Perché abbiamo bisogno degli altri, e come dipendere meno

Molto spesso sentiamo di avere necessità degli altri, a volte fino al punto di sentirci dipendenti da loro. Questa dipendenza dagli altri ovviamente genera non pochi problemi, perché molto spesso le altre persone risultano non disponibili, o non intenzionate a darci ciò che vorremmo. In un certo senso, potremmo dire che buona parte dei conflitti interpersonali nascono quando gli altri deludono i nostri desideri e le nostre aspettative.
Perché questa dipendenza? Fondamentalmente perché abbiamo una serie di bisogni: quando questi vengono soddisfatti ci sentiamo bene, altrimenti no. Quindi andiamo incontro agli altri nella speranza che ci diano quello che cerchiamo. Per esempio, alcuni bisogni che tutti abbiamo sono:
  • Sentirsi approvati e apprezzati
  • Ricevere attenzione e considerazione
  • Essere amati e desiderati...

Poiché i bisogni insoddisfatti ci fanno stare male, dipendiamo dagli altri per soddisfarli e sentirci bene. Per molti questa dipendenza è un fenomeno scontato e inevitabile, ma non è proprio così. Proviamo a capire come funziona e come dipendere meno dagli altri.

“Dipendiamo dagli altri
perché abbiamo una serie di bisogni”

Una serie di bisogni

Tutti abbiamo dei bisogni fondamentali, universali. Di seguito elenco alcuni dei bisogni principali comuni agli esseri umani:
  • Amore - Affetto, sentirsi amato
  • Accettazione - Sentire che sono ok, che vado bene come sono
  • Approvazione - Senso di valere, di essere capace e valido
  • Attenzione - Essere visti, ascoltati, considerati
  • Contatto / Piacere fisico - Affettuosità tattile, piacere sessuale
  • Comunicazione - Espressione di sé, condivisione, scambio di idee
  • Fiducia nella vita - Speranza, ottimismo, fede

(Naturalmente esistono altri bisogni fondamentali, per esempio i bisogni fisiologici e quelli che riguardano la sopravvivenza; vedi anche la Piramide dei bisogni di Maslow. In questo post mi occupo solo di alcuni bisogni di relazione ed esistenziali)

Nutrimento interno o esterno

Di solito siamo abituati a riversare questi bisogni verso l'esterno, nella speranza che le persone intorno a noi li soddisfino. Ma una possibilità che i più ignorano, e di cui raramente si parla, è che molti dei nostri bisogni possono essere nutriti anche da noi stessi. In altre parole, i bisogni possono essere soddisfatti sia internamente (da noi stessi) che esternamente (dagli altri) - anche se alcuni, come quello di Contatto / Piacere, possono essere nutriti solo parzialmente dall'interno.
Per esempio, tutti abbiamo bisogno di approvazione, di sentire che siamo capaci, in gamba e validi. Quindi posso dire a me stesso "Bravo, ottimo risultato!", oppure sperare che me lo dicano gli altri.

Va notato che nutrimento interno ed esterno non sono mutualmente esclusivi, anzi direi che sono complementari e si rafforzano a vicenda. Però siamo abituati - anche per via dell'educazione e della cultura - a cercare la soddisfazione fuori da noi.

“Molti dei nostri bisogni
possono essere nutriti anche da noi stessi”

Una capacità negata e disprezzata

Molte persone non immaginano nemmeno di poter dare a se stessi il nutrimento di cui hanno bisogno: non ne hanno mai sentito parlare, oppure hanno ricevuto messaggi negativi a riguardo. Per esempio, spesso ci viene detto che farsi i complimenti da soli è presunzione, che dobbiamo aspettare che siano gli altri a dirci quanto valiamo, o ci è stato insegnato che la masturbazione (che è un modo di soddisfare il bisogno di piacere e contatto) è dannosa o peccaminosa.

