L'amore non ricambiato: amare chi non ti ama

Questo post è dedicato a chi ama qualcuno che non lo ricambia, o che non lo ricambia come vorrebbe. Se ti ritrovi in qualcuna delle situazioni seguenti, allora è dedicato a te:
  • Ami qualcuno che non ti vuole
  • Ami senza essere ricambiato
  • Ami un partner che mostra poco interesse, o prova sentimenti tiepidi per te
  • Ami qualcuno che non puoi avere
  • Ami una persona sposata, o già impegnata
  • Ami un partner che non vuole impegnarsi, o approfondire la relazione
  • Ami un uomo che da te vuole solo sesso
  • Ami una donna che ti cerca solo quando le fa comodo
  • Ami qualcuno che prende da te ciò che vuole, dandoti poco o nulla...
Moltissime persone si perdono e soffrono in questo genere di relazioni "distorte" e disfunzionali, e gli errori che compiono sono quasi sempre gli stessi. Per questo ho pensato di elencarli, per aiutarti a vederci chiaro e liberarti dalla sofferenza.
Non è questione di persone cattive, di sfortuna o di un destino avverso: queste situazioni nascono da scelte sbagliate (dovute ad idee errate, a convinzioni negative, a condizionamenti), e si risolvono comprendendo da dove nasce l'errore, e facendo scelte più "sane" e costruttive.

La verità fa male, ma è necessaria

Sarò franco, diretto e magari anche impietoso: ma lo faccio perché quando si è immersi in queste situazioni, diventa difficile ragionare e vedere i fatti per come sono. Per questo è spesso necessario dire la verità in modo brutale e inequivocabile (come magari fanno già i tuoi amici), perché le frasi di consolazione e le bugie pietose non ti aiuteranno, e continuerai a soffrire invano.


Errori ed inganni nelle relazioni infelici


Perché abbiamo bisogno degli altri

Prima di tutto, è bene chiarire che l'attaccamento e la dipendenza che proviamo verso certe persone, nascono principalmente dai bisogni che abbiamo dentro di noi: quando incontriamo qualcuno che li risveglia o li soddisfa, tendiamo ad attaccarci a quella persona.
Quindi:
  • Non è l'altra persona che ha generato i bisogni che senti e i sentimenti che provi; questi erano già presenti in te, l'altro li ha solo attivati.
    ---> L'amore che senti non è creato dall'altro, ma è parte di te; l'altro non può portarne via la fonte, ma solo l'ispirazione. Poiché quell'amore è in te, potrai amare anche altre persone.
  • Non è l'amore che ci lega a qualcuno (come molti credono), è piuttosto il bisogno.
    ---> Amore e bisogno non sono la stessa cosa. L'amore tende a dare, il bisogno tende a prendere; chi ama pensa al benessere dell'altro, chi ha bisogno pensa al proprio benessere.
  • Dipendi da qualcuno quando ti convinci che egli sia indispensabile per essere felice.
    ---> Per attenuare la dipendenza, puoi renderti conto che altri potrebbero renderti felice, e che anche tu stesso potresti nutrire i tuoi bisogni.

Le emozioni possono ingannarti

Per risolvere legami infelici, è indispensabile riconoscere che non puoi fidarti ciecamente di emozioni, istinti o sensazioni: potrebbero sempre ingannarti. Emozioni e istinti sono meccanismi primordiali che ci aiutano a sopravvivere o a scegliere, ma sono molto semplici e limitati:
  • Se improvvisamente vediamo un'ombra muoversi nella notte ci immaginiamo un assassino o un mostro, ma magari è solo un albero.
  • Quando un aereo su cui siamo seduti si stacca dal suolo, il nostro istinto ci urla "Questo aggeggio non può volare! Ci schianteremo!", ma ovviamente si sbaglia.
  • Tendiamo istintivamente a scegliere i cibi più gradevoli (dolci, snack, bibite...), per via del piacere che ci procurano, anche se sono spesso quelli più malsani
    (curiosamente, questo vale anche per alcuni tipi di partner: quelli più attraenti spesso si rivelano i più distruttivi).
  • Come dimostrato da molti studi, tendiamo a credere che le persone attraenti abbiano più virtù e, viceversa, quelle dall'aspetto sgradevole siano più scadenti o cattive. Ma se ci pensiamo razionalmente, appare ovvio che in realtà non c'è connessione tra aspetto e qualità interiori.

Richiami dal passato

Inoltre, spesso i nostri comportamenti (e specialmente le scelte relazionali) sono fortemente influenzati dal nostro inconscio: per cui magari sei attratta da un uomo freddo che si comporta come tuo padre, o scegli una donna insoddisfatta che assomiglia a tua madre o, ancora, scegli partner che ti trattano similmente a come sei stato trattato nell'infanzia
Questo accade perché l'inconscio tende a ricreare le situazioni dolorose del passato, per cercare di risolverle. Il problema è che, finché non esploriamo il nostro inconscio, non abbiamo idea del vero motivo per cui scegliamo quelle persone.

Le tue idee potrebbero essere errate

Proprio come le emozioni possono ingannarci, anche i pensieri e le idee potrebbero farlo: quindi è bene mettere in discussione anche le tue convinzioni, specialmente se ti portano ad essere infelice o a risultati fallimentari. Per esempio, se ti hanno insegnato che il sesso è sporco, che non ti puoi fidare degli uomini (o delle donne), che solo certe categorie di persone sono adatte a te, queste idee condizioneranno fortemente le tue relazioni.

Nel film "Amore a prima svista", il protagonista è convinto (a causa di una promessa fatta quando era bambino) che valga la pena frequentare solo donne bellissime, e ignora tutte le altre. Egli dà per scontata questa sua convinzione: non si rende conto che lo porta a inseguire donne con cui non ha nulla in comune, e a collezionare un fallimento dietro l'altro.
Molte persone si comportano in modo simile: fanno scelte relazionali basate su idee errate o disfunzionali, o su convinzioni slegate dalla realtà. A volte sei convinto di volere qualcosa (o qualcuno) perché ti hanno detto che è quella "giusta", ma magari non è quello che ti rende realmente felice: finché segui le idee altrui, non dai ascolto ai tuoi bisogni profondi reali.

Forse credi di non valere abbastanza

Oppure, forse hai delle convinzioni negative su te stesso (solitamente inconsce, e spesso radicate nell'infanzia), del tipo "Valgo poco", "Non sono abbastanza", "Non merito di essere amato", "Non troverò mai qualcuno che mi voglia", ecc. Se hai di queste convinzioni (magari perché te le ripeteva un genitore), anche se non te ne rendi conto, è probabile che tu crei situazioni che le confermano (secondo il principio della "Profezia che si auto-realizza").
Quindi se ti ritrovi in situazioni che si ripetono (persone che ti rifiutano, partner che ti tradiscono, relazioni deludenti...), magari hai delle convinzioni inconsce che ti condizionano. In questo caso è necessario diventarne consapevoli, e liberarsene.

Il colpo di fulmine si basa sull'immaginazione

Il "colpo di fulmine" è, essenzialmente e nella stragrande maggioranza dei casi, l'illusione di aver trovato la persona giusta per te, basata su pochissimi fatti e molta immaginazione. Infatti, se ancora dell'altro sai poco o nulla (come il più delle volte succede), come puoi amarlo? Di chi ti stai innamorando? L'altro è ancora in massima parte uno sconosciuto, e lo resterà ancora a lungo (ci vogliono tempo ed esperienze per conoscere davvero qualcuno). Quando ci innamoriamo perdutamente di uno sconosciuto, la nostra mentre prende alcuni dettagli e ci costruisce sopra un mondo di fantasia meravigliosa.
Infatti i problemi, i conflitti e le incompatibilità reali spesso emergono solo quando si inizia a passare lunghi periodi insieme, sperimentando il quotidiano, la convivenza, le banalità e le difficoltà della vita reale. Viceversa, finché ci si incontra solo per alcune ore dense di passione o per un weekend avventuroso, tutto sembra fantastico perché si vive in una "bolla" di emozioni positive, lasciando fuori gli aspetti più banali (e irritanti) dell'esistenza.

Attrazione e chimica non equivalgono ad amore e compatibilità

Anche se ti senti in modo meraviglioso tra le braccia dell'altro/a, non necessariamente vuol dire che siete fatti per stare insieme, o che il destino vi ha fatto incontrare: è del tutto possibile sentirsi in quel modo anche tra le braccia di un serial killer o di una psicopatica. Questo perché la "chimica" tra due corpi non c'entra nulla con l'intesa delle personalità, la comprensione reciproca o l'affinità dell'anima. Gli effetti biochimici dell'innamoramento e dell'infatuazione sono simili a quelli delle droghe, e allo stesso modo alterano la nostra percezione.
Infatti molto spesso, passata la fase iniziale di idillio, le due persone poi si lamentano che non stanno più così bene insieme o scoprono una serie di difetti nel partner: in quei casi è finita la "luna di miele" biochimica, e sono tornati alla realtà.

Bisogno e dipendenza non sono amore

Non confondere il bisogno e la dipendenza con l'amore (vedi paragrafo precedente su innamoramento e biochimica). Come già detto, l'innamoramento produce effetti simili alle droghe, inclusa la dipendenza e le "crisi di astinenza": così come un eroinomane si sente morire senza dose, allo stesso modo senza la persona amata puoi sentire che la vita non ha più alcun valore.
Ma in entrambi i casi sono illusioni, creati da una chimica cerebrale alterata ed emozioni ingannevoli:
  • Il drogato non ha veramente bisogno della droga, che gli farebbe solo male e lo porterebbe alla morte.
  • In modo simile, tu non hai davvero bisogno di qualcuno che non ti ama, non ti vuole, e a cui forse non importa nulla di te.
Quei bisogni sono un auto-inganno a cui ti aggrappi, e quando te ne rendi conto inizi a liberartene.

