiamo più ricchi, ma non diventiamo più felici".
  • La possibilità che il consumo di risorse e i danni all'ambiente, non producano reali benefici per la società.
  • Il dubbio che l'enfasi sulla crescita economica (da parte della società e degli economisti) possa essere gravemente illusoria.

L'importanza dell'apparire

Questo studio è basato sul lavoro di un altro economista, Thorstein Veblen, che nel 1899 scrisse il libro "La teoria della classe agiata". In esso, si osserva come la ricerca di status passa attraverso "consumi vistosi" ("conspicuous consumption"), il cui valore non è intrinseco ma dipende dalla possibilità di distinguersi dagli altri.
Man mano che l'economia cresce, le persone tendono sempre più a preferire questi cosiddetti "beni Veblen" (status symbol) rispetto ad altri beni. Poiché questi beni non forniscono una soddisfazione intrinseca, non si raggiunge mai un "punto di sazietà", ma si continua in una escalation.
All'interno di questo tipo di società c'è una costante invidia e frustrazione, sia per i "poveri" (chi non può permettersi questi beni), sia per i "ricchi" (che invidiano chi ha più di loro, e desiderano ulteriori "beni Veblen"). Quindi, mentre la ricchezza di un Paese cresce, il livello di felicità medio diminuisce.

Un circolo vizioso

All'aumentare della produzione, produttività e reddito vengono sempre più dissipati nel vano tentativo di distinguersi, attraverso "consumi vistosi" maggiori dei propri vicini. I "beni Veblen" escludono progressivamente tutti gli altri beni e attività che promuovono benessere (inclusi il tempo libero, le attività sociali e pubbliche).
Questo potrebbe spiegare il motivo per cui, negli ultimi decenni, tutti si sentono estremamente impegnati ("Non ho tempo!" è uno dei lamenti più diffusi - nonostante il progresso ci abbia liberati da molte incombenze), ma non per questo più appagati. Probabilmente le vite si riempiono progressivamente di "attività Veblen" (pensiamo a shopping e viaggi, o ai corsi cui si mandano i figli)... col solo risultato di aumentare stress e frustrazione.
A ben guardare, questa dinamica vale anche per i figli. Più viene concesso benessere ai giovani, e più questi - invece che risultarne appagati - sembrano ossessionati dai "beni Veblen" (cellulari, auto e abiti "giusti"...), a cui legano il senso del loro valore. Probabilmente ancora più degli adulti, a causa della loro minore maturità e maggiore dipendenza dall'approvazione dei loro pari.

Inoltre - osservano gli autori - più si tende all'acquisizione di status symbol, meno si ha tempo e disponibilità per aiutare gli altri. Questo danneggia il senso di fiducia e comunità (si frammentano le relazioni, gli individui si sentono isolati), a scapito della società intera.

Abbasso la miseria!

A questo punto, è importante ricordare che negare una cosa, non implica affermare il suo contrario! In altre parole, affermare che "la ricchezza non dà la felicità" non vuol certo dire che la povertà renda felici. Anzi!
Quindi, né io né gli autori citati esaltiamo la miseria. Certamente la possibilità di soddisfare i propri bisogni fondamentali (cibo, riparo, sicurezza...) è fondamentale per sentirsi felici. Ma, una volta superato quel livello, diventa necessario chiarire i propri bisogni autentici. Anche perché siamo sottoposti a forti pressioni che ci inducono bisogni superflui (che, come abbiamo visto, non producono felicità).

Il meglio della vita

E' probabile che il bisogno di "beni Veblen" (oltre ad essere influenzato dai media), nasca dal fatto che è facile perdere di vista le cose che contano. Le cose più importanti e preziose della vita non si possono comprare, ma richiedono sempre un impegno personale. Se non si ha chiaro quali siano queste "cose preziose" (o non si è disposti all'impegno necessario), la vita risulta vuota e insoddisfacente: allora si cade facilmente nell'illusione che più denaro o più oggetti potrebbero riempire quel vuoto. Ma - ovviamente, e come mostra questo studio - il "superfluo" non appaga, piuttosto induce consumo compulsivo e dipendenza (in modo simile alle droghe).

