Quanto vali come partner?
Il tuo "valore di mercato" nelle relazioni

In questo post cercherò di esplorare un concetto trascurato dai più, ma che ha un influsso fondamentale nel campo delle relazioni sentimentali (e non solo): e cioè che ognuno ha un diverso valore agli occhi degli altri. Questo "valore" influenza grandemente il successo che abbiamo nelle relazioni, e specialmente nel riuscire a conquistare (o meno) le persone che desideriamo. Più in generale, il nostro "valore relazionale" influenza ogni genere di interazione (anche sociale o lavorativa), ma qui mi concentrerò sull'ambito sentimentale.
Definisco questo parametro "Valore di Mercato Relazionale" - d'ora in poi abbreviato in VMR (uso il termine "Mercato" perché le relazioni funzionano, per certi versi, in modo simile ai mercati economici: vedi in fondo "Mercati e relazioni").

Cosa definisce il nostro valore relazionale

Le reazioni che riceviamo dalle altre persone, e la qualità delle nostre relazioni, sono collegati alla nostra qualità come individui (a partire dalla capacità di creare e coltivare relazioni positive). Come un qualsiasi oggetto ha un valore di mercato (a seconda delle sue caratteristiche e dell’interesse di eventuali compratori), che determina quanto sarà richiesto e le reazioni degli acquirenti, così anche ogni persona ha un "valore" per le altre persone, in base a quello che può offrire.
Questo concetto incontra, solitamente, molta resistenza: sia perché è un argomento quasi sempre ignorato e quindi sconosciuto ai più, sia perché sentirsi misurati e valutati genera fastidio (specialmente alle persone che hanno poca stima di sé). Però appare ovvio che, ai nostri occhi, ogni persona ha un valore diverso; e così è per noi stessi agli occhi altrui. Voglio però precisare che con "valore" non intendo qui il valore come persona, bensì quello "di mercato", cioè il livello di interesse o disinteresse verso di noi.

Di solito, le persone credono che i risultati ottenuti sul piano relazionale dipendano solo da fattori semplici (bellezza, denaro, sex appeal), oppure che siano casuali, che dipendano dalla fortuna o da fattori imponderabili. Molti amano credere che "tutti abbiamo lo stesso valore", il che è ovviamente rassicurante; ma basta ipotizzare che uomini come George Clooney o Brad Pitt abbiano lo stesso "valore relazionale" (cioè piacciano) quanto Woody Allen o Danny De Vito, per vedere come questa ipotesi sia tanto idealistica quanto infondata.
In realtà, il nostro VMR è formato da tutto quello che possiamo offrire agli altri (e che gli altri apprezzano). In teoria, potremmo ipotizzare una persona che non ha nulla da offrire (avrebbe VMR = zero), ed una che ha tutte le qualità possibili (VMR = 100); in pratica, questi estremi sono improbabili, e la maggior parte delle persone tenderà ad avere un VMR mediano (intorno al 50), con i più dotati che superano un valore di 90.
In parte il VMR è relativo, non assoluto, nel senso che dipende anche dai gusti delle persone che abbiamo di fronte (non tutte le qualità sono apprezzate allo stesso modo da tutti); ma è relativo fino a un certo punto, perché certe qualità (come l'essere in salute o la fiducia in se stessi) tendono ad avere un valore universale.

Il VMR risponde ai bisogni

In pratica, il VMR è composto dalle nostre qualità:
  • Qualità più o meno "universali" come bellezza, gioventù, forza, intelligenza, cultura, humour, saggezza, beni materiali, ecc.
    Queste qualità sono - in genere - apprezzate da chiunque. Di solito corrispondono ai fattori che suscitano attrazione per ragioni evoluzionistiche.
  • Ed altre qualità più "particolari" (di valore per alcuni ma non per altri), quali certe abilità (p.es. saper cucinare o suonare), gusti e inclinazioni (un certo tipo di sessualità, attenzioni materne), interessi specifici (per i viaggi o il rock), certi caratteri fisici (lentiggini, villosità).
    Queste qualità rispondono alle preferenze e ai bisogni specifici dei vari individui. Ciò implica che il VMR da solo non determina tutto: una persona può avere un VMR pari o superiore al mio, ma avere comunque delle incompatibilità per me inaccettabili; è un'indicazione valida in generale, ma non in ogni caso.
L'interesse che noi suscitiamo in qualcuno, equivale ai suoi bisogni che siamo in grado di soddisfare (anche solo potenzialmente, o che egli immagina noi potremmo), e si traduce nel nostro VMR. In altre parole, possiamo rappresentare l'interesse che ognuno suscita con questa "equazione":