Allo stesso modo, avere ossessivamente bisogno di qualcuno non è un segno d'amore, ma - in genere - di fragilità emotiva, insicurezza e mancanza d'amore per se stessi. Meno ami te stesso, più hai bisogno dell'amore altrui.

Le favole romantiche dei media

Scambiamo queste illusioni per amore anche a causa dei messaggi romantici che riceviamo dai media, che celebrano vari aspetti distruttivi dei sentimenti: struggimento, possesso, dipendenza, gelosia, ecc. (non a caso, le storie d'amore più celebrate finiscono in modo tragico). Ci viene insegnato che la sofferenza è segno d'amore, invece che la gioia (ma se l'amore è sofferenza, perché mai dovremmo inseguirlo?).

Forse quello che provi non è amore

Dopo quanto ho scritto sopra, potresti chiederti se quello che provi verso l'altra persona sia davvero amore. Magari invece è soprattutto bisogno, dipendenza, attaccamento: che nascono non dall'amore, ma dalla solitudine, dalla mancanza, dalla necessità, dalla disperazione, dal vuoto interiore - e, spesso, specialmente da una assenza di amore per te stesso.

Capire questo è importante, perché se vai incontro a qualcuno offrendogli qualcosa di prezioso, è probabile che verrai accolto bene. Ma se invece ti avvicini a qualcuno come un "mendicante", tutto preso da quello che vuoi ricevere dall'altro (anche se non te ne rendi conto), è probabile che l'altro si ritragga o ti respinga. E questo potrebbe spiegare perché non vieni ricambiato.

Capire che l'altro è diverso da te

Spesso uomini e donne non capiscono l'un l'altra; questo è uno dei motivi che portano a conflitti relazionali, oppure ad attaccarci a persone che non comprendiamo - così come non comprendiamo perché ci rifiutino.
A volte ti aspetti che l'altro "funzioni" come te, che abbia gusti e interessi simili, e lo approcci facendo quello che piacerebbe a te stesso. Ma questo in genere è un errore, perché siamo tutti diversi (e specialmente uomini e donne hanno spesso differenti priorità).

Per capire perché non riesci ad attrarre chi vorresti, oppure perché certe persone piacciono ed altre no, può essere utile il post dedicato a "Come funziona l'attrazione". Per scoprire come mai certi uomini attraggono maggiormente le donne (ma poi le fanno spesso soffrire), ed altri invece sembrano respingerle, leggi il post "Maschi attraenti e non: Alfa, Beta e bravi ragazzi".

Guarda i fatti

Guarda la realtà, i fatti, le prove negative che l'altro ti dà; invece dei tuoi sogni, i desideri e le bugie che ti racconti. Spesso abbiamo la tendenza ad auto-ingannarci, a credere a quello che vorremmo fosse vero - anche se tutti intorno ci dicono che non è vero, e la ragione ci dice che è troppo bello per essere vero.

Non confondere la gentilezza con l'amore

Non confondere la gentilezza, l'affetto, la simpatia o il tenere in qualche modo a te ("Non voglio farti soffrire") con l'amore: possiamo essere gentili e trattare bene il vicino, il collega, il postino od anche un cane... ma questo non vuol dire che li amiamo! Non confondere un albero con la foresta, o una parte per il tutto; non prendere un gesto gentile o una parola affettuosa, per poi costruirci sopra un castello di fantasie.

Se l'altro pone dei limiti, credici

Quando qualcuno ti dice che vuole solo fare sesso, o che non vuole una storia seria, o che non vuole impegnarsi, o che tu gli interessi poco... credici! Non farti ingannare dai tuoi sogni o dall'illusione che...
  • "Prima o poi cambierà idea".
  • "Stavolta sarà diverso". Oppure "Con me sarà diverso" (ci piace pensare di essere speciali e che a noi andrà meglio che agli altri... ma nella maggior parte dei casi, i nostri problemi sono simili a quelli altrui).
  • "In realtà non lo pensa davvero" (come fai a sapere cosa pensa davvero un altro? Specialmente se lo conosci da poco!).
  • "Io saprò cambiarlo / salvarlo / convertirlo all'amore" (Non si può cambiare gli altri. E se pensi di salvare qualcuno, forse in realtà hai bisogno di salvare te stesso).
Quando scegli di credere a queste "favole", ti stai solo raccontando delle storie. Magari pensi che ti succederà come nei film romantici, ma quelli sono fantasie per far sognare la gente, non rispecchiano la vita reale.

I lamenti dell'uomo sposato

Il caso della persona sposata (più spesso un uomo) che si lamenta del matrimonio e dice di voler lasciare il coniuge, ma poi non lo fa mai, è talmente scontato da essere banale. E' praticamente un cliché, non essere così ingenua da cascarci.
Non dare troppo peso ai lamenti del tipo "Ormai le cose vanno davvero male... Non parliamo più... Non facciamo mai sesso...". Se anche è vero, non vuol dire che l'altro ha davvero intenzione di separarsi. Molte persone vogliono avere sia la stabilità che l'eccitazione: a questo scopo si tengono stretti sia il coniuge per la prima, che l'amante per la seconda. Avendo così ottenuto quello che vogliono, non hanno alcuna intenzione di rinunciarvi.
Dire che la relazione ha dei problemi, o che i coniugi non vanno d'accordo, non significa poi molto: tutte le relazioni hanno problemi, e nonostante questo la maggior parte di esse va avanti.

Farsi desiderare e altre strategie

Non credere che farsi desiderare, fare la difficile, farlo ingelosire, o usare altre "strategie", riusciranno a conquistare quella persona e renderla tua. Specialmente se lui è un tipo "bel tenebroso" (o comunque attraente), quando tu fai la difficile o ti neghi, lui semplicemente ne troverà un'altra.
Il più delle volte, non è vero che "In amore vince chi fugge"; questo è particolarmente valido quando l'altra persona ha mostrato per te poco o nessun interesse fin dall'inizio: non si ravviva un fuoco che non c'è mai stato.

Non c'è giustizia in amore

Inoltre, è bene tenere a mente che non c'è giustizia o equità in amore. Perché la giustizia è un costrutto culturale e razionale (infatti non esiste in Natura), ma le relazioni sono guidate principalmente da emozioni e istinti, non dalla ragione (per questo a volte stiamo insieme a persone che però ci danno ai nervi, oppure non proviamo alcun interesse sentimentale per persone che pure stimiamo e ammiriamo).
E' per questa ragione che a volte:
  • puoi dedicarti anima e corpo a una persona, ma costei potrebbe non mostrare alcun interesse o gratitudine;
  • oppure puoi condividere la tua vita con un partner, e improvvisamente costui si innamora di un'altra.
Non accade perché sono cattivi o ci vogliono male, ma perché "Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce" (Blaise Pascal). Siamo in grado di scegliere cosa fare, ma non possiamo decidere cosa sentire.
Per questo in amore è bene fare quello che sentiamo giusto, perché è quello che vogliamo fare - e non per essere ricambiati. Se agiamo per un tornaconto o per essere ricambiati, rischiamo di accumulare amarezza e risentimento.

N.B.: Con questo non intendo dire che va bene tollerare mancanza di rispetto o comportamenti lesivi: se qualcuno non ti rispetta, o ti delude gravemente, fai benissimo ad allontanarti. Il fatto che possa succedere, non implica che ci debba andare bene.
Solo, non stupirti se dopo aver tanto investito su una persona, ti ritrovi senza alcun risultato. Piuttosto, tieni conto in anticipo che potrebbe succedere, e decidi se accettare questo rischio.


Come affrontare la situazione, come uscirne


Puoi soddisfare i bisogni dell'altro?

Poiché (come ho scritto all'inizio) ci attacchiamo o dipendiamo dagli altri quando abbiamo bisogno di loro, potresti chiederti se sei in grado di soddisfare i bisogni della persona che ami e che non ti ricambia, o non ti vuole. Se la risposta è "No, non sono in grado", quello potrebbe essere un motivo del tutto ragionevole per il suo disinteresse in te. Dopotutto, così come tu vorresti che l'altro nutrisse i tuoi bisogni, anche l'altro vuole lo stesso; se tu non puoi farlo, appare ovvio che si rivolga altrove.
Se invece la risposta è "Non ho idea di quali siano i suoi bisogni", questo potrebbe rivelare che stai amando un "fantasma", piuttosto della persona reale. Che ti attacchi all'idea che hai di lei, ma senza davvero conoscerla (e magari non hai nemmeno interesse a conoscerla: il che non è certo un segno di amore).

Chiediti se il problema sei tu

Se ti capitano spesso queste situazioni, o se ti sembra di trovare solo un certo tipo di partner, renditi conto che probabilmente il problema sei tu: in fondo, l'elemento costante di tutte quelle situazioni sei proprio tu. Magari hai problemi di autostima, o di accettazione, forse hai delle ferite inconsce, magari ti piace il dramma, oppure hai idee confuse sugli uomini.
Non capita per destino, o perché "Tutti gli uomini sono bastardi" (o "Tutte le donne sono stronze"): questi sono alibi che ti racconti per non ammettere la verità, ovvero che:
  • La responsabilità è tua, non del mondo.
  • Queste persone te le sei scelte, hai ignorato i segnali negativi, e ti ostini a stare attaccato a loro.
  • Quando loro non ti rispettano, sei tu che glielo permetti.
  • Non sono loro a volerti male, sei tu stesso a fartelo, quando ti ostini a comportarti in questo modo.
Le relazioni che abbiamo sono il risultato delle nostre scelte, non di quelle altrui (a meno che siamo stati costretti con la forza).