Ma allora, dove trovare la felicità? Di certo, la felicità autentica è qualcosa di più profondo del piacere, del divertimento, dell'eccitazione (che molti scambiano per felicità). E' uno stato di armonia e appagamento che è fondamentalmente dentro di noi. Per questo è bene iniziare a coltivarlo "dall'interno", cambiando i nostri atteggiamenti e modi di pensare.

Attento a quello in cui credi

Come dicevo all'inizio, le convinzioni sono pericolose. Quando crediamo in qualcosa, lo diamo per scontato e basiamo la nostra vita su di esso. Anche quando non otteniamo i risultati sperati, tendiamo a perseguire con maggior sforzo la nostra convinzione, piuttosto che metterla in discussione.
Se crediamo che la ricchezza ci renderà felici, possiamo spendere gran parte della nostra vita nell'inseguirla. Ma se non fosse come pensiamo?
Ancora una volta, è il caso di ponderare bene quello che davvero è importante per noi.

"La ricchezza superflua può comprare solo cose superflue.
Non serve denaro per comprare ciò che necessita all'anima."

(Henry David Thoreau)

Non esiste la donna ideale

Ognuno ha i suoi gusti e desideri; e ognuno vorrebbe trovare un/a partner che incarni tutte le caratteristiche che desidera. Bisogna però fare i conti con la realtà, perché se inseguiamo un sogno impossibile, rischiamo di cercarlo per tutta la vita, senza trovarlo mai.
In particolare, è necessario comprendere che certe caratteristiche si escludono a vicenda; e, sapendo questo, scegliere quale delle due è più importante per noi. Tenendo anche conto che il mondo maschile e quello femminile sono alquanto diversi (vedi "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", nella Bibliografia), e faticano a comprendersi anche a causa di questa diversità.
In questo post parlerò di qualità femminili che interessano gli uomini, mentre in un post analogo tratto di qualità maschili che interessano le donne.

Diversi tipi di donne

Che tipo di donna vorresti? E' importante che tu te lo chieda, perché potresti scoprire che la vuoi con caratteristiche opposte fra loro. Anche a causa dell'assurda contrapposizione fra "madonne" e "puttane" (presente specialmente nelle culture latine e mediterranee), spesso gli uomini vorrebbero una donna che fosse sexy e provocante, ma anche riservata, pudica e casta.
E proseguendo su questa linea, alcuni potrebbero volere una donna che sia...
  • Spregiudicata a letto, ma fedele e fredda con gli altri uomini
  • Estremamente attraente, ma che nessun altro uomo possa insidiare
  • Impulsiva ed emotivamente vivace, ma seria e affidabile
  • Dolcissima ma non "appiccicosa" o dipendente
  • Fantasiosa ma ordinata e concreta...
Insomma, da una parte si vorrebbe una femmina selvaggia che stimoli e assecondi il nostro lato più carnale e dionisiaco... ma, d'altra parte, c'è il timore che una donna così possa essere tentata di condividere la sua passionalità con altri uomini; quindi si vorrebbe pure che, con il resto del mondo, essa manifesti qualità opposte.
Lo stesso accade quando si desidera una compagna spumeggiante, che ci movimenti la vita, ma che sia anche stabile, prevedibile e rassicurante. Queste sono evidenti contraddizioni.
E' possibile che una persona abbia in sé caratteristiche anche opposte, ma è alquanto improbabile che le abbia all'estremo. Ovvero, si può essere un po' fantasiosi e un po' seri, ma è decisamente raro che qualcuno sia estremamente fantasioso ed anche estremamente serio. Gli estremi opposti - in genere - si negano a vicenda.