Interesse = Bisogni soddisfatti = VMR

Come funziona il VMR

Il VMR in una relazione tende ad essere bilanciato: perché quelli con VMR inferiore non ci interessano, e quelli con VMR superiore non sono interessati a noi.
Questo non vuol dire che due persone debbano per forza avere le stesse qualità per essere compatibili: diverse qualità nei due individui possono compensarsi (esempi tipici sono: uno più avvenente, l'altro più ricco; uno più colto, l'altro più amorevole; uno più giovane, l'altro più saggio). L'importante è che le qualità dell'uno bilancino quelle dell'altro, quindi il VMR di entrambi tenda ad essere simile.

Tendiamo a percepire intuitivamente il nostro VMR (trascuriamo le persone con VMR inferiore al nostro), ma ci capita spesso di sopravvalutarci, e di aspirare a persone che sono fuori dalla nostra portata - vanamente. Perché il VMR risponde alla "legge della domanda e dell'offerta": più si è richiesti o apprezzati, più si può pretendere. Ecco perché qualcuno che ha VMR = 50, non ha chance con un VMR = 90: quest'ultimo sa che può avere molto di più che un 50, quindi perché dovrebbe accontentarsi?
Tutti desideriamo il meglio, ma solo pochi se lo possono "permettere". Chi ignora questi concetti manca di una auto-valutazione realistica, e tende a puntare troppo in alto, a volere tutto (specialmente le donne), senza mai ottenerlo. Due esempi classici di inconsapevolezza del proprio VMR:
  • L'uomo comune che corteggia la modella, o la più bella donna della compagnia.
  • La donna comune che spera di conquistare il dirigente di successo dove lavora (stile Bridget Jones), o l'affascinante istruttore della palestra, ambìto da tutte.
Voler conquistare persone al di sopra del proprio VMR è fallimentare; rare volte si può avere un colpo di fortuna, ma anche quando accade il risultato non è positivo (vedi più avanti). Più facilmente, se costoro sembrano ricambiarci, è perché sono interessati ad ottenere qualcosa da noi, a "usarci" temporaneamente.

Il vantaggio di avere chiaro il proprio VMR, è che conosciamo i nostri punti forti e deboli; perciò possiamo migliorare quello che offriamo (coltivando le qualità, limando i difetti), e quindi aumentare il nostro VMR.

Aumentare il proprio valore relazionale

Poiché il VMR è formato dalle qualità, se vogliamo aumentarlo dobbiamo migliorare le nostre qualità: diventare una persona migliore, più dotata, più interessante, più capace. Questo comporta, ovviamente, un investimento significativo di tempo e sforzo; ma non dimentichiamo che i risultati ci porteranno maggiori soddisfazioni non solo a livello sentimentale, ma anche nelle relazioni in generale e sul piano lavorativo: una persona migliore suscita reazioni migliori, ovunque.
Qualcuno potrebbe lamentarsi che questo non è giusto, e che ognuno dovrebbe essere apprezzato per come è. Certo sarebbe bello, ma qui sto parlando di come funziona la realtà, non di come dovrebbe essere. La realtà è competitiva e meritocratica, in senso darwiniano: o accettiamo le sfide, o restiamo indietro.