Se non puoi risolvere una situazione, arrenditi

Ci sono certe situazioni nella vita in cui non abbiamo la capacità o il potere di risolverle. Quando questo accade, l'unica via saggia è riconoscere i fatti e ammettere l'evidenza: poiché non hai il potere di cambiare l'altro o la situazione, puoi solo arrenderti a questa "impotenza".
Può sembrare una sconfitta ma, nel momento in cui ti arrendi, acquisti invece un grande sollievo ed una benefica liberazione: scarichi dalle tue spalle il fardello di un'impresa disperata, e guadagni un senso di pace prima impossibile.

Guarda al futuro con ottimismo

Non farti fregare dal pessimismo, dalla sfiducia e dalle passate esperienze, che ti portano a credere che andrà sempre così e ti soffocano la speranza. In realtà nessuno può prevedere il futuro: non sai cosa potrai diventare, chi incontrerai e cosa riuscirai a realizzare. Poiché non puoi saperlo in anticipo, perché abbattersi e disperarsi? E' meglio coltivare fiducia ed ottimismo.
Tieni presente che puoi sempre crescere e migliorare. Specialmente se sei giovane, l'esperienza vissuta finora dimostra ben poco: puoi ancora svilupparti, imparare a dare il meglio di te, e diventare molto più capace di come ti vedi ora. Ed anche se hai una certa età, puoi sempre cambiare scelte, mentalità e direzione nella vita.
Dai fiducia al futuro e al tempo: nessuna persona straordinaria è nata straordinaria, lo sono diventati strada facendo.


Riprenditi la responsabilità e il potere

Infine, abbi ben chiara una cosa: l'unico responsabile della tua felicità, sei tu stesso. Non è compito degli altri renderti felice, né soddisfare i tuoi desideri. Solo un bambino si aspetta che altri si prendano cura di lui: un adulto si prende cura di se stesso.
Se incontri qualcuno che ti rende infelice e/o ti tratta male, è tuo compito allontanartene il più in fretta possibile; non aspettare che sia l'altro a diventare gentile (gli esseri umani sono tutti imperfetti, alcuni più di altri).
Finché attribuisci ad altri la colpa del tuo malessere, stai anche dando loro la tua responsabilità e il tuo potere (se dipende da loro, significa che loro hanno potere su di te): riprendi in mano il tuo potere, la tua vita, e decidi cosa è davvero bene per te. Smetti di raccontarti favole romantiche e credere a illusioni zuccherose, e cerca di volerti bene e rispettarti: se non lo fai tu per primo, perché dovrebbero farlo altri?

N.B.: Dicendo questo non giustifico comportamenti lesivi, manipolatori o ingannevoli: sicuramente chi agisce sapendo di fare male ad altri, ne è responsabile (e se vieni costretta o minacciata, chiedi aiuto ad organizzazioni di sostegno o alle forze di Polizia). Però aspettarsi che siano costoro a cambiare e risolvere la situazione, non serve a nulla; l'unica cosa che funziona in casi come questi, è prenderti la responsabilità e agire in prima persona.
In altre parole, anche se l'altro è il problema, solo tu sei la soluzione.

"Se non si ferma alla tua stazione, non è il tuo treno."
(Marianne Williamson)

"Ti ho amato perché era più facile che amare me stessa."
(Nayyirah Waheed)

"Se qualcuno non mi vuole, non è la fine del mondo.
Ma se io non voglio me stesso, il mondo non è che una fine dopo l'altra."

(Nayyirah Waheed)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

Farsi desiderare non sempre funziona

Vedo che di frequente alle donne viene consigliato di "farsi desiderare", di "giocare a fare la difficile", o comunque di mostrarsi poco interessata e non disponibile (incluso sessualmente), anche verso gli uomini che lei desidera. Molti sostengono con fermezza che "In amore vince chi fugge".
La convinzione dietro a questi consigli è che, mostrandosi ritrosa e poco disponibile, gli uomini superficiali e che puntano solo al sesso verranno scoraggiati; mentre quelli veramente interessati, seri ed affidabili, saranno disposti ad aspettare fin quando lei non deciderà. In altre parole "fare la difficile" viene vista come una strategia efficace per trovare la "persona giusta".

Fare la difficile è rischioso

Secondo me, questo genere di consigli è molto meno efficace di quanto si pensi, e addirittura può rivelarsi controproducente in molti casi. Almeno per tre ragioni fondamentali.

1) Alcuni seduttori si scoraggiano, altri si eccitano

Quando una donna "si fa desiderare", è vero che può scoraggiare alcuni uomini "seduttori" (quelli che vogliono soltanto portarsela a letto o che cercano solo brevi avventure)...
Ma altri seduttori sono invece stimolati dalla sfida, sono eccitati dalla conquista, e più una "preda" appare difficile da conquistare, più si impegnano nella seduzione. Per poi allontanarsi comunque una volta raggiunto il loro scopo.

2) Potresti allontanare un uomo interessante

Quando una donna "gioca a fare la difficile", può capitare che scoraggi un uomo che sarebbe stato interessato e valido per lei - ma lei non lo scoprirà mai, perché ormai è perduto. Questo vale specialmente nel caso di uomini di qualità, con buona autostima e sicuri di sé (guarda caso, un tipo di uomo che alle donne interessa): perché costoro sanno di valere, quindi non sono disposti a sprecare il proprio tempo o a farsi prendere in giro da donne che sembrano fare "giochini" strategici.

3) Potresti attirare uomini squilibrati

Mostrarsi poco disponibile, distante o fredda potrebbe attirare uomini dalla personalità poco equilibrata o addirittura malsana, per esempio uomini inclini al controllo ossessivo o rigidamente moralisti. Questi uomini apprezzano una donna chiusa e trattenuta, non per ragioni sentimentali ma perché ambiscono a controllare il corpo e la vita della partner, o perché hanno convinzioni religiose retrograde (pensiamo a certe culture islamiche oppressive, o a sette cristiane estremiste). Uomini del genere all'inizio potrebbero risultare appetibili perché appaiono seri, solidi ed affidabili. E' solo in un secondo tempo che i "lati oscuri" di queste personalità emergono, a volte in modo inquietante (è il caso di molte relazioni abusive e/o violente).

O ancora, si potrebbero attrarre uomini dalla sessualità fortemente repressa, che quindi hanno paura dell'eros femminile e vengono rassicurati da una donna fredda e sessualmente indisponibile. E' un tipo di uomo che all'inizio può apparire tranquillizzante, ma che poi in un'eventuale relazione si rivela solitamente deludente, sia a livello di blocchi psicologici che di capacità sessuale.

Non credo che questi siano il genere di uomo che state cercando...

N.B.: Per molti versi queste dinamiche valgono sia per le donne che per gli uomini: anche un uomo che "faccia il difficile" può perdere un'opportunità con una donna sicura di sé; oppure può attrarre donne poco equilibrate. Però è più raro che agli uomini vengano dati consigli come quelli indicati all'inizio.

“Quando una donna 'fa la difficile'
potrebbe perdere un uomo interessante”

Perché crediamo a questi consigli

L'idea che se ti mostri "casta e pura" o fai la difficile, che se "tieni da conto" la tua sessualità e la elargisci con parsimonia, verrai "premiata" con l'equivalente moderno del "principe azzurro", ci arriva dalle favole romantiche e dai messaggi distorti dei media, ma non corrisponde alla realtà.
Le relazioni vere non funzionano come nelle commedie romantiche hollywoodiane, dove la protagonista fa penare l'uomo per tutto il film, ma alla fine lui si convince che lei sia meravigliosa e vorrà sempre stare con lei. Nella vita reale, dopo un certo periodo di delusioni e frustrazioni, è molto più probabile che l'uomo reagisca come fa Rhett Butler alla fine di "Via col vento", quando pianta in asso la capricciosa Rossella O'Hara dicendole "Francamente mia cara, me ne infischio!" (e se non fosse un film romantico, probabilmente l'avrebbe fatto molto prima).

Gli uomini reali, specialmente quelli di qualità, si stancano presto di questi "percorsi ad ostacoli" e vanno verso donne più aperte, positive e disponibili (essendo di qualità, sanno di meritarsi di meglio). Quelli disposti a sottostare a queste strategie femminili sono piuttosto gli "sfigati", gli uomini insicuri e i "bravi ragazzi" che, stimandosi poco o nulla, sopportano passivamente nella speranza di arrivare prima o poi al dunque.

Ma se lui...

Anche l'obiezione "Ma se lui tiene veramente a me, non si scoraggerà" (o "Se mi ama...", "Se è l'uomo giusto...") nella realtà non sta in piedi: anche se lui è davvero interessato, finché la relazione non è stabilita sa bene di non avere certezze. Quindi sta "investendo" il suo tempo e risorse senza alcuna garanzia, su qualcuno che potrebbe deluderlo in qualsiasi momento: più il tempo passa senza risultati, più il suo "investimento" nella persona respingente apparirà come una scelta fallimentare, fino al momento in cui lascerà perdere (perché si è stancato di dare senza ricevere).
E se pensate che queste valutazioni non valgano per le persone innamorate, non avete capito come funzionano gli esseri umani: ognuno cerca la propria felicità, e quando continua a non trovarla, prima o poi decide di cercarla altrove.

“Ognuno cerca la propria felicità;
e se non la trova con te, la cercherà altrove”

Gli uomini non capiscono i segnali ambigui

Considerate pure che gli uomini tendono a prendere la comunicazione in modo letterale: quindi se una donna segnala "Non sono interessata a te", è più facile che ci credano, piuttosto che pensare "In realtà vuole che io insista".
D'altra parte, anche il femminismo ha fortemente ribadito il concetto di "No significa no" (e giustamente, poiché certi uomini tendono invece ad insistere in modo invasivo), per cui un uomo intelligente e sensibile tende a rispettare i "No" che riceve dalle donne.
Quelli che invece non rispettano i segnali negativi, sono proprio gli uomini che molte donne vorrebbero allontanare: quelli superficiali, ignoranti, rozzi ed egocentrici. Quindi si può arrivare al paradosso per cui l'atteggiamento del "fare la difficile":
  • allontana gli uomini di qualità (che rispettano i "No"),
  • e non produce alcune effetto sugli uomini che si vorrebbe allontanare, che continuano ad insistere.