Esigenze diverse

Tutti abbiamo in noi esigenze diverse, e vorremmo tanto avere vicino una partner "camaleontica" che le soddisfi tutte. Non a caso, a volte ci innamoriamo di più persone, proprio perché ciascuna reca in sé "doni" differenti (e, peraltro, è il motivo principale per cui tanti uomini e donne si trovano degli amanti, pur restando entro il matrimonio: soddisfano diverse esigenze).
Purtroppo, poiché tutti siamo limitati, è praticamente impossibile trovare una persona che corrisponda in tutto e per tutto alle nostre esigenze... specialmente se queste sono contraddittorie! Se non accettiamo questo limite della realtà, rischiamo di voler cambiare partner ogni volta che ci ritroviamo delusi, nell'illusione che la prossima persona possa essere "quella giusta".
Oppure, può capitare di innamorarci di una donna per certe sue qualità, ma di iniziare a criticarla (o farle pressione perché cambi) quando scopriamo che gliene mancano altre che noi vorremmo (ma questo è il contrario dell'amore - l'amore è accettazione - e porta guai certi).

Questo può accadere anche a quegli uomini che non hanno ben chiaro cosa vogliono, ma si dicono che quando incontreranno "quella giusta", tutto andrà bene e saranno perfettamente felici insieme (altro ideale irrealistico: le relazioni non sono mai tutte rose e fiori).

Saper scegliere

E' bene quindi avere chiaro cosa volete da una partner, ma anche imparare a non pretendere l'irreale. Abbiamo tutti dei limiti, e li avranno anche le donne che incontrate. E' importante allora avere chiare le proprie priorità: se decidete che per voi una certa caratteristica è fondamentale, non pretendete anche il suo opposto.
  • Se volete una donna sexy e provocante, accettate che non sarà casta e pudica
  • Se ne volete una che a letto faccia "i fuochi d'artificio", non pretendete che altrove sia fredda e distaccata
  • Se la volete bellissima, accettate che verrà concupita da altri uomini
  • Se per voi dev'essere impulsiva ed esuberante, non aspettatevi estrema serietà o affidabilità
  • Se la volete emotiva e fantasiosa, non pretendete che tenga la casa come uno specchio o che gestisca il bilancio familiare... ;-)
Ricordando - nuovamente - che amare vuol dire amare l'altro per come è, non per come vorremmo che fosse. Se pretendete una persona che corrisponda in tutto e per tutto ai vostri desideri... forse non state cercando una relazione, ma un "oggetto" al vostro servizio, o un clone di voi stessi.

In fondo... nessuno è perfetto. :-)

"Ben poche sono le donne oneste
che non siano stanche di questo ruolo."

(Friedrich Nietzsche)


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Non esiste l'uomo perfetto

Ognuno ha i suoi gusti e desideri; e ognuno vorrebbe trovare un/a partner che incarni tutte le caratteristiche che desidera. Bisogna però fare i conti con la realtà, perché se inseguiamo un sogno impossibile, rischiamo di cercarlo per tutta la vita senza trovarlo mai.
In particolare, è necessario comprendere che certe caratteristiche si escludono a vicenda; e, sapendo questo, scegliere quale delle due è più importante per noi. Tenendo anche conto che il mondo maschile e quello femminile sono alquanto diversi (vedi "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", nella Bibliografia), e faticano a comprendersi anche a causa di questa diversità.

Qualità contraddittorie

Tra le varie qualità che possiamo desiderare in un partner, ecco alcune coppie di qualità che possono risultare contraddittorie e difficili da conciliare:
  • Carattere forte e sicuro - Sensibilità e introspezione
  • Serietà e affidabilità - Estroversione e divertimento
  • Sessualità esuberante - Raffinatezza culturale
  • Capacità atletiche - Doti intellettuali
  • Perseguire la carriera e il reddito - Dedicare molto tempo alla famiglia
Anche se in teoria è possibile che qualcuno eccella in entrambe le qualità, nella maggior parte dei casi chi è forte in un aspetto è carente nell'altro. Per esempio:
  • le persone molto serie e stabili, in genere non sono campioni di socialità o divertimento;
  • chi è appassionato di sport e dedica molto tempo alla sua forma fisica, raramente è un intellettuale.
Questo limite non è specificamente maschile, ma vale per ogni essere umano. Per alcuni esempi di qualità contraddittorie al femminile, vedere il post analogo a questo sugli aspetti femminili che interessano gli uomini.

Le donne vogliono tutto?