Per capire cosa suscita attrazione, e quindi quali fattori lavorare, è utile leggere il post sulle regole dell'attrazione. Per gli uomini, può essere utile anche quello sui maschi attraenti.
  • L'aspetto fisico ha grande importanza, e su quello non possiamo fare miracoli. Ma prendersi cura della propria forma e della propria salute, oltre ad aumentare il nostro VMR, è anche un investimento in qualità della vita, quindi sempre consigliabile.
  • Le facoltà intellettive contano non poco: a chi piacciono gli stupidi o gli ignoranti? Leggere libri, frequentare corsi (o tornare a scuola), coltivare degli hobby, allargare i propri interessi, sono tutti "investimenti" validi.
  • La propria personalità: avere più fiducia in se stessi, diventare più cordiali, meno timidi, esprimere più apertamente le proprie idee ed emozioni, essere più gentili, saper ascoltare, non farsi dominare dalle emozioni negative (rabbia, aggressività, intolleranza), sono elementi che influiscono positivamente sulle persone che abbiamo intorno.
  • Può essere utile fare un lavoro mirato, decidere quale tipo di persone ci interessano, e lavorare sulle qualità che esse maggiormente apprezzano.

Il VMR come "bussola" delle relazioni

Il concetto di VMR può aiutare a comprendere meglio l'andamento della propria vita relazionale. Per esempio, riconoscere di avere un VMR basso (poche qualità da offrire) può aiutare a capire il motivo per cui tendiamo a ritrovarci in relazioni deludenti o fallimentari: quasi sempre non è caso, malasorte o l’ingratitudine altrui ma, piuttosto, il fatto che tendiamo a ritrovarci con persone che hanno un VMR simile al nostro (bilanciamento).
Se ho scarse capacità relazionali, non sarò in grado di creare una relazione ottimale, ed anche i miei partner avranno limiti simili. Riconoscerlo può essere duro da digerire; ma non farlo, ci impedisce di vedere i propri limiti, che quindi diventano impossibili da superare (non possiamo risolvere un problema che non vediamo - o che non vogliamo vedere).

Perché non abbiamo successo con gli altri

Naturalmente, gli insuccessi relazionali possono dipendere anche da molti altri fattori. Per esempio:
  • Frequentare un ambiente non in sintonia con noi.
    Se le persone intorno a noi sono molto diverse da noi, con altri gusti, valori e obiettivi, sarà difficile incontrare persone che ci apprezzano.
  • Interessarsi a persone che non apprezzano il nostro VMR.
    Anche se abbiamo un VMR alto, non possiamo piacere a tutti. Se puntiamo a qualcuno a cui non interessa ciò che abbiamo da offrire (p.es. un intellettuale che insegue una modella), ci sarà una discordanza tra domanda e offerta.
Gli insuccessi non sono solo una questione di VMR alto o basso, ma anche di orientarsi verso chi può apprezzare il nostro personale VMR (che, ricordiamo, non ha valore assoluto). Specialmente se ci lasciamo guidare solo dall'attrazione (che può facilmente essere fuorviante), o se seguiamo modelli imposti dalla società, invece di scoprire cosa ci piace veramente, rischiamo di inseguire persone a noi "aliene".

Conquistare qualcuno con VMR più alto

Molti sognano di conquistare un partner molto più dotato di se stessi (ovvero con VMR superiore al proprio): la donna bellissima, l'uomo affascinante e di gran successo. Si immagina che questo partner straordinario ci renderà felici, ci farà sentire speciali; un po' come vincere alla lotteria.
Ovviamente, per le ragioni finora esposte, questo accade di rado. Ma anche quando accade, di solito il risultato è tutt'altro che positivo. Proprio perché il VMR tende a bilanciarsi, queste coppie non trovano un'armonia:
  • Il partner con VMR inferiore si sentirà sempre insicuro, timoroso di perdere l'altro (di cui sa di non essere all'altezza), in dovere di fare continui sforzi per tenerlo vicino a sé.
  • Il partner con VMR superiore, col tempo, svilupperà insoddisfazione, sentirà di poter avere di meglio (e tenderà a cercarlo), e scaricherà questa frustrazione sull'altro, sminuendolo o criticandolo (poiché lo percepisce inferiore a sé).
Quindi, per chi persegue una stabilità di coppia e una felicità duratura, e non solo una gratificazione momentanea, risulta importante essere realisti e non puntare a persone "fuori dalla propria portata" (VMR molto più alto del nostro). A dispetto di quanto ci suggeriscono le commedie romantiche, volere un partner "perfetto" (il "principe azzurro" o la "principessa dorata") porta non solo a frustrazioni continue (quasi mai veniamo ricambiati), ma anche a relazioni squilibrate (nel caso ci riuscissimo).

