Come affrontare la sofferenza

Come ho scritto nel post "Perché si soffre" (e come filosofi e saggi hanno spesso confermato), la sofferenza è naturale e parte della vita stessa. Per questo l'atteggiamento più saggio sarebbe quello di accettare questo aspetto inevitabile della condizione umana, senza farsene abbattere o travolgere; purtroppo non è affatto facile.

Fuga dalla sofferenza

L'impatto che la paura, il dolore, l'incertezza e gli imprevisti dell'esistenza hanno su di noi, è tale da indurci spesso a sentirci soverchiati: non riusciamo a sopportarli. E' per questo che ci capita di cadere in due atteggiamenti errati e dannosi, opposti ma entrambi gravi:
  1. L'ottimismo ingenuo di chi vuole credere che tutto andrà (o deve andare) bene.
  2. Il pessimismo cinico di chi rinuncia alla speranza, e si aspetta che tutto andrà male.
  • I primi vivranno nella negazione e nell'illusione, si ritroveranno spesso delusi, smarriti e impreparati ad affrontare le complessità dell'esistenza.
    Avendo delle aspettative troppo elevate, tenderanno al perfezionismo, avranno difficoltà ad adattarsi, difficilmente apprezzeranno i piccoli piaceri o le conquiste modeste; non di rado saranno pretenziosi o critici (tutto dovrebbe essere molto meglio, non ci si può certo accontentare).
  • I secondi vivranno nell'angoscia, incapaci di andare incontro alla vita con fiducia e intraprendenza.
    Aspettandosi il peggio diffideranno di tutti, eviteranno di cogliere le opportunità, vivranno intrisi di amarezza ed invidia per chi sa essere più lieto e appagato. Le persone tenderanno ad evitarli e, invece di riconoscere di essere loro stessi la causa, attribuiranno la colpa agli altri.
Non di rado chi coltiva la prima mentalità, dopo una serie di delusioni finisce con l'abbracciare la visione opposta: dopo troppa sofferenza e disappunto, si rifugia nella rassicurazione del pessimismo a priori, in modo da non coltivare più speranze che possano essere infrante.

Una mancanza di equilibrio

Il problema di fondo di questi due atteggiamenti è la mancanza di equilibrio, e di realismo: in realtà l'esistenza è sempre un misto di luce ed ombra, positivo e negativo, successi e fallimenti. Solo mantenendo una posizione equilibrata, di "saggezza ragionevole" che prevede e considera tutte le possibilità, spera nella riuscita ma si prepara all'eventuale insuccesso, è possibile vivere in modo costruttivo e proficuo.

Gli elementi della saggezza

Naturalmente la vera saggezza non si raggiunge in fretta né si può insegnare, ma esistono alcuni "ingredienti" che possiamo coltivare per accrescere la nostra "ragionevole saggezza", e così saper affrontare meglio la sofferenza.

Visione realistica

Le persone sagge hanno, prima di tutto, una visione "realistica" su quanto impegnative siano molte cose. Non sono privi di speranza (il che sarebbe una follia), ma sono consapevoli delle complessità che ogni progetto comporta: ad esempio crescere un figlio, avviare un'impresa, trascorrere un fine settimana piacevole con la famiglia, cambiare la società, innamorarsi...
Sapere di starsi imbarcando in qualcosa di difficile non toglie al "saggio" l'ambizione, ma lo rende più saldo, più calmo e meno incline al panico riguardo i problemi che invariabilmente incontrerà sul percorso.

Saper apprezzare

Ben consapevole che molte cose potrebbero andare storte, il saggio è insolitamente sensibile a momenti di calma e bellezza; anche a quelli di natura modesta, che vengono ignorati da chi è impegnato in progetti più grandiosi. Proprio perché ha ben presente i pericoli e le tragedie dell'esistenza, è capace di apprezzare il piacere di una giornata soleggiata e tranquilla, l'incanto di un bambino che gioca, o una serata di chiacchiere tra amici.
Non è perché sia ingenuo o sentimentale, ma perché conosce quanto la vita possa diventare difficile; e, quindi, sa apprezzare il valore dei momenti dolci e sereni - in qualsiasi momento si presentino.

Riconoscere la follia diffusa

Il saggio sa che tutti gli esseri umani, lui compreso, sono irrimediabilmente radicati nella follia: hanno desideri irrazionali e obiettivi contraddittori, sono inconsapevoli la maggior parte del tempo, sono inclini a sbalzi d'umore, sono preda di ogni tipo di fantasie e illusioni; e sono sempre in balìa delle bizzarre pulsioni della loro sessualità.
Il saggio non rimane sorpreso dalla compresenza di immaturità e perversione al fianco di qualità mature come intelligenza ed etica. Si rende conto che siamo, in fondo, delle scimmie a malapena evolute. Consapevole che almeno metà della vita è irrazionale, cerca - per quanto possibile - di prevedere la pazzia, ed argina il panico quando - prevedibilmente - essa fa la sua comparsa.