Per le donne, sembra esserci ancor più che negli uomini la tendenza a volere tutto, ogni cosa ed anche il suo contrario. Questo è in parte spiegato da motivazioni evoluzionistiche: nella relazione e nell'accoppiamento, le femmine hanno esigenze maggiori e più complesse dei maschi (queste motivazioni possono spiegare anche perché le donne spesso sembrano più complicate).

Di seguito parlo di due esigenze femminili, entrambi fondamentali, che però difficilmente vengono soddisfatte dallo stesso uomo: l'attrazione erotica e il bisogno di sentirsi compresa.

Due diversi tipi di uomo

  • Un tipo di uomo che risulta generalmente attraente per le donne è quello virile, forte e mascolino, un po' "selvaggio", carico di testosterone.
  • All'opposto, il tipo di uomo con cui le donne si sentono in sintonia emotiva e comunicativa, con cui possono confidarsi e condividere il proprio mondo interiore, tende verso un tipo più femminile, a volte quasi androgino.
"L'amico gay" delle donne non è solo un personaggio da film. Una donna non può comunicare profondamente e sentirsi compresa da un uomo che sia "troppo maschio" (proprio perché l'essere fortemente maschile di lui, lo rende distante dall'essere femminile di lei; sono come "pianeti diversi").
Questa è una problematica tipica per le donne. A quante è successo (specialmente in gioventù), di sentirsi istintivamente attratte dal "maschione" di turno, dal "bel tenebroso"... per poi ritrovarsi deluse su un piano emotivo, comunicativo o di affidabilità, e cercare consolazione presso "l'amico del cuore"? Quello che le ascolta, le comprende, le rispetta e su cui possono contare (ma che, ahimé, risulta poco o per nulla attraente).

Due diverse esigenze

Questi due tipi di uomini rispondono a due esigenze fondamentali, la passione erotica e la sintonia profonda. Purtroppo il tipo d'uomo che meglio risponde a ciascuna esigenza, non è in grado di soddisfare l'altra. Con questo non voglio dire che sia impossibile conciliare queste esigenze; ma che un uomo superlativo in una delle due, risulta necessariamente carente nell'altra (escludendo casi eccezionali).
L'uomo che ha tutto quel che una donna vorrebbe (fortemente virile e in sintonia con la natura femminile - e ogni altra coppia di qualità contraddittorie) esiste solo nei romanzi rosa: una letteratura che - non a caso - ha lo scopo preciso di rispecchiare i desideri delle donne, il loro immaginario (per questo viene definita da alcuni come una "pornografia al femminile"); non certo il mondo reale.

Missione impossibile

Purtroppo, la cultura romantica (e le sue espressioni mediatiche) alimentano l'illusione che questo genere di uomini esista. Per la donna che persegue questa illusione, il rischio è di inseguire un sogno, invece di relazionarsi con gli uomini reali che incontra. E di voler cambiare uomo quando questi riveli i suoi limiti, sognando che il prossimo possa essere quello "giusto". Oppure, rischia di fare pressione sul partner per farlo diventare quel che non è (ma questo non è amore e allontana il partner, che si sente criticato, manipolato e non apprezzato).

Inoltre, poiché l'emozione generalmente vince sulla ragione, è facile che questo tipo di donna si invaghisca di uomini da cui poi verrà delusa. Un esempio che possiamo definire "classico" è il personaggio di Rossella O'Hara in "Via col vento": a cui, verso la fine, Rhett Butler risponde "Francamente mia cara, me ne infischio!". Rhett incarna brillantemente quel tipo di uomo virile, forte, sicuro e affascinante... ma anche egocentrico e poco disponibile (altri esempi cinematografici sono James Bond e Tony Stark/Iron Man).