Anzi, se si desidera un partner fedele, devoto, adorante, può essere consigliabile sceglierne uno "inferiore" a noi. Costui, sentendo di avere vicino qualcuno superiore a sé, sarà grato e gratificato, difficilmente cercherà altrove, ed è improbabile che finisca per dare il partner per scontato (come invece spesso succede), perché avrà sempre la sensazione di poterlo perdere.

Col tempo perdiamo di valore: meglio non aspettare

Chi aspetta il "grande amore" o la "persona giusta", senza far nulla, perde progressivamente di VMR (proprio come un capitale non utilizzato). Anche se il mito romantico dice il contrario (in particolare alle donne): che più aspetti, più appari "preziosa". In realtà il tempo passa, insieme alla gioventù, e col tempo subentrano amarezza e frustrazione (che non risultano per nulla seducenti).
Proprio come un capitale va investito o messo a frutto (altrimenti si svaluta), anche il nostro VMR si incrementa se:
  • Investiamo sulla nostra crescita personale (anche se siamo single).
  • Mettiamo "a frutto" il nostro "capitale umano" in una relazione, anche se non ideale (ma comunque positiva), perché relazionarci può renderci persone migliori, più ricche e profonde, più desiderabili.
Quindi, nelle relazioni come in materia economica, in generale è meglio mettersi in gioco che restare in attesa passiva.

Mercati e relazioni

Nel concetto di VMR uso il termine "Mercato" perché le relazioni umane presentano numerose dinamiche simili a quelle che governano i mercati, cioè gli scambi economici. Questo potrebbe apparire insensato, se non consideriamo che i mercati sono comunque creati da esseri umani, che fanno delle scelte guidate dai loro bisogni, impulsi ed emozioni - similmente a ciò che accade nelle relazioni (in questo senso, branche recenti dell'economia, quali la finanza comportamentale - behavioral economics - spiegano le nostre scelte meglio dell'economia classica; vedi p.es. i lavori di Dan Ariely).

Quest'idea può sembrare assurda a quelli convinti che l'amore accada "magicamente", o che l'attrazione fra due persone sia un fenomeno misterioso (ma che invece si può spiegare).
In realtà, le relazioni non accadono per caso o per ragioni imperscrutabili, ma sono basate sui bisogni di ciascuno: siamo attratti da chi può soddisfare i nostri bisogni, o che noi pensiamo potrebbe farlo. Ovviamente a nessuno piace l'idea di essere una "merce", e certamente non intendo dire che consideriamo gli altri alla stregua di oggetti. Ma ci relazioniamo comunque guidati dai nostri desideri e bisogni, e reagiamo alle persone che abbiamo davanti anche in base a quello che possono offrirci. In altre parole, se una persona può darci molto (cioè può soddisfare gran parte dei nostri bisogni), essa avrà per noi grande importanza; viceversa, verso una persona che non può darci nulla proveremo scarso interesse.

Essere amati per ciò che siamo, o per quello che diamo

Con questo non voglio dire che siano solo i bisogni ad ispirare o creare le relazioni; ma che i nostri bisogni fanno sempre parte di esse - poiché nessuno è privo di bisogni.

Questa visione "funzionale" delle relazioni (vederle fondate sui bisogni, e quindi sul dare e avere), contrasta con l'esigenza - che tutti sentiamo - di essere amati per quello che siamo, non per quello che diamo; e quindi di essere insostituibili per l'altro: "Ti amo perché tu sei tu". In realtà, come ho spiegato in questo post, in generale le relazioni contengono sia una parte "funzionale" (dare e avere), sia una parte basata sull'unicità dell'altro.

