Pace e serenità in un momento

Ho letto da qualche parte in Rete questo suggerimento: "Try letting go of everything": prova a lasciar andare ogni cosa, ogni preoccupazione, obiettivo, pensiero, ogni cosa che si agita nella mente...
Ho provato a metterlo in pratica in un momento in cui ero afflitto da ansie e preoccupazioni, ed effettivamente mi sono sentito in pace, sereno, limpido come un cielo terso.
Se non mi attacco a nulla, nemmeno al mio istinto di sopravvivenza... cosa può spaventarmi o angosciarmi?
Se non mi aspetto o pretendo nulla dalla realtà, allora la realtà andrà bene così com'è.

Svuotare la mente

In pratica, si tratta di creare una specie di "vuoto mentale", fare silenzio, spegnere l'incessante flusso di pensieri nella mente. In effetti, è una forma di meditazione.
Nessun pensiero rivolto al passato, nessuno al futuro: questo ci lascia nell'istante presente, liberi.
In fondo, quasi tutta la sofferenza proviene dal passato (rammarichi, rimpianti, risentimenti...), e quasi tutte le preoccupazioni sono rivolte al futuro (paure, desideri, ambizioni...). Se liberiamo la mente da passato e futuro, anche sofferenze e preoccupazioni spariscono da essa.

E' probabile che, dopo qualche istante, i pensieri si ripresentino: non c'è problema, lasciamoli di nuovo cadere, e sperimentiamo nuovamente la sensazione di pace.
L'obiettivo non può essere liberarsi definitivamente dei pensieri negativi (questo è praticamente impossibile; il compito stesso della mente è affrontare e risolvere problemi). Possiamo però imparare a controllare la mente, a dirigerla dove preferiamo; più proviamo a farlo, più ci diventa facile.

Non è una soluzione... ma almeno è un sollievo!

Naturalmente questo atteggiamento non risolve i problemi concreti ma, se quello che vogliamo (almeno per qualche momento) è pace e serenità, ecco che questo funziona; e non dipende da niente e nessuno, solo da noi stessi.
Il più delle volte, la sofferenza non è creata dalla realtà, ma dalla opinione che abbiamo su di essa (o dal nostro bisogno che sia diversa da come è).

Nella nostra mentalità abituale (occidentale?), crediamo che saremo felici (o in pace) quando avremo raggiunto quello che vogliamo. Ma anche quando lo raggiungiamo ci sarà ancora qualcos'altro che ci manca, e ancora, e ancora...
E' nella natura umana cercare sempre di più, e meglio. Per questo la convinzione "Sarò felice quando..." è ingannevole. E' un bersaglio mobile: pone l'accento sul futuro, mentre la vita esiste solo nel momento presente.

Padroni del desiderio, o suoi schiavi

Con questo non voglio suggerire di non desiderare più nulla, diventare inerti o indifferenti. Il desiderio è un potente "motore" di trasformazione e miglioramento.
Il problema nasce quando il desiderio ci "possiede" e, invece di essere al nostro servizio, ci rende suoi schiavi (pensiamo a come si sente miserabile un innamorato respinto).

Quando questo succede, possiamo spostare la nostra attenzione dagli eventi (che non sempre vanno come vogliamo, e che non sempre possiamo cambiare) al nostro stesso desiderio: se esso è la fonte della nostra angoscia e tormento, allora possiamo lasciarlo andare, e liberarci del dolore.
Persino di fronte all'evento più spaventoso, o alla minaccia più grave, se io lascio andare il mio desiderio che la situazione sia diversa, resterò sereno (non dico che sia facile, ma è possibile).

A meno che... a meno che siamo attaccati al nostro dolore e disperazione. Allora non saremo mai disposti a lasciarli andare.
Ma questo è argomento per un altro post. ;-)


"Niente potrà darti pace se non te stesso."
(Ralph Waldo Emerson)


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