Saper scegliere

E' bene quindi avere chiaro cosa volete da un partner, ma anche imparare a non pretendere l'irreale. Abbiamo tutti dei limiti, e li avranno anche gli uomini che incontrate. E' importante allora avere chiare le proprie priorità.
Se decidete che per voi la componente erotico-attrattiva è primaria, che volete un uomo decisamente virile, accettate che probabilmente:
  • faticherete a capirvi;
  • sarete inclini agli scontri;
  • sarà difficile coltivare interessi comuni;
  • a volte vi sembrerà di essere due estranei;
  • difficilmente comprenderà il vostro mondo interiore (ricorrete alle amiche per questo);
  • potrebbe tendere all'infedeltà (gli uomini virili e dominanti sono spesso promiscui).
Se invece privilegiate la dimensione di intesa, emozionale, comunicativa, intima; se volete che il vostro uomo sia anche il vostro miglior amico, puntate su uomini che abbiano sviluppato il lato femminile, emotivo, interiore; ricordando che:
  • a volte potrebbe mancarvi un tipo più forte e deciso;
  • vi capiterà di provare (specialmente in certi periodi) una inspiegabile attrazione per altri uomini;
  • potreste avere nostalgia di emozioni forti e relazioni travolgenti;
  • la vostra vita sessuale potrebbe rivelarsi "tiepida";
  • potrebbe capitarvi di esclamare "Dove sono finiti gli uomini veri?!?".

In fondo... nessuno è perfetto. :-)

"Quando si capisce che il principe azzurro non esiste, si è costretti a scendere a patti con la realtà."
(Michela Marzano)

"Abbondano i maschi, scarseggiano gli uomini."
(Bette Davis)


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Cosa vuol dire amare

"Amore" è una di quelle parole persino abusate, ma su cui non c'è comune accordo né significato univoco. Per alcuni è sinonimo di passione, per altri di impegno, di bisogno, di altruismo, di attaccamento e dipendenza, di sacrificio...
In passato c'è anche stato chi ha ritenuto che Amore e Morte ("Eros" e "Thanatos" in greco) fossero collegati - ma io non sono d'accordo.

Ora, non pretendo certo di dettar legge su un argomento così fondamentale, antico e dibattuto. Probabilmente l'amore è una di quelle cose che non possono essere definite in modo definitivo e oggettivo. Almeno in parte esso è un fenomeno trascendente e, come tale, va oltre la nostra comprensione e giudizio razionale.
Ma siccome in questo blog si parla anche di amore, ed esso è così prezioso nelle nostre vite (e indispensabile - a mio parere - per la nostra felicità), è utile definire meglio cosa intendo quando parlo di "amore".

Amore come dono o amore romantico

Il sentimento di cui parlo in questo post è l'amore come dono, ben diverso da quello incentrato sul ricevere (tipico dell'amore passionale).

Comunemente, però, quando si parla di amore si pensa all'amore romantico, che può essere visto come un misto di dare e ricevere senza soluzione di continuità: gli innamorati sono completamente dediti sia a rendere felice l'altro, che a ricercare la propria personale felicità, e faticano a distinguere le due pulsioni.

L'amore romantico non è l'unico o il vero amore

Molti pensano che l'amore romantico sia l'unico "vero amore", o che ne sia la forma più elevata, ma non è proprio così:
Con questo non voglio negare che abbia i suoi meriti; ma direi che non è il caso di idealizzarlo, né di confondere l'innamoramento con l'amore in sé.

Amore: l'altro al centro

Per come lo intendo io, l'amore è essenzialmente avere a cuore la felicità dell'altro. Quando amiamo qualcuno, il suo ben-essere è per noi importante quanto il nostro (o anche di più).
E' il significato letterale del "voler bene": ovvero, desidero il tuo bene, qualunque esso sia, anche a discapito del mio. E' uno "stato di grazia" in cui il nostro naturale egoismo si acquieta e l'altro assume un posto centrale nei nostri pensieri. Quando accade, quello che era "Altro da Noi" non è più lontano ed estraneo, ma ci diventa prossimo, familiare, prezioso: ci sta a cuore, ci è caro, ce ne prendiamo cura.

“L'amore è avere a cuore la felicità dell'altro,
anche più della propria”

Amore o bisogno?