E nessuno legge il pensiero

Infine, visto che nessuno sa leggere il pensiero, quando una donna comunica un "No" l'uomo non ha modo di sapere se lei lo intenda veramente, o stia solo "facendosi desiderare". Purtroppo molte donne si aspettano invece che gli uomini sappiano comprendere le loro intenzioni, anche quando non vengono esplicitate, o vengono espresse in modo ambiguo. Ma la realtà è che gli uomini non ne sono capaci, quindi i "segnali" femminili, i sottintesi e i "gliel'ho fatto capire" non portano a nulla.

Consigli per gli "acquisti"

Quindi, se cercate un uomo mentalmente aperto, positivo, emotivamente disponibile, passionale, che apprezza il sesso e sa goderselo insieme alla partner, sicuro di sé e con buona autostima... rendetevi conto che comportamenti "sfuggenti" come quelli indicati all'inizio rischiano di farlo allontanare. Pensateci: un individuo sano vuole sentirsi amato e desiderato, non respinto e rifiutato; quindi, di fronte ad atteggiamenti freddi e chiusi una persona sana potrebbe allontanarsi, andando verso chi invece lo tratta positivamente. E' una reazione naturale per una persona equilibrata.

Inoltre, anche se un uomo non si fa scoraggiare da una donna che "fa la difficile", c'è sempre la possibilità che mentre voi tenete a distanza l'uomo che volete "mettere alla prova", egli incontri qualcun'altra che si dimostra più interessata a lui (e magari più interessante). Quindi tenete presente che prolungare i tempi può giocare a vostro sfavore.

“Un individuo sano
vuole sentirsi amato e desiderato,
non respinto e rifiutato”

Sedurre con l'autenticità

Per non parlare del valore dell'autenticità: a nessuno piace che gli si menta, o venire preso in giro. Se un uomo scopre di essere stato tenuto a distanza senza una ragione concreta, solo per furbizia, per testarlo o per capriccio, potrebbe prendersela.
Viceversa, ricevere una dimostrazione sincera ed autentica di interesse, affetto e desiderio, è per molti qualcosa che tocca il cuore e lo scalda, rivelandosi più efficace di tante strategie.

L'importanza della fiducia

C'è anche la questione della fiducia. Se nelle fasi iniziali dell'approccio hai recitato una parte, non ti sei rivelata e hai mentito su quello che sentivi (e fingere disinteresse può essere tutto questo), l'altra persona farà fatica a fidarsi di te: come può sapere se ora sarai autentica? Come può essere certa che non continuerai a mentire e recitare?
Una relazione che inizia con la finzione, parte da basi fragili. Chi si è fatto conoscere proiettando una falsa immagine di sé, spesso sente la necessità di continuare la "recita" anche dopo; pensa "Se gli piacevo in quel modo, magari se ora mi mostro come realmente sono non gli piacerò più". La bugia richiama altre bugie.

“Una relazione che inizia con la finzione,
parte da basi fragili”

In amore non esistono regole valide per tutti

Con quanto detto sopra non sto affermando il contrario, ovvero che rivelare immediatamente il proprio interesse per qualcuno, e/o mostrarsi subito sessualmente disponibile, sia la strategia migliore.
E' vero che, in genere, molte persone sono più interessate verso qualcuno che non sia immediatamente disponibile, che appaia in qualche modo "misterioso", o del cui interesse non siamo certi. In qualche modo, per molti il dubbio appare più eccitante della certezza. Come spiego nel post dedicato a "In amore vince chi fugge", ci sono ragioni per cui questo accade, anche se poi dipende da diversi fattori.

Ma ricordiamo che nessuna regola relazionale vale sempre per tutti, perché non siamo tutti uguali; quindi:
  • alcuni preferiscono persone che si mostrano immediatamente interessate e disponibili (dopo tutto, è gratificante sentirsi voluti);
  • altri sono più attratti da chi mantiene un "alone di mistero" o non si svela immediatamente - ma lo fa dopo un certo tempo;
  • altri ancora sono eccitati dalla conquista, e prediligono chi si nega o si mostra inaccessibile.

"Le donne sono così bugiarde che non si può neppure credere al contrario di quello che dicono."
(Georges Courteline)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

Perché abbiamo bisogno degli altri, e come dipendere meno

Molto spesso sentiamo di avere necessità degli altri, a volte fino al punto di sentirci dipendenti da loro. Questa dipendenza dagli altri ovviamente genera non pochi problemi, perché molto spesso le altre persone risultano non disponibili, o non intenzionate a darci ciò che vorremmo. In un certo senso, potremmo dire che buona parte dei conflitti interpersonali nascono quando gli altri deludono i nostri desideri e le nostre aspettative.
Perché questa dipendenza? Fondamentalmente perché abbiamo una serie di bisogni: quando questi vengono soddisfatti ci sentiamo bene, altrimenti no. Quindi andiamo incontro agli altri nella speranza che ci diano quello che cerchiamo. Per esempio, alcuni bisogni che tutti abbiamo sono:
  • Sentirsi approvati e apprezzati
  • Ricevere attenzione e considerazione
  • Essere amati e desiderati...

Poiché i bisogni insoddisfatti ci fanno stare male, dipendiamo dagli altri per soddisfarli e sentirci bene. Per molti questa dipendenza è un fenomeno scontato e inevitabile, ma non è proprio così. Proviamo a capire come funziona e come dipendere meno dagli altri.

“Dipendiamo dagli altri
perché abbiamo una serie di bisogni”

Una serie di bisogni

Tutti abbiamo dei bisogni fondamentali, universali. Di seguito elenco alcuni dei bisogni principali comuni agli esseri umani:
  • Amore - Affetto, sentirsi amato
  • Accettazione - Sentire che sono ok, che vado bene come sono
  • Approvazione - Senso di valere, di essere capace e valido
  • Attenzione - Essere visti, ascoltati, considerati
  • Contatto / Piacere fisico - Affettuosità tattile, piacere sessuale
  • Comunicazione - Espressione di sé, condivisione, scambio di idee
  • Fiducia nella vita - Speranza, ottimismo, fede

(Naturalmente esistono altri bisogni fondamentali, per esempio i bisogni fisiologici e quelli che riguardano la sopravvivenza; vedi anche la Piramide dei bisogni di Maslow. In questo post mi occupo solo di alcuni bisogni di relazione ed esistenziali)

Nutrimento interno o esterno

Di solito siamo abituati a riversare questi bisogni verso l'esterno, nella speranza che le persone intorno a noi li soddisfino. Ma una possibilità che i più ignorano, e di cui raramente si parla, è che molti dei nostri bisogni possono essere nutriti anche da noi stessi. In altre parole, i bisogni possono essere soddisfatti sia internamente (da noi stessi) che esternamente (dagli altri) - anche se alcuni, come quello di Contatto / Piacere, possono essere nutriti solo parzialmente dall'interno.
Per esempio, tutti abbiamo bisogno di approvazione, di sentire che siamo capaci, in gamba e validi. Quindi posso dire a me stesso "Bravo, ottimo risultato!", oppure sperare che me lo dicano gli altri.

Va notato che nutrimento interno ed esterno non sono mutualmente esclusivi, anzi direi che sono complementari e si rafforzano a vicenda. Però siamo abituati - anche per via dell'educazione e della cultura - a cercare la soddisfazione fuori da noi.

“Molti dei nostri bisogni
possono essere nutriti anche da noi stessi”

Una capacità negata e disprezzata

Molte persone non immaginano nemmeno di poter dare a se stessi il nutrimento di cui hanno bisogno: non ne hanno mai sentito parlare, oppure hanno ricevuto messaggi negativi a riguardo. Per esempio, spesso ci viene detto che farsi i complimenti da soli è presunzione, che dobbiamo aspettare che siano gli altri a dirci quanto valiamo, o ci è stato insegnato che la masturbazione (che è un modo di soddisfare il bisogno di piacere e contatto) è dannosa o peccaminosa.

Dare a me stesso quello che mi serve

Vediamo ora alcuni esempi di bisogni nutriti dall'interno:
  • Amore - Dirmi "Ti voglio bene", "Ciao fratello!", sorridermi (magari davanti allo specchio). Farmi un gesto affettuoso (come poggiare una mano sul petto, o sulla spalla) quando sono giù di morale. Trattarmi con gentilezza.
  • Accettazione - Dirmi "Sono come sono, e va bene così". Limitare l'autocritica al minimo, e/o farla solo in modo costruttivo e incoraggiante. Ricordarmi che nessuno è perfetto, tutti sbagliamo, e sono ok anche quando fallisco. Arginare o eliminare i pensieri distruttivi.
  • Approvazione - Dirmi "Gran bel lavoro", "Sei una bella persona", "Hai fatto del tuo meglio". Notare ogni mio risultato positivo, anche piccolo, e apprezzarlo.
  • Attenzione - Ascoltare i miei bisogni, le mie esigenze, i miei malesseri - e cercare di prendermene cura. Fare le attività che mi fanno stare bene. Non mettermi in secondo piano, anzi, a volte anteporre me stesso agli altri; considerarmi importante.
  • Contatto / Piacere fisico - Toccare il mio corpo, dove mi reca piacere e conforto (mani, volto, petto, capelli, ecc.). Farmi delle carezze sensuali. Masturbarmi quando ne ho voglia.
  • Comunicazione - Coltivare un dialogo interiore, sui temi che mi interessano. Intavolare discussioni immaginarie con persone che conosco, personaggi del passato o inventati.
  • Fiducia nella vita - Incoraggiarmi. Dirmi "Ce la farai", "Andrà tutto bene". Coltivare l'ottimismo e la gratitudine.
Possono sembrare esempi banali, ma provate a metterli in pratica: credo che (magari dopo un imbarazzo iniziale) non vi lasceranno indifferenti. Come indicazione generale, potete pensare di trattare voi stessi come vi tratterebbe il vostro migliore amico, o come vorreste essere trattati dal vostro partner ideale.