Educazione e cortesia

La persona saggia ha una visione realistica anche delle relazioni sociali; specialmente su quanto sia difficile far cambiare idea alle persone e influenzare le loro vite.
Per questo è alquanto restìa nel dire francamente quello che pensa degli altri. Si rende conto di quanto sia raramente produttivo mostrarsi critici. Cerca soprattutto di creare situazioni piacevoli tra le persone, anche se questo significa non essere del tutto autentici. A questo scopo, nel parlare con qualcuno di fede politica o religiosa diversa dalla propria, non cercherà di convertirli; si tratterrà dall'obiettare a chi espone idee discutibili sul riformare il paese, sull'educare i figli o sull'organizzazione della propria vita.
La persona saggia sarà consapevole di quanto ciascuno possa vedere le cose in modo diverso, e cercherà di concentrarsi più su quello che le persone hanno in comune piuttosto che su quello che le separa.

Accettare se stessi

Il saggio ha fatto pace con il divario tra come avrebbe voluto essere idealmente, e ciò che in realtà è diventato. E' venuto a patti con la propria stupidità, i difetti, la sgradevolezza, i limiti e le mancanze; ha imparato a trattarsi con gentilezza e compassione anche con le sue imperfezioni. Non si vergogna di se stesso - e quindi non ha bisogno di mentire o dissimulare di fronte agli altri. Senza egocentrismo o vanità, può mostrare alle persone vicine una mappa abbastanza precisa dei propri difetti e nevrosi, e delle ragioni per le quali può essere difficile vivergli accanto (il che facilita non poco stare in sua compagnia).

Saper perdonare

Il saggio sa essere realistico anche con gli altri. Sa che tutti siamo sottoposti a grande pressione nel perseguire le proprie ambizioni, difendere i propri interessi e nella ricerca della gratificazione. Questo può far sembrare gli altri "cattivi" e insensibili, ma il saggio riconosce che la maggior parte del "male" non è intenzionale: è un sottoprodotto del costante scontro tra ego in competizione per trovare un "posto al sole" in un mondo di risorse limitate.

Il saggio è quindi cauto nel giudicare. Esita a trarre conclusioni affrettate sulle motivazioni dietro alle azioni altrui. E' più disponibile a perdonare perché sa quanto la vita di ciascuno sia difficile, piena di aspirazioni frustrate e desideri inappagati: è naturale che ogni tanto ci sia qualcuno che urla, che è scortese, che spinge per passare avanti...
Il saggio comprende le ragioni per cui le persone possono essere sgradevoli. Si sente meno ferito dall'aggressività e meschinità altrui, perché è consapevole dell'origine di certi comportamenti: nascono dal dolore e dalla confusione che tutti provano.

Perdonare se stessi

Un elemento necessario per diminuire la sofferenza, è la capacità di perdonarsi. Quasi tutti conviviamo con sensi di colpa per qualche mancanza o errore compiuto. Ma commettere errori (anche gravi) è umano: anche quando sbagli, non vuol dire che sei una cattiva persona, ma solo che sei umano e imperfetto - come tutti.

Successo, fortuna ed invidia

Il saggio non si fa ingannare dall'invidia: si rende conto che ci sono dei validi motivi per cui non ha molte delle cose che vorrebbe. Se guarda a personaggi ricchi o famosi, riconosce le ragioni per cui è ben lontano dal raggiungere simili vette di successo. Può sembrare che la vita gli sia andata così per caso, o per sfortuna, o a causa di ingiustizie, ma in realtà ci sono stati dei motivi del tutto razionali:
  • non si è impegnato abbastanza,
  • non ha voluto rischiare,
  • non ha coltivati i talenti necessari,
  • mancava di alcune capacità...

Allo stesso tempo, il saggio riconosce che alcuni destini sono davvero plasmati dal caso: alcune persone hanno genitori migliori, altri capitano nel posto giusto al momento giusto. Non sempre i vincitori lo sono per proprio merito. Il saggio apprezza l'importanza della fortuna, e non se la prende con se stesso per non averla avuta quando gli avrebbe fatto comodo.

Errori e rimpianti

In quest'epoca pervasa di ambizione, è comune coltivare il sogno di poter realizzare una vita piena e appagante; essere convinti di poter prendere le decisioni migliori in ogni aspetto primario della vita: l'amore, il lavoro, i figli... Ma il saggio si rende conto che è impossibile non commettere mai errori; ciascuno farà sbagli anche clamorosi, imprevedibili e con serie conseguenze, in ogni settore della vita. A volte:
  • Sposiamo qualcuno che poi diventa un estraneo, o un nemico
  • Scegliamo una carriera che poi ci svuota l'anima
  • I figli crescono distanti, incomprensibili e sofferenti
E questo accade nonostante il nostro impegno e la convinzione di fare la scelta giusta. Il perfezionismo è un'illusione ingannevole: ritrovarsi con dei rimpianti è inevitabile. Per questo è fondamentale perdonarsi quando - fatalmente - compiamo degli errori (il che non esclude la responsabilità per le nostre azioni).