Dare a me stesso quello che mi serve

Vediamo ora alcuni esempi di bisogni nutriti dall'interno:
  • Amore - Dirmi "Ti voglio bene", "Ciao fratello!", sorridermi (magari davanti allo specchio). Farmi un gesto affettuoso (come poggiare una mano sul petto, o sulla spalla) quando sono giù di morale. Trattarmi con gentilezza.
  • Accettazione - Dirmi "Sono come sono, e va bene così". Limitare l'autocritica al minimo, e/o farla solo in modo costruttivo e incoraggiante. Ricordarmi che nessuno è perfetto, tutti sbagliamo, e sono ok anche quando fallisco. Arginare o eliminare i pensieri distruttivi.
  • Approvazione - Dirmi "Gran bel lavoro", "Sei una bella persona", "Hai fatto del tuo meglio". Notare ogni mio risultato positivo, anche piccolo, e apprezzarlo.
  • Attenzione - Ascoltare i miei bisogni, le mie esigenze, i miei malesseri - e cercare di prendermene cura. Fare le attività che mi fanno stare bene. Non mettermi in secondo piano, anzi, a volte anteporre me stesso agli altri; considerarmi importante.
  • Contatto / Piacere fisico - Toccare il mio corpo, dove mi reca piacere e conforto (mani, volto, petto, capelli, ecc.). Farmi delle carezze sensuali. Masturbarmi quando ne ho voglia.
  • Comunicazione - Coltivare un dialogo interiore, sui temi che mi interessano. Intavolare discussioni immaginarie con persone che conosco, personaggi del passato o inventati.
  • Fiducia nella vita - Incoraggiarmi. Dirmi "Ce la farai", "Andrà tutto bene". Coltivare l'ottimismo e la gratitudine.
Possono sembrare esempi banali, ma provate a metterli in pratica: credo che (magari dopo un imbarazzo iniziale) non vi lasceranno indifferenti. Come indicazione generale, potete pensare di trattare voi stessi come vi tratterebbe il vostro migliore amico, o come vorreste essere trattati dal vostro partner ideale.

“Trattate voi stessi
come vi tratterebbe il vostro migliore amico”

Sviluppare in me le qualità che vorrei

A volte qualcuno ci piace perché ci ricorda come noi stessi vorremo essere: sicuro, forte, audace, sexy, brillante, affettuoso... Spesso ne siamo attratti e vorremmo quella persona vicina, così da godere della "luce riflessa" di quelle qualità che invidiamo passivamente.
Lo si vede di frequente nelle coppie di tipo complementare: lei fragile che si attacca all'uomo forte; lui razionale e introverso, attratto da una donna esuberante e passionale. Così hanno bisogno del partner per le qualità che in loro stessi mancano, ma che "delegano" all'altra persona.

Raramente pensiamo ad una ipotesi differente, in cui l'altro diventa ispirazione e quelle qualità le coltiviamo attivamente in noi stessi: sono allora io che divento sicuro, audace, brillante (magari imparando anche dagli esempi che ho intorno).
Anche in questo caso la qualità desiderata può arrivare dall'interno, da noi stessi - se ci prendiamo la briga di svilupparla.

Se non amo me stesso, l'amore non mi basterà mai

A molti sembrerà che ricevere soddisfazione dall'esterno, dagli altri, sia la cosa più naturale ed efficace; mentre cercarla in se stessi sia - al più - una compensazione per i momenti di penuria. Ma non è proprio così: non solo la soddisfazione dall'esterno è soggetta ai capricci altrui, alle circostanze e al caso, ma l'incapacità di nutrire i propri bisogni genera una serie di problematiche.

Un costante senso di vuoto

Meno sono capace di nutrire me stesso, più provo un senso di vuoto: perché i miei bisogni non vengono soddisfatti, e perché l'amore per se stessi è una necessità fondamentale. Se non amo me stesso, l'amore degli altri non mi basterà mai. Questo porta a cercare disperatamente nutrimento all'esterno, negli altri: infatti quelli più incapaci di auto-nutrirsi (che spesso non si piacciono, non si amano, si giudicano e si disprezzano), nelle relazioni tendono ad essere completamente dipendenti.

Più cerco qualcosa, meno la trovo

Ma, paradossalmente, più cerchiamo fuori quello di cui abbiamo bisogno, e meno lo riceviamo. Chi è troppo bisognoso, appiccicoso o dipendente, in genere suscita fastidio o repulsione.
Questo è uno dei motivi principali che portano chi ha una personalità da "maschio Beta" o da "bravo ragazzo" a continui fallimenti relazionali.
E' anche il motivo per cui molti credono che "in amore vince chi fugge". In realtà non è proprio così, ma di solito è vero il contrario: chi si attacca in modo ossessivo o dipendente a qualcuno, non suscita interesse ed anzi viene di solito respinto.