“Trattate voi stessi
come vi tratterebbe il vostro migliore amico”

Sviluppare in me le qualità che vorrei

A volte qualcuno ci piace perché ci ricorda come noi stessi vorremo essere: sicuro, forte, audace, sexy, brillante, affettuoso... Spesso ne siamo attratti e vorremmo quella persona vicina, così da godere della "luce riflessa" di quelle qualità che invidiamo passivamente.
Lo si vede di frequente nelle coppie di tipo complementare: lei fragile che si attacca all'uomo forte; lui razionale e introverso, attratto da una donna esuberante e passionale. Così hanno bisogno del partner per le qualità che in loro stessi mancano, ma che "delegano" all'altra persona.

Raramente pensiamo ad una ipotesi differente, in cui l'altro diventa ispirazione e quelle qualità le coltiviamo attivamente in noi stessi: sono allora io che divento sicuro, audace, brillante (magari imparando anche dagli esempi che ho intorno).
Anche in questo caso la qualità desiderata può arrivare dall'interno, da noi stessi - se ci prendiamo la briga di svilupparla.

Se non amo me stesso, l'amore non mi basterà mai

A molti sembrerà che ricevere soddisfazione dall'esterno, dagli altri, sia la cosa più naturale ed efficace; mentre cercarla in se stessi sia - al più - una compensazione per i momenti di penuria. Ma non è proprio così: non solo la soddisfazione dall'esterno è soggetta ai capricci altrui, alle circostanze e al caso, ma l'incapacità di nutrire i propri bisogni genera una serie di problematiche.

Un costante senso di vuoto

Meno sono capace di nutrire me stesso, più provo un senso di vuoto: perché i miei bisogni non vengono soddisfatti, e perché l'amore per se stessi è una necessità fondamentale. Se non amo me stesso, l'amore degli altri non mi basterà mai. Questo porta a cercare disperatamente nutrimento all'esterno, negli altri: infatti quelli più incapaci di auto-nutrirsi (che spesso non si piacciono, non si amano, si giudicano e si disprezzano), nelle relazioni tendono ad essere completamente dipendenti.

Più cerco qualcosa, meno la trovo

Ma, paradossalmente, più cerchiamo fuori quello di cui abbiamo bisogno, e meno lo riceviamo. Chi è troppo bisognoso, appiccicoso o dipendente, in genere suscita fastidio o repulsione.
Questo è uno dei motivi principali che portano chi ha una personalità da "maschio Beta" o da "bravo ragazzo" a continui fallimenti relazionali.
E' anche il motivo per cui molti credono che "in amore vince chi fugge". In realtà non è proprio così, ma di solito è vero il contrario: chi si attacca in modo ossessivo o dipendente a qualcuno, non suscita interesse ed anzi viene di solito respinto.

“Se non amo me stesso,
l'amore degli altri non mi basterà mai”

La soluzione è dentro di sé

Riversare i propri bisogni completamente all'esterno, è quindi una strategia fallimentare: la soluzione è dentro di sé, nel diventare capaci di nutrire i propri bisogni in modo autonomo.
Quando sono capace di nutrire me stesso, soddisfo i miei bisogni (almeno in parte) e riesco a stare bene, per cui il bisogno non è più così pressante. Diventa piuttosto un desiderio*: non è più indispensabile alla sopravvivenza, diventa un "optional" piacevole. Questo mi rende più rilassato, aperto e positivo quando vado incontro agli altri: avendo meno bisogno degli altri, sono capace di relazionarmi in modo più sereno ed efficace.

* La differenza tra bisogno e desiderio è questa: quando ho bisogno di qualcosa, se non la ottengo sto male; se la desidero soltanto, farne a meno non è un problema.

Mendicanti di affetto e di attenzione

Quando non siamo capaci di nutrire noi stessi, può capitare di prendersi una cotta o innamorarsi della prima persona che ci fa sentire amati o considerati, o anche solo ci tratta con gentilezza (perché in quel modo nutre i nostri bisogni trascurati). Quella persona diventa così importante per noi, perché ci rende felici e/o ci sembra che possa appagare i nostri bisogni: e questo attaccamento lo chiamiamo "amore" (ma in realtà l'amore è una cosa diversa).
Questo slancio sentimentale può capitare anche se quella persona è del tutto incompatibile con noi, o se non ha in realtà alcun interesse verso di noi: il bisogno insoddisfatto è talmente forte che prende il sopravvento, ci domina e ci rende ciechi ai fatti.
Questa è l'origine di molte situazioni relazionali infelici:
  • innamoramenti non ricambiati;
  • innamorarsi di persone per nulla adatte a noi, con cui abbiamo poco o niente in comune;
  • attaccamento ossessivo a qualcuno che non ci vuole;
  • restare attaccati ossessivamente ad un(a) ex;
  • restare insieme a partner "tossici" (manipolativi, violenti...).

L'ossessione per una sola persona

In particolare, a volte ci convinciamo che vogliamo (o possiamo) ricevere ciò che ci necessita solo da una determinata persona: per esempio questo accade:
  • quando ci innamoriamo perdutamente;
  • quando rimaniamo fissati su una persona che ci ha respinto o lasciato (fissazione che nella comunità PUA viene chiamata "One-itis" - da "the One", l'unica e sola);
  • quando siamo dipendenti da qualcuno;
  • quando cerchiamo disperatamente l'amore o l'approvazione da un genitore (anche in età adulta).

Dalla dipendenza alla libera scelta

Quando dipendiamo da qualcuno in particolare (come nei casi elencati sopra), tendiamo a credere che quella persona sia unica e insostituibile. Ma se ci rendiamo conto che la dipendenza nasce dai nostri bisogni, e non dalle qualità degli altri, allora diventa evidente che quei bisogni potrebbero essere nutriti anche da altre persone (inclusi noi stessi). Questo è liberatorio (non ci sentiamo più incatenati a qualcuno che, magari, non ne vuole sapere di noi), anche se poco romantico (viene a cadere l'idea di un "grande amore predestinato" per tutta la vita, o del partner ideale e unico).

Per questo è fondamentale prendere consapevolezza dei propri bisogni. Quanto più li abbiamo chiari:
  • tanto più ci rendiamo conto che esistono dentro di noi, e non vengono creati dall'altro (il mio bisogno d'amore esiste ancor prima di incontrare qualcuno - anche se non ne sono consapevole);
  • e tanto meno vedremo gli altri come "fonti indispensabili" del nostro benessere.
Questo ci renderà assai meno inclini alla dipendenza: perché la dipendenza è radicata nella convinzione che l'altro mi sia indispensabile, e senza di lui (o lei) starò malissimo e forse non sopravviverò. Quando vedo l'altro come "opzionale", e non più indispensabile, ecco che il mio legame con lui può diventare una libera scelta, e non più una pesante "catena" che non posso lasciar andare.

“La dipendenza nasce dalla convinzione
che l'altro mi sia indispensabile”

Non solo interno

Questo insistere sull'importanza del nutrire se stessi non significa che dobbiamo concentrarci solo sul nutrimento interno o che esso possa bastarci. Siamo comunque "animali sociali", quindi le relazioni e il nutrimento esterno sono necessari al nostro benessere. Come ha scritto il poeta John Donne:
"Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente; una parte del tutto."


Però, sapersi dare del nutrimento interno è fondamentale per almeno due motivi:
  • Se non siamo in grado di darci nutrimento interno, saremo sempre squilibrati, denutriti e affamati, preda di un senso di vuoto, inclini alla dipendenza e all'attaccamento patologico.
  • Quando siamo capaci di darci nutrimento interno, possiamo stare bene anche se quello esterno non arriva (magari non ci sentiremo al massimo, ma sarà comunque accettabile).
    E quando ci relazioniamo, siamo molto più capaci di creare rapporti equilibrati, sani, costruttivi e appaganti. Non ci comportiamo da "mendicanti" che cercano disperatamente un'elemosina, o da "piovre" che soffocano chi ci sta vicino, ma da persone che sanno di avere un valore e qualità da offrire.

Voglio che gli altri mi rendano felice

Qualcuno potrebbe dire "Non voglio dipendere meno, voglio che gli altri nutrano di più i miei bisogni! (così da rendermi felice)". Ma questo pretesa è utopica e illusoria, per varie ragioni:

Il cambiamento parte da noi stessi

In poche parole, la realtà non sarà mai su misura dei nostri desideri. Quindi, quello che possiamo fare per ottenere maggiori soddisfazioni dalle altre persone, è cambiare noi; acquisendo migliori capacità e imparando come funzionano le relazioni umane:
Crescendo in questo modo otteniamo dagli altri di più, e possiamo creare relazioni più appaganti, perché:
  • Diventiamo individui più piacevoli e attraenti.
  • Capiamo meglio le altre persone.
  • Siamo in grado di soddisfare meglio le loro necessità.
    In fondo, il modo più diretto per attrarre gli altri è essere in grado di nutrire i loro bisogni - e quindi renderli felici.

"Essere belli significa essere se stessi. Non hai bisogno di essere accettato dagli altri. Hai bisogno di accettare te stesso."
(Thich Nhat Hanh)

"La migliore relazione è quella in cui l'amore per l'altro supera il bisogno dell'altro."
(Dalai Lama)

"La dipendenza non crea amore."
(Anais Nin)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

Anche se te lo senti, magari ti sbagli

Siamo abituati a fidarci di quello che sentiamo dentro di noi, dalle percezioni istintive ("Me lo sento!") alle opinioni che ci appaiono consolidate ("Lo sanno tutti che..."). Purtroppo queste convinzioni possono essere spesso ingannevoli; e il fatto che dentro di noi le sentiamo completamente vere, non è affatto una garanzia (anzi, ci porta a ignorare o svalutare ogni informazione contraria).
Questo diventa un serio problema quando le convinzioni ingannevoli condizionano la nostra vita, o contribuiscono alla nostra infelicità.