Quando amiamo, ci comportiamo così anche se non ci porta alcun vantaggio diretto. Persino a nostro svantaggio.
Questa precisazione è importante, perché spesso è facile confondere l'amore con il bisogno. La differenza principale tra le due pulsioni è questa:
  • Quando sono guidato dall'amore, l'obiettivo primario è il bene/felicità dell'amato (il mio interesse è secondario, o irrilevante).
    Il fine è altruistico.
  • Quando sono guidato dal bisogno, l'obiettivo primario è quello che io desidero (il mio interesse è rilevante, ed alla fine è ciò che conta).
    Il fine è egoistico.
Certo, anche quando abbiamo bisogno di qualcuno, vogliamo che questi sia felice... ma vogliamo che lo sia con noi, e alle nostre condizioni. Difficilmente ci sta bene che sia felice per conto suo, o senza di noi: vogliamo possederlo.
Il bisogno pone sempre delle condizioni: "Ti amo a condizione che tu...", mentre l'amore autentico è privo di condizioni: "Ti amo perché tu sei tu".
Naturalmente, amore e bisogno spesso coesistono, ma restano comunque due pulsioni ben diverse.

Amore o passione?

Molti credono che amore e passione siano la stessa cosa: ma anche se entrambi ci ispirano sentimenti potenti, la differenza è radicale.

La passione riguarda quel che ci serve, o che è nostro

Quando qualcosa ci appassiona ne siamo sì avvinti e persino ossessionati, ma di quella cosa in fondo ci importa poco - se non per nostro beneficio, o perché è una nostra proprietà:
  • Quando dico che "Amo il cioccolato", è ovviamente una passione perché del cioccolato in sé non mi importa, bensì mi interessa il piacere che ne traggo.
  • Se affermo che "Amo la mia casa", è una passione perché non amo realmente i muri o i pavimenti: mi importano per quel che mi danno. Per quanto io possa dedicarmi ad essa, lo farò sempre a scopo personale; se cambio casa, mi importerà ben poco della vecchia.
  • Quando è solo la passione che mi lega a qualcuno, se questa persona si allontana o mi lascia proverò sentimenti negativi per lei (perché mi toglie quello che mi dava); o comunque non mi importerà più molto di lei.

L'amore va oltre il nostro interesse

Viceversa, quando amiamo veramente qualcuno - o qualcosa - abbiamo a cuore la sua esistenza e il suo benessere anche se non ci appartiene, o se non ci offre alcun vantaggio:
  • Quando amo una persona, continuo ad averla a cuore anche quando non siamo più insieme, o lei vive con un altro; la sua felicità continua ad importarmi.
  • L'amore per la natura, o per gli animali, ci porta ad amare anche ciò che mai vedremo, ed anche a sacrificarci per essi (per esempio impegnandoci nell'attivismo, o scegliendo un'alimentazione vegetariana).
  • Il poeta o il patriota in esilio, che amano il proprio Paese e continuano a provare forti sentimenti a riguardo, anche se non lo rivedessero più.

Accettazione e libertà

Infine, l'amore autentico ha sempre due caratteristiche essenziali: accettiamo l'altro e lo lasciamo libero. Quando amiamo qualcuno:
  • Lo accettiamo per come è. Riconosciamo il suo valore. Accogliamo le sue imperfezioni. Non cerchiamo di cambiarlo.
  • Lo lasciamo libero. Anche quando non ci fa comodo, o non siamo d'accordo, o ci fa soffrire. Lasciamo che sia come vuole, rispettiamo le sue scelte.

“ L'amore autentico
ha sempre due caratteristiche essenziali:
accettiamo l'altro e lo lasciamo libero”

Se il bisogno è la necessità di riempire un nostro vuoto o carenza, l'amore è il desiderio che l'altro raggiunga la sua massima pienezza. Il bisogno nasce dalla mancanza o dalla paura, l'amore nasce dalla ricchezza e dalla gioia.

"Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso.
Non a ciò che io voglio che tu sia, ma a ciò che sei."

(Leo Buscaglia, in "Vivere amare capirsi")


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Riflessioni sulla morte

Ho scritto queste riflessioni in seguito all'annuncio della morte improvvisa di un giovane conoscente; ho pensato che poteva essere interessante condividerle con voi.