“Se non amo me stesso,
l'amore degli altri non mi basterà mai”

La soluzione è dentro di sé

Riversare i propri bisogni completamente all'esterno, è quindi una strategia fallimentare: la soluzione è dentro di sé, nel diventare capaci di nutrire i propri bisogni in modo autonomo.
Quando sono capace di nutrire me stesso, soddisfo i miei bisogni (almeno in parte) e riesco a stare bene, per cui il bisogno non è più così pressante. Diventa piuttosto un desiderio*: non è più indispensabile alla sopravvivenza, diventa un "optional" piacevole. Questo mi rende più rilassato, aperto e positivo quando vado incontro agli altri: avendo meno bisogno degli altri, sono capace di relazionarmi in modo più sereno ed efficace.

* La differenza tra bisogno e desiderio è questa: quando ho bisogno di qualcosa, se non la ottengo sto male; se la desidero soltanto, farne a meno non è un problema.

Mendicanti di affetto e di attenzione

Quando non siamo capaci di nutrire noi stessi, può capitare di prendersi una cotta o innamorarsi della prima persona che ci fa sentire amati o considerati, o anche solo ci tratta con gentilezza (perché in quel modo nutre i nostri bisogni trascurati). Quella persona diventa così importante per noi, perché ci rende felici e/o ci sembra che possa appagare i nostri bisogni: e questo attaccamento lo chiamiamo "amore" (ma in realtà l'amore è una cosa diversa).
Questo slancio sentimentale può capitare anche se quella persona è del tutto incompatibile con noi, o se non ha in realtà alcun interesse verso di noi: il bisogno insoddisfatto è talmente forte che prende il sopravvento, ci domina e ci rende ciechi ai fatti.
Questa è l'origine di molte situazioni relazionali infelici:
  • innamoramenti non ricambiati;
  • innamorarsi di persone per nulla adatte a noi, con cui abbiamo poco o niente in comune;
  • attaccamento ossessivo a qualcuno che non ci vuole, o che ci usa;
  • restare attaccati ossessivamente ad un(a) ex;
  • restare insieme a partner "tossici" (manipolativi, violenti...).

L'ossessione per una sola persona

In particolare, a volte ci convinciamo che vogliamo (o possiamo) ricevere ciò che ci necessita solo da una determinata persona: per esempio questo accade:
  • quando ci innamoriamo perdutamente;
  • quando rimaniamo fissati su una persona che ci ha respinto o lasciato (fissazione che nella comunità PUA viene chiamata "One-itis" - da "the One", l'unica e sola);
  • quando siamo dipendenti da qualcuno;
  • quando cerchiamo disperatamente l'amore o l'approvazione da un genitore (anche in età adulta).

Attaccamento a chi ci tratta male

Oltre ai bisogni ovvi e comuni (citati all'inizio), l'attrazione o l'attaccamento che proviamo per qualcuno può provenire anche da altri bisogni, inconsci e apparentemente illogici. Per esempio, alcuni si attaccano a persone:
  • Che non sono interessate a loro
  • Fredde e distanti
  • Che li tradiscono
  • Che li trattano male, emotivamente e/o fisicamente
  • Controllanti, oppressivi, violenti
Apparentemente non ha senso: perché dovrei desiderare persone del genere? E soprattutto, perché dovrei aver bisogno di essere respinto o maltrattato?
In realtà, chi vive le relazioni in questo modo è mosso da ragioni profonde e inconsce (specialmente se gli capita ripetutamente), che in genere sono radicate in esperienze dell'infanzia. In pratica, se abbiamo una ferita emotiva del passato (per esempio una madre fredda e distaccata, o un padre aggressivo e violento), il nostro incoscio può spingerci verso persone simili, nel tentativo di rivivere la vecchia ferita e così superarla.
Quindi anche questo è un tipo di bisogno, per quanto in apparenza assurdo perché ci porta a ricreare la vecchia sofferenza: il nostro inconscio ha bisogno di quel tipo di persona per rielaborare il passato. Purtroppo questo genere di esperienze difficilmente vengono superate senza un valido aiuto terapeutico, perché la persona che le vive non si rende conto delle sue reali motivazioni.