Alcune convinzioni ingannevoli credute da molti


Lei (o lui) è l'unica persona giusta per me

Sei innamorato di una persona che non ti vuole più (o non ti ha mai voluto), e dentro di te senti che lei è la persona giusta per te, l'unica al mondo, anche se non potrai mai averla: ovviamente questa convinzione ti porta angoscia e disperazione, distrugge le speranze di felicità futura, e potrebbe anche indurti a comportamenti pericolosi (stalking, aggressione).
Nonostante la forza di quello che senti, la realtà è ben diversa:
  • Non esiste un partner perfetto, quindi anche lui o lei avrà difetti e mancanze.
  • Tra gli oltre sette miliardi di persone al mondo, ce ne sono sicuramente molte con cui potresti essere felice.
  • Se ti sembra di morire quando vieni respinto, anche questo è illusorio: non si muore per amore (a meno che si abbiano già seri problemi di salute, o si facciano gesti inconsulti).

Gli uomini (o le donne) sono...

Se hai avuto una serie di esperienze negative con una categoria di persone (partner maschili o femminili, certe nazionalità o etnie, certe professioni, ecc.), potresti convincerti che "Gli uomini (o le donne, gli emigrati, la polizia...) sono persone malvagie che ti fregano sempre". Non pochi vivono convinti che "Tutti gli uomini sono traditori", o "Tutte le donne vogliono solo usarti": è ovvio che la vita relazionale di costoro è fortemente condizionata e solitamente fallimentare.
Se la nostra esperienza è sempre di un certo tipo, sembra normale pensare che tutto il mondo sia in quel modo; ma ci si dimentica che:
  • L'esperienza personale è quantitativamente limitata (se anche sono stato insieme a 35 donne, sono comunque meno dello 0,000001% delle donne al mondo), quindi è statisticamente irrilevante. Anche se ci irrita sentircelo dire, presa da sola la nostra esperienza non fa testo.
  • Magari sei tu che scegli sempre un certo tipo di persone (forse proprio in base alle tue convinzioni), quindi sei tu stesso a generare il tuo problema (la psicologia spiega chiaramente come, quando abbiamo una ferita emotiva, spesso tendiamo inconsciamente a ricrearla).
  • Intorno a noi esistono molti esempi di esperienze ben diverse dalla propria (per questo esempio: coppie felici, partner fedeli, persone che si amano sinceramente, ecc.), che quindi smentiscono le convinzioni basate sul nostro sentire. Ma quando siamo concentrati su noi stessi e il nostro dolore, non vediamo (o non vogliamo vedere) chi sta molto meglio di noi - magari perché smentisce quello che sentiamo, o perché non vogliamo vederci come quelli messi peggio.

Non c'è più lavoro

Non riesci a trovare un impiego, fai molti colloqui ma senza alcun risultato, e ti convinci che non c'è più lavoro disponibile: anche questa convinzione porta a sconforto e disperazione, e magari a rassegnarti invece di cercare soluzioni alternative.
Di nuovo, la realtà non è come ti appare:
  • Il lavoro non si è "estinto": ci sono milioni di persone che lavorano (basta guardare i flussi di persone nelle ore di punta).
  • Le occasioni di lavoro esistono: in molti settori le aziende cercano continuamente nuovi candidati (ma magari sono settori per cui non hai qualifiche).

Sarò felice quando...

Se hai desideri o sogni che tu sei convinto ti renderanno felice, magari ti inganni (specialmente se sono sogni molto comuni: più tutti ci dicono che una cosa è vera, più tendiamo a crederci). Alcuni obiettivi diffusi che si rivelano spesso deludenti sono:
Naturalmente questo non vuol dire che sia anche il tuo caso. Però gli esempi sopra riportati dimostrano quante persone inseguano dei traguardi con grande convinzione, che però si rivelano poi ingannevoli.

Non sappiamo cosa ci renderà felici

Il problema principale, a questo riguardo, è che gli esseri umani sono scarsamente capaci di prevedere cosa li renderà felici. Come spiega Daniel Gilbert nel suo libro "Stumbling on happiness" (ediz. italiana "Felici si diventa"):
  • siamo scarsamente capaci di prevedere le nostre emozioni future, e l'effetto che avranno certe situazioni su di noi;
  • inoltre, le nostre emozioni spesso ci fuorviano: ci fanno credere cose improbabili o non vere, ci portano a fare scelte sbagliate, e/o rafforzano i nostri pregiudizi e convinzioni.

Il crimine è in aumento

Se hai appena subito un furto o una rapina, può sembrarti che i delinquenti siano ovunque, e che il crimine sia in aumento: poiché sei scioccato dall'esperienza è comprensibile che le tue emozioni ti portino a crederlo, anche quando la realtà è ben diversa:
  • In tutti i Paesi occidentali, i crimini sono mediamente in discesa da molti anni.
  • Se consideriamo la storia dell'umanità, viviamo nel periodo meno violento che sia mai avvenuto (quantomeno in Occidente).


Non siamo mai obiettivi

Quando viviamo situazioni come quelle sopra, ci sembra che la nostra personale esperienza rappresenti la realtà globale: non ci viene da pensare che magari siamo noi l'eccezione. Crediamo di poter essere obiettivi, ma in generale (e specialmente quando siamo preda di forti emozioni) vediamo le cose in modo altamente soggettivo.
Inoltre, tendiamo ad attaccarci fortemente alle nostre opinioni, e resistiamo ad metterle in discussione - specialmente quelle radicate nelle emozioni. Facciamo questo sia per evitare l'ansia dell'incertezza (se tutto è relativo e soggettivo, niente è sicuro), che per evitare la sofferenza (se qualcosa o qualcuno ci ha fatto soffrire in passato, sviluppiamo un'istintiva opposizione ad essi).

Distinguere tra convinzioni utili o distruttive

Poiché le convinzioni ci influenzano, è importante non credere ciecamente a quello che sentiamo. Specialmente se quel sentire ci porta verso comportamenti potenzialmente dannosi per noi o per gli altri. E' bene quindi prendere le nostre "sensazioni di pancia" con un certo scetticismo.

E' intuizione oppure paura?

Bisogna però dire che molte volte quello che sentiamo è corretto; o, addirittura, ci rivela una verità anche se la ragione ci dice il contrario. E' il caso, per esempio, di quando abbiamo delle autentiche intuizioni: conoscenze che non sappiamo spiegare, ma che ci portano verso soluzioni, progressi, migliori risultati. Alcuni credono che le intuizioni provengano dalla nostra "parte spirituale".

Purtroppo è difficile distinguere tra l'intuizione e un sentire ingannevole, poiché entrambi non hanno una base conscia o razionale. Forse l'aspetto più importante per distinguerli è la qualità positiva o negativa di quello che sentiamo:
  • L'intuizione ha una qualità emozionale leggera, ispirante, ci infonde fiducia e ottimismo; si rivolge al presente, o all'immediato futuro; tende ad essere positiva e costruttiva; porta verso apertura ed espansione.
    Appare basata su opportunità e soluzioni.
  • La convinzione ingannevole ha una qualità emozionale pesante, viscerale, ansiosa, persino violenta; è spesso focalizzata sul passato o sul futuro; tende ad essere negativa, aggressiva o distruttiva; porta verso chiusura, difesa o rigidità.
    Appare basata su paure e sofferenza.
Per esempio, un fondamentalista religioso può credere che Dio gli ordina di mettere delle bombe, oppure un partner tradito sente di avere il diritto di punire chi lo ha ferito così profondamente. In entrambi i casi, queste persone hanno una forte convinzione di essere nel giusto; ma possiamo anche notare che le loro convinzioni sono basate su emozioni negative: paura, dolore, odio, vendetta, ecc.

E' questa "base negativa" di certe convinzioni che indica come siano probabilmente errate, ingannevoli, distruttive e - soprattutto - non provengano dalla nostra parte spirituale, luminosa, o saggia.

"L'opinione è determinata in ultima analisi dai sentimenti e non dall'intelletto."
(Herbert Spencer)

"Non sono gli avvenimenti della nostra vita che ci formano, ma le nostre convinzioni su cosa significano quegli eventi."
(Anthony Robbins)

"Per ogni idea della cui giustezza sei assolutamente convinto, ci sono milioni di persone che la ritengono sbagliata."
(Wayne W. Dyer)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

Pensare in positivo ti migliora la vita

Uno dei fattori che più limitano la nostra felicità è il trascurare (o dare per scontati) tutti gli elementi positivi nella nostra vita: non ci facciamo caso o ce ne dimentichiamo, e così non li apprezziamo. Invece molto spesso ci concentriamo sugli eventi negativi oppure su quello che ci manca. Se ascoltiamo le lamentele delle persone intorno a noi, possiamo notare come quasi sempre si focalizzino su quello che non funziona o che non c'è, ma raramente si rammentano di quello che hanno o che funziona (sia per quanto riguarda la loro vita personale, sia per quanto riguarda il mondo in generale).

Gli effetti di pensare in negativo o in positivo

Per quanto pensare "in negativo" ci venga istintivo, è però controproducente per il nostro benessere. Infatti avere la mente occupata da pensieri negativi:
  • peggiora l'umore;
  • ci rende insoddisfatti, lamentosi e sfiduciati (quindi anche più sgradevoli alle altre persone);
  • aumenta il livello di ansia e tensione;
  • indebolisce il sistema immunitario, diminuisce l'energia fisica e psichica, ci predispone ad ammalarci;
  • ci rende pessimisti, e quindi meno inclini ad agire, osare, impegnarci e creare.