Non sappiamo mai quando arriva il nostro momento... potrebbe essere tra 50 anni; oppure il mese prossimo, domani, persino oggi.
Ma tutti cercano sempre di dimenticarlo. La nostra società ha orrore della morte: è uno dei grandi tabù. Nessuno vuole pensarci, nessuno ama parlarne, forse perché tutti ne sono terrorizzati.

Eppure, è saggio confrontarsi con la morte... perché è reale; è inevitabile; è l'unica certezza che abbiamo.
Volerla dimenticare, illuderci immortali, è una fuga infantile: è come il bambino che chiude gli occhi davanti a ciò che lo spaventa, pensando che così lo farà sparire.
La morte è il complemento della vita; danzano insieme, come la notte e il giorno; l'una completa l'altra. Senza l'altra, l'una non avrebbe senso.

Ma qual è il senso della vita?
Io non lo so bene... però so che non è trascinarsi sopravvivendo, fare la "corsa del topo", dannarsi facendo cose che non amiamo, inseguire la "sicurezza degli oggetti", baloccarsi con attività frivole e senza importanza...
C'è di più. Molto di più. Ci deve essere. Vivere è ben altro che questo, ne sono convinto; altrimenti, davvero vivere e morire non avrebbe senso.

Io non ho paura della morte. Anzi, ne sono affascinato.
Un po' perché credo nella reincarnazione, quindi non la vedo come una fine, ma come un passaggio verso un nuovo inizio, una "avventura" misteriosa, un "viaggio".
Non ho fretta di intraprenderlo ma, al tempo stesso, sono curioso di sapere dove mi porterà... :-)

Ma soprattutto, apprezzo la morte perché mi "aiuta" a vivere.
Sì, perché sapere che abbiamo un termine (e ce l'abbiamo tutti: non è splendidamente democratico? ;-), se lo teniamo presente, ci aiuta a non sciupare i nostri giorni.
Se vivessimo in eterno, sarebbe facile trascinarci pigramente, evitando rischi e impegni, tanto "C'è sempre tempo...". La parte statica, elusiva e timorosa dell'essere umano prenderebbe il sopravvento.

Invece, l'antico "Ricordati che devi morire" - per quanto scomodo - ci riporta alla realtà, alla vita: al fatto che ci è dato un certo tempo definito, e che faremmo meglio a spenderlo in modo saggio, fruttuoso, significativo.
Non a caso, chi si dispera sul letto di morte è chi non ha vissuto, chi ha sciupato il suo tempo; invece, chi ha ben speso i suoi giorni se ne va sereno, in pace con se stesso. Senza rimpianti.

E' così facile perdersi dietro le chimere dei media e del consumismo, illudendoci che la felicità risieda negli oggetti, nell'evasione, negli svaghi e nel ciclo infinito lavorare-accumulare-spendere (che mi ricorda la corsa del criceto nella ruota, sempre più frenetica ma che non va da nessuna parte).
Questa illusione ci porta - inevitabilmente - a una vita vuota, per quanto piena di "cose"; e quindi alla paura della morte.
E invece, potreste chiedermi, in cosa consiste la felicità vera?
Io non posso saperlo per voi, ognuno ha il suo modo di essere felice, e sta a ciascuno definire la sua personale "ricetta".
Quello che so è che le cose più importanti della vita, quelle che contano davvero, non si possono comprare: l'amore, l'amicizia, l'autostima, la serenità, l'intimità, la forza, la compassione, la saggezza...

Per me, non è la quantità di anni che conta, ma come li spendiamo; preferirei vivere 30 anni "succhiando tutto il midollo della vita", piuttosto che 90 spesi occupandomi di cose senza importanza, tra noia, routine e giorni sempre uguali.
Il "dono" che la morte ci porta, è quello ci indurci a chiedere a noi stessi, ogni giorno, "Cosa voglio farne di questo tempo?"
La risposta che diamo a questa domanda (o l'assenza di risposta), determina la vita che faremo.

"Non temere tanto la morte; temi piuttosto lo squallore della vita."
(Bertolt Brecht)

"Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita."
(Rita Levi Montalcini)

"Se desiderate veramente vivere, dovete essere pronti a morire."
(Osho)


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