Dalla dipendenza alla libera scelta

Quando dipendiamo da qualcuno in particolare (come nei casi elencati sopra), tendiamo a credere che quella persona sia unica e insostituibile. Ma se ci rendiamo conto che la dipendenza nasce dai nostri bisogni, e non dalle qualità degli altri, allora diventa evidente che quei bisogni potrebbero essere nutriti anche da altre persone (inclusi noi stessi). Questo è liberatorio (non ci sentiamo più incatenati a qualcuno che, magari, non ne vuole sapere di noi), anche se poco romantico (viene a cadere l'idea di un "grande amore predestinato" per tutta la vita, o del partner ideale e unico).

Per questo è fondamentale prendere consapevolezza dei propri bisogni. Quanto più li abbiamo chiari:
  • tanto più ci rendiamo conto che esistono dentro di noi, e non vengono creati dall'altro (il mio bisogno d'amore esiste ancor prima di incontrare qualcuno - anche se non ne sono consapevole);
  • e tanto meno vedremo gli altri come "fonti indispensabili" del nostro benessere.
Questo ci renderà assai meno inclini alla dipendenza: perché la dipendenza è radicata nella convinzione che l'altro mi sia indispensabile, e senza di lui (o lei) starò malissimo e forse non sopravviverò. Quando vedo l'altro come "opzionale", e non più indispensabile, ecco che il mio legame con lui può diventare una libera scelta, e non più una pesante "catena" che non posso lasciar andare.

“La dipendenza nasce dalla convinzione
che l'altro mi sia indispensabile”

Non solo interno

Questo insistere sull'importanza del nutrire se stessi non significa che dobbiamo concentrarci solo sul nutrimento interno o che esso possa bastarci. Siamo comunque "animali sociali", quindi le relazioni e il nutrimento esterno sono necessari al nostro benessere. Come ha scritto il poeta John Donne:
"Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente; una parte del tutto."


Però, sapersi dare del nutrimento interno è fondamentale per almeno due motivi:
  • Se non siamo in grado di darci nutrimento interno, saremo sempre squilibrati, denutriti e affamati, preda di un senso di vuoto, inclini alla dipendenza e all'attaccamento patologico.
  • Quando siamo capaci di darci nutrimento interno, possiamo stare bene anche se quello esterno non arriva (magari non ci sentiremo al massimo, ma sarà comunque accettabile).
    E quando ci relazioniamo, siamo molto più capaci di creare rapporti equilibrati, sani, costruttivi e appaganti. Non ci comportiamo da "mendicanti" che cercano disperatamente un'elemosina, o da "piovre" che soffocano chi ci sta vicino, ma da persone che sanno di avere un valore e qualità da offrire.

Voglio che gli altri mi rendano felice

Qualcuno potrebbe dire "Non voglio dipendere meno, voglio che gli altri nutrano di più i miei bisogni! (così da rendermi felice)". Ma questo pretesa è utopica e illusoria, per varie ragioni:

Il cambiamento parte da noi stessi

In poche parole, la realtà non sarà mai su misura dei nostri desideri. Quindi, quello che possiamo fare per ottenere maggiori soddisfazioni dalle altre persone, è cambiare noi; acquisendo migliori capacità e imparando come funzionano le relazioni umane:
Crescendo in questo modo otteniamo dagli altri di più, e possiamo creare relazioni più appaganti, perché:
  • Diventiamo individui più piacevoli e attraenti.
  • Capiamo meglio le altre persone.
  • Siamo in grado di soddisfare meglio le loro necessità.
    In fondo, il modo più diretto per attrarre gli altri è essere in grado di nutrire i loro bisogni - e quindi renderli felici.

"Essere belli significa essere se stessi. Non hai bisogno di essere accettato dagli altri. Hai bisogno di accettare te stesso."
(Thich Nhat Hanh)

"La migliore relazione è quella in cui l'amore per l'altro supera il bisogno dell'altro."
(Dalai Lama)

"La dipendenza non crea amore."
(Anais Nin)


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