Al contrario, concentrarci sugli eventi positivi e su pensieri piacevoli porta diversi benefici:
  • migliora l'umore;
  • ci sentiamo più soddisfatti, sereni, in pace;
  • la salute e il livello di energia migliorano;
  • siamo più fiduciosi verso noi stessi e la vita, quindi tendiamo ad agire, prendere iniziative, buttarci e fare quello che desideriamo.

“Avere la mente occupata da pensieri negativi
ci rende insoddisfatti, lamentosi e sfiduciati”

Ecologia della mente

Si può pensare a questo equilibrio tra pensieri negativi o positivi come ad una ecologia della mente: proprio come viviamo meglio se l'aria e l'acqua che assorbiamo sono privi di elementi tossici, così la nostra mente mantiene uno stato efficace e funziona meglio se il livello di pensieri negativi è basso.

E se nella mia vita manca il positivo?

Alcuni potrebbero pensare di avere nella propria vita pochi elementi positivi a cui porre attenzione... Ma io scommetto che la maggior parte di voi è invece più "fortunata" di quanto pensa, e che le loro vite sono piene di cose preziose e piacevoli - a cui però non fanno caso.
Per scoprire tutto quello che di buono ci circonda, è necessario smettere di dare tutto per scontato, e concentrare la nostra attenzione su ogni cosa utile, piacevole o positiva che abbiamo a disposizione. In breve tempo ci renderemo conto di avere un'infinità di motivi per essere grati.

La lista della gratitudine

Un modo semplice per apprezzare tutti questi elementi positivi nella propria vita, è compilare una lista con ogni cosa buona ed utile che abbiamo: a questo argomento ho dedicato il post "Scopri quanto sei fortunato - La lista della gratitudine".

Specialmente quando le cose mi vanno male o mi sento scoraggiato, notare tutti questi elementi utili, benefici e preziosi mi aiuta a riconoscere che la mia vita va meglio di come sembra. E' dimostrato che provare gratitudine migliora la qualità della vita: come scrivo nella serie di post dedicati a diventare più felici, la gratitudine è la scorciatoia per la felicità.

I pensieri sono molto concreti

I pensieri possono sembrare cose astratte, poca cosa rispetto ai fatti. Ma invece essi influenzano moltissimo come viviamo, anche più dei fatti stessi. Pensiamo per esempio a due diverse abitazioni:
  • Paolo possiede un appartamentino di 60 mq, che ha scelto e sistemato con cura, di cui apprezza ogni giorno il comfort e il calore.
  • Nicola invece ha una casa di 200 mq, lussuosa e arredata finemente, ma pensa continuamente che vorrebbe una villa a Montecarlo, come hanno alcuni suoi conoscenti.
A livello di fatti appare ovvio che Nicola sta meglio di Paolo. Ma il modo in cui pensano fa sì che Paolo sia soddisfatto e in pace, mentre Nicola sia frustrato e non si goda quello che ha. Quindi, la felicità di queste persone viene determinata molto più dai loro pensieri che dai fatti concreti.

“I pensieri influenzano come viviamo
anche più dei fatti stessi”

Perché tendiamo a notare il negativo e ignorare il positivo

Ma se "pensare in positivo" è così benefico, come mai tendiamo a non farlo? Per diverse ragioni.

La mente privilegia il negativo

La prima ragione è che la mente umana tende istintivamente a dare più importanza agli eventi negativi che a quelli positivi:
  • Le notizie negative attirano maggiormente la nostra attenzione (ed è per quello che i media, per aumentare l'audience, puntano ad evidenziare gli eventi drammatici).
  • Non facciamo caso al semaforo verde o alla coda veloce, ma siamo subito infastiditi dal semaforo rosso o dalla coda lenta.
  • La perdita oppure la vincita di 100 euro non ci toccano allo stesso modo: perderli ci procura decisamente più sofferenza del piacere di riceverli.
Questa diversità di reazione ha una spiegazione evoluzionistica: reagire immediatamente ad ogni possibile pericolo è utile per sopravvivere (o almeno lo era quando vivevamo in uno stato selvaggio), mentre godere dei piaceri ha una minore priorità.

Questa maggiore importanza che diamo istintivamente al negativo ci porta a vedere la realtà (sia sul piano personale che collettivo) peggio di come realmente sia. Infatti a molti sembra che la povertà o i crimini aumentino, mentre in generale essi sono diminuiti negli ultimi decenni.
Anche il "peso" dei pensieri negativi nella nostra mente è maggiore: alcuni hanno calcolato che per controbilanciare l'effetto di un pensiero negativo, ne occorrono almeno tre positivi.

Essere negativi ci viene insegnato

Un altro motivo per cui ci concentriamo sul negativo è per via dell'educazione. A molti viene insegnato che bisogna essere seri, preoccupati, che è giusto star male per i problemi del mondo, altrimenti siamo persone superficiali.
Altre volte lo facciamo per imitazione, perché lo fanno le persone intorno a noi, e temiamo che fare diversamente ci attirerebbe sospetto e disapprovazione. Se qualcuno è sempre lieto e di buon umore, molti lo giudicano male: quante volte abbiamo sentito dire "Cosa c'è da ridere?!?" o "Il riso abbonda sulla bocca degli stolti".

La positività è una scelta cosciente

Quindi è necessario uno sforzo intenzionale, consapevole, per guidare la propria mente verso il positivo e distoglierla dal negativo - e così elevare il proprio stato d'animo e visione della vita. Nonché per apprezzare quello che siamo ed abbiamo.
Come una barca lasciata a se stessa va alla deriva, così la mente non disciplinata tende verso i pensieri negativi.

“La mente umana tende istintivamente
a dare più importanza agli eventi negativi”

Il negativo esiste, ma fissarlo non ci aiuta

Alcuni diranno "Ma gli eventi negativi esistono, il male esiste!". Certamente sì (anche se "bene" o "male" sono concetti relativi). Però concentrarsi su di essi non produce alcun beneficio, anzi: preoccuparsi non ha mai risolto nulla (semmai quel che serve è impegnarsi per migliorare, che è ben diverso dal pensare o lamentarsi). L'errore di molte persone è credere che il semplice preoccuparsi o lamentarsi produca risultati: purtroppo non è affatto così.

Concentrarsi sulle ingiustizie non serve

Si può pensare che sia legittimo lamentarsi per eventi ingiusti o che dovrebbero essere migliori. Forse, ma è comunque controproducente. Perché si rischia di cadere nella trappola del "Sarò felice quando...", rimandando lo stare bene e l'apprezzamento al futuro: e siccome è un futuro utopico (la perfezione non è di questo mondo, e la vita non è fatta per renderci felici), non ci si arriva mai.

Incolpare i genitori non serve

Molte persone si lamentano delle proprie esperienze infantili, e/o accusano i genitori perché non li hanno amati abbastanza o nel modo giusto, provocando loro tutta una serie di problemi. A questo proposito, qualcuno ha osservato che se i genitori si sono presi cura dei figli, li hanno nutriti e protetti - invece di "buttarli nel cassonetto" - gli è già andata bene; l'osservazione è chiaramente provocatoria, ma sottolinea come spesso ignoriamo quello che ci è andato bene, per concentrarci su quello che abbiamo vissuto come affronto o ingiustizia.

La vita è come un prato di campagna

Possiamo vedere la vita come fosse un prato di campagna: in esso ci sarà abbondanza sia di fiori che di sterco lasciato dagli animali che vi pascolano. Sta a ciascuno scegliere se concentrarsi sui fiori oppure sullo sterco. Allo stesso modo, la vita di ognuno presenta aspetti positivi e negativi, e il modo in cui ci sentiamo dipende in buona parte se poniamo la nostra attenzione sui "fiori" o sullo "sterco".
Concentrarsi sui fiori non vuol dire far finta che lo sterco non esista; sappiamo benissimo che c'è, ma scegliamo di non farci troppo caso (a meno che ci sia utile) e di godere invece di tutti quei fiori.

Essere positivi non significa ignorare il negativo

Sottolineo che "pensare in positivo" non significa negare la realtà (ignorando gli eventi negativi) o rinunciare a migliorarla. Significa invece dare ampio spazio agli eventi positivi, per apprezzarli e riconoscere quanto siamo "fortunati "; ma questo non esclude il considerare gli eventi negativi, quando sia necessario o utile, e cercare di migliorarli o eliminarli.

Il problema è che di solito ci concentriamo sul negativo solo per lamentarci o attribuire colpe, senza però produrre alcun risultato. Questo tipo di atteggiamento vittimistico può farci sentire temporaneamente meglio, ma in realtà non ci porta alcun vantaggio (se non un breve sollievo).

“Di solito ci concentriamo sul negativo
solo per lamentarci o attribuire colpe”

Non c'è nessun "segreto"

Quando parlo di "pensare in positivo", non parlo dell'eliminare completamente i pensieri negativi dalla mente (oltre che impossibile, sarebbe pure pericoloso).
Né sostengo quella visione ingenua e un po' infantile (chiamata anche "legge di attrazione") per cui basterebbero i pensieri positivi per creare tutto quello che vogliamo (pubblicizzata da libri come "The Secret - Il Segreto" e da vari "guru", più o meno truffaldini).
Pensare in positivo (ed essere ottimisti) sicuramente aiuta nel realizzare i propri desideri, ma di certo non basta: per riuscire occorrono anche tempo, impegno, capacità, studio, perseveranza... ed anche un po' di fortuna. Niente si crea dal nulla.

Ignorare il negativo, apprezzare il positivo

Riassumendo, lamentarci del negativo ci viene naturale, apprezzare il positivo molto meno; però il primo atteggiamento peggiora la nostra vita, mentre il secondo la migliora. Vale quindi la pena impegnarsi per tenere i pensieri negativi ai margini della nostra mente (o farlo solo quando vogliamo e possiamo cambiare una situazione), e invece notare e apprezzare tutti i "doni" che arricchiscono la nostra vita.