La resistenza a "vendersi"

Restando in tema di mercati, osservo che molte persone hanno una forte resistenza a vedere le relazioni come un "mercato", dove proporsi e "vendersi" (per esempio sui siti di dating online come Meetic). Ma in realtà funziona proprio così: anche le relazioni sono basate su scambi, sul dare e avere. Non basta esistere, bisogna saper mostrare agli altri le proprie qualità, in modo che loro le riconoscano e ne siano interessati (altrimenti rimaniamo "invisibili" e ignorati).
E' necessario sapersi proporre in modo positivo e valorizzarsi, esporre le proprie caratteristiche, toccare i bisogni altrui... per attrarre l'attenzione delle persone compatibili con noi. Queste dinamiche sono sempre presenti, sia nelle relazioni che negli ambiti lavorativi: è sempre un incontro tra domanda e offerta.
E questa "attitudine a vendersi" vale sia nella vita reale che su Internet: in fondo, quando ci prepariamo prima di uscire, ci laviamo, vestiamo e profumiamo... non stiamo operando una specie di "strategia di marketing" per presentarci al meglio e piacere? Lo stesso atteggiamento rimane valido anche in altri ambiti.

Valore di Mercato Relazionale, e Sessuale

Ho derivato l'idea del VMR dal concetto di "Sexual Market Value" o SMV ("Valore di Mercato Sessuale"). L'SMV indica il "valore sessuale" (l'attrattività) di ogni uomo o donna per il sesso opposto. Per quanto dibattuto e variamente interpretato, l'SMV è utile per capire come il nostro "valore di mercato" varia in basi a diversi fattori (vedi i vari grafici nell'articolo linkato), nonché segua regole diverse per maschi e femmine.
Poiché però le relazioni sentimentali non si basano solo sull'attrazione sessuale, ho ritenuto utile espandere il concetto, includendo ogni qualità apprezzabile dagli altri.

"Nessuno è così povero da non avere nulla da dare agli altri,
e nessuno è così ricco da non aver bisogno degli altri."

(Proverbio)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

4 commenti :

  1. La causa dell'infelicita' risiede nella falsa convinzione che dipenda dalla nostra dipendenza emotiva dagli altri. In realta' e' vero il contrario.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il tuo commento suona interessante, ma fatico a capire cosa intendi. Magari se vuoi spiegarlo meglio... :-)

      E comunque, felicità e infelicità hanno - in genere - sempre molte cause.

      Elimina
  2. si è scritto "L'aspetto fisico ha grande importanza, e su quello non possiamo fare miracoli". Ho visto persone bruttine riuscire ad essere se stesse, creando una ottima espressione di se stesso su come muoversi/vestirsi ecc... rendendosi così veramente affascinanti.

    Altro punto si è scritto che una personta dotata di un vmr maggiore tende a lasciare un compagno con vmr minore. Io ho visto anche vmr minori che faticavano a relazionarsi con vmr maggiori (dato ad esempio il loro livello culturale superiore) e quindi interrompere il rapporto. La persona con vmr maggiore solo successivamente capirà che per assurdo era stata lasciata per la sua superiorità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. > "Ho visto persone bruttine riuscire ad essere se stesse..."
      Sicuramente si può valorizzarsi e migliorarsi, rendendosi così più attraenti anche se non siamo bellissimi.
      Rimane però il fatto che è difficile (o molto impegnativo) cambiare il proprio aspetto fisico in modo sostanziale.

      > "ho visto anche vmr minori che faticavano a relazionarsi con vmr maggiori..."
      Certamente chi sa di avere un VMR minore si sente inferiore e fa fatica a relazionarsi con qualcuno superiore a lui: sente sempre la paura di fallire o di perdere l'altro. Come nel caso da te citato, può lasciare per primo, per evitare di essere lasciato.

      Elimina

(vedi le linee guida per i commenti)



Licenza Creative Commons
© 2017 Valter Viglietti. Psicofelicità è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.