"La gente si preoccupa troppo delle cose negative, di ciò che non va...
Perché non provare a vedere le cose positive e, con un semplice tocco, a farle fiorire?"

(Thich Nhat Hanh)

"Per attrarre ancora di più le benedizioni che la vita ha da offrire, devi sinceramente apprezzare quelle che già hai."
(Ralph Marston)

"Per quanto ci sia di cui lamentarsi, c'è assai di più di cui essere grati."
(Larry O'Connor)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

Scopri quanto sei fortunato - La lista della gratitudine

Uno dei fattori che più limitano la nostra felicità è il trascurare (o dare per scontati) tutti gli elementi positivi nella nostra vita: non ci facciamo caso o ce ne dimentichiamo, e così non li apprezziamo. Invece molto spesso ci concentriamo sugli eventi negativi oppure su quello che ci manca.
Per quanto pensare "in negativo" ci venga istintivo, è però controproducente per il nostro benessere. Al contrario, concentrarci sugli eventi positivi e su pensieri piacevoli porta diversi benefici. Per approfondire gli effetti di queste due modalità, vedi il post "Pensare in positivo ti migliora la vita".

E se nella mia vita manca il positivo?

Alcuni potrebbero pensare di avere nella propria vita pochi elementi positivi a cui porre attenzione... Ma io scommetto che la maggior parte di voi è invece più "fortunata" di quanto pensa, e che le loro vite sono piene di cose preziose e piacevoli - a cui però non fanno caso.
Per scoprire tutto quello che di buono ci circonda, è necessario smettere di dare tutto per scontato, e concentrare la nostra attenzione su ogni cosa utile, piacevole o positiva che abbiamo a disposizione. In breve tempo ci renderemo conto di avere un'infinità di motivi per essere grati.

“La maggior parte di voi
è probabilmente più 'fortunata' di quanto pensa”


La lista della gratitudine

Un modo semplice per apprezzare tutti questi elementi positivi nella propria vita, è compilare quella che chiamo la "Lista della gratitudine" (in inglese il concetto viene chiamato "Count your blessings" - "Elenca le tue benedizioni").
Compilare questo lista può essere utile specialmente quando ci sentiamo abbattuti e sfiduciati, quando ci sembra che la vita ci tratti male, o che il mondo ce l'abbia con noi.

Prendiamoci un po' di tempo e scriviamo su un foglio tutto ciò che abbiamo nella nostra vita e contribuisce a farci stare bene, e che ci mancherebbe se non fosse presente. Poiché la tendenza a dare questi elementi per scontati è molto forte, qui sotto riporto un elenco di esempio:

Il fisico

  • Sono vivo.
  • Sono in salute (anche solo in parte).
  • Ho tutti e quattro gli arti funzionanti:
    braccia e mani per lavorare, abbracciare, creare e difendermi;
    gambe e piedi per camminare, saltare, correre e danzare.
  • I miei cinque sensi funzionano: posso vedere e scoprire, ascoltare parole e musica, assaporare cibi deliziosi, annusare i fiori, toccare le persone che amo.

La mente

  • Ho intelligenza: posso comprendere il mondo, elaborare idee e progetti, e imparare tutto quello che mi interessa.
  • Ho conoscenze utili: so leggere e scrivere, far di conto, so fare varie cose che io ed altri apprezzano.
  • So comunicare: posso capire gli altri e farmi capire, posso collaborare, e chiedere aiuto quando mi serve.

La casa

  • Ho una casa che mi ripara da freddo e caldo, pioggia e vento (anche se vivo in affitto).
  • Ho il riscaldamento, l'acqua corrente per bere e lavarmi, i servizi igienici, l'energia elettrica per la luce e numerosi apparecchi.
  • Ho un frigo e una dispensa con abbondante cibo.
  • Ho il telefono, computer e Internet per comunicare col resto del mondo.
  • Ho radio e TV che possono divertirmi e informarmi.
  • Ho abbondanza di abiti e calzature per tutte le stagioni.
  • Ho un letto comodo e accogliente.

Paese e ambiente

  • Vivo in un Paese senza guerre, circondato da altri Paesi che non muovono guerra al mio.
  • Vivo in una nazione democratica, senza dittatura, polizie segrete e torture.
  • Ho a disposizione una serie di servizi (gratuiti o a costi accessibili), come istruzione pubblica, assistenza sanitaria, trasporti pubblici, forze dell'ordine.

Varie

  • Ho a disposizione libertà, opportunità e scelte pressoché infinite (in misura che in passato sarebbe stata impensabile).
  • Ho a disposizione tutta la conoscenza e la cultura umana (in gran parte gratuitamente).
  • Posso ascoltare in ogni momento tutta la musica che mi piace.
  • Ho nella mia vita persone che mi vogliono bene (e probabilmente anche tu, in qualche modo: che siano partner, amici, genitori).
  • Ho un'automobile che può portarmi dove voglio, e una bicicletta per spostarmi a costo zero.


Sembra poco, ma se non ci fosse...

Se quanto elencato sopra ti sembra banale o poco significativo, prova a considerare ogni elemento e immagina come vivresti senza di esso:
  • Senza l'acqua corrente: fare chilometri per attingere l'acqua da un pozzo, lavarsi in una tinozza.
  • Senza servizi igienici: costretto a fare i propri bisogni in una latrina in cortile, magari con la pioggia o il gelo.
  • Senza energia elettrica: al buio, al freddo, senza elettrodomestici, TV, computer.
  • Senza la salute o l'assistenza sanitaria: dolorante, infermo, dipendente dagli altri, magari in fin di vita.

“Prova a considerare come vivresti
senza acqua corrente”

Per migliaia di anni, per buona parte della civiltà umana, ogni persona:
  • Poteva essere coinvolta in una guerra in qualsiasi momento
  • Era alla mercé di banditi e malfattori
  • Era soggetta a piaghe ricorrenti quali carestie ed epidemie
  • Se si ammalava poteva contare solo sui metodi rozzi di cerusici o stregoni
  • Doveva vivere secondo i dettami della Chiesa e dei nobili...
Il fatto che oggi tutto questo non sia più così (almeno per chi vive in un Paese occidentale come il nostro), mi sembra un balzo epocale e di cui essere grati ogni giorno. Il cittadino medio odierno ha più possibilità, ed uno stile di vita più ricco e confortevole, di un re del passato.

Alimentare la gratitudine

Specialmente quando le cose mi vanno male o mi sento scoraggiato, notare tutti questi elementi utili, benefici e preziosi mi aiuta a riconoscere che la mia vita va meglio di come sembra. Mi incoraggia, mi ridà fiducia, mi fa sentire più "fortunato" e privilegiato (in particolar modo rispetto ai miliardi di persone più svantaggiate di me).
E' dimostrato che provare gratitudine migliora la qualità della vita: come scrivo nella serie di post dedicati a diventare più felici, la gratitudine è la scorciatoia per la felicità.

I pensieri sono molto concreti

I pensieri possono sembrare cose astratte, poca cosa rispetto ai fatti. Ma invece essi influenzano moltissimo come viviamo, anche più dei fatti stessi. Pensiamo per esempio a due diverse abitazioni:
  • Paolo possiede un appartamentino di 60 mq, che ha scelto e sistemato con cura, di cui apprezza ogni giorno il comfort e il calore.
  • Nicola invece ha una casa di 200 mq, lussuosa e arredata finemente, ma pensa continuamente che vorrebbe una villa a Montecarlo, come hanno alcuni suoi conoscenti.
A livello di fatti appare ovvio che Nicola sta meglio di Paolo. Ma il modo in cui pensano fa sì che Paolo sia soddisfatto e in pace, mentre Nicola sia frustrato e non si goda quello che ha. Quindi, la felicità di queste persone viene determinata molto più dai loro pensieri che dai fatti concreti.

Notiamo il negativo e ignoriamo il positivo

Ma se "pensare in positivo" è così benefico, come mai tendiamo a non farlo? Alcune ragioni principali sono:
  • La mente umana tende istintivamente a dare più importanza agli eventi negativi che a quelli positivi.
  • Essere negativi ci viene insegnato.
  • A volte lo facciamo per imitazione.

Quindi è necessario uno sforzo intenzionale, consapevole, per guidare la propria mente verso il positivo e distoglierla dal negativo - e così elevare il proprio stato d'animo e visione della vita. Nonché per apprezzare quello che siamo ed abbiamo.

La lista della proprie qualità

In modo simile alla "Lista della gratitudine", si può anche fare una "Lista delle qualità" in cui elencare tutte le proprie qualità e capacità (anche quelle che ci sembrano ovvie, comuni o poco importanti). Invece di lamentarci, sentirci in colpa o "sbagliati" per quello che non sappiamo (ancora) fare o essere, possiamo portare l'attenzione su tutto quello che siamo o sappiamo fare. Questo ci aiuterà a sentirci meglio ed aumentare la considerazione di noi stessi.

Lamentarsi è facile, apprezzare no

Riassumendo, lamentarci per quello che ci manca o che va male ci viene naturale, apprezzare quello che abbiamo di positivo molto meno; però il primo atteggiamento peggiora la nostra vita, mentre il secondo la migliora. Vale quindi la pena impegnarsi per non dedicare attenzione agli elementi negativi (o farlo solo quando vogliamo e possiamo cambiare una situazione), e invece notare e apprezzare tutti i "doni" che arricchiscono la nostra vita.

Per approfondire gli effetti del pensare in negativo o in positivo, vedi il post "Pensare in positivo ti migliora la vita".

"Per quanto ci sia di cui lamentarsi, c'è assai di più di cui essere grati."
(Larry O'Connor)

"Il segreto della felicità consiste nel contare le tue benedizioni, mentre gli altri continuano a sommare problema su problema."
(William Penn)

"La gratitudine è il paradiso."
(William Blake)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)



Licenza Creative Commons
© 2017 Valter Viglietti. Psicofelicità è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.