Il rimpianto si ridimensiona se osserviamo che fare errori è comune a tutta la nostra specie. Se osserviamo la vita di chiunque troviamo errori devastanti che l'hanno segnata. Sbagliare non è riservato alle persone meno capaci o meno attente: è intrinseco all'esistenza stessa. Sbagliamo perché non abbiamo mai tutte le informazioni necessarie per fare scelte corrette, e perché ci è impossibile prevedere dove quelle scelte ci porteranno. Per molti versi, navighiamo nella vita in modo approssimativo, a volte quasi alla cieca.

Accogliere il dolore

Infine, spesso il modo migliore per diminuire la sofferenza è non combatterla, ma accoglierla e sentirla - che è esattamente il contrario di quel che ci viene da fare. Quando proviamo del dolore, la nostra reazione istintiva è di opporci: vogliamo allontanarlo o annullarlo, facciamo di tutto per non sentirlo. Ma questo non lo elimina: tutto quel che otteniamo è distrarci temporaneamente, oppure nascondiamo quel dolore in qualche angolo del nostro inconscio - dove continua a influenzarci.
E' per questo che i traumi dell'infanzia, le ferite che nascondiamo, la rabbia non espressa, continuano a covare in noi e ci provocano malesseri (a volte emotivi, a volte fisici): le emozioni represse non spariscono, vengono "congelate" dentro di noi. Salvo poi esplodere - spesso in modo esagerato e incomprensibile - quando siamo stanchi o stressati, o se qualcuno va a toccare un nostro punto debole.
Per non sentire le emozioni negative o spiacevoli, usiamo varie strategie difensive (alcune identificate da Freud sono la negazione, la dissociazione, la rimozione), oppure scivoliamo in qualche dipendenza (cibo, alcol, sesso, lavoro, shopping... i comportamenti compulsivi ci distraggono e ci "anestetizzano").
Molti concentrano la propria vita sull'allontanare o eliminare la sofferenza, nella convinzione che ciò li farà stare bene o li renderà felici: ma questa è un'illusione che non funziona, anzi finiamo con lo stare peggio.

Le emozioni sono come onde

L'emozione è energia, e si muove come un'onda: se la accogliamo e lasciamo che passi, l'emozione raggiungerà un picco e poi diminuirà, fino a scomparire. Se invece ci opponiamo, continuerà a premere sulla nostra psiche (come la massa d'acqua arginata da una diga), generando disagio. Paradossalmente, molte persone continuano a soffrire tutta la vita per evitare il dolore: lo tengono a distanza invece di affrontarlo, e in questo modo non se ne liberano mai. Invece, se accogliamo le nostre emozioni (per quanto spiacevoli), le abbracciamo e ci permettiamo di ascoltarle, pian piano l'emozione si attenuerà fino a passare, lasciandoci liberi (nel caso di problemi complessi o dolori radicati nel passato, però, liberarsene può essere più difficoltoso). E' come quando abbiamo voglia di piangere: se ci permettiamo di scoppiare in un pianto dirotto, poi ci sentiamo un po' meglio.

Cambiare il mondo, cambiare se stessi

Alla fine di questo elenco, qualcuno potrebbe obiettare che parla solo di come cambiare se stessi; magari sperava di trovare suggerimenti per attenuare la sofferenza cambiando le altre persone, o le situazioni. Ma il problema è che non possiamo mai cambiare gli altri, e spesso non possiamo nemmeno cambiare le situazioni, o il mondo: per quello è importante capire quando è possibile cambiare una situazione, e quando invece è il caso di accettarla.
Per tutti gli eventi che ci recano sofferenza, ma in cui non è possibile cambiare le altre persone o la situazione, coltivare gli atteggiamenti elencati sopra può aiutarci a vivere meglio.

Essere spontanei od ottenere dei risultati

Si potrebbe osservare che tutti questi suggerimenti vanno contro la spontaneità; qualcuno potrebbe lamentarsi "Perché dovrei essere così saggio? Io voglio solo essere me stesso". Naturalmente siamo tutti liberi di comportarci come meglio preferiamo; non siamo però liberi di scegliere le conseguenze.
Lo scopo di questo post non è di insegnare ad essere delle "brave persone", ma di suggerire degli strumenti che permettono di vivere con maggior serenità e piacere, anche quando ci troviamo ad affrontare la sofferenza che la vita - inevitabilmente - porta sul nostro cammino. Lo scopo è "egoistico": è per stare meglio noi, non per far stare meglio gli altri (quello, semmai, è solo una conseguenza)
Se qualcuno vuole comportarsi come gli viene, è liberissimo: ma se questo lo porta ad arrabbiarsi, entrare in conflitto, e non ottenere i risultati voluti, pare evidente che non è un comportamento funzionale. Poiché si raccoglie ciò che si semina, se vogliamo certi risultati ne consegue che dobbiamo "seminare" in modo adeguato. Dipende da dove vogliamo dirigere la nostra vita.

L'importanza della pratica e della ripetizione

Conoscere atteggiamenti saggi non garantisce, ovviamente, che riusciremo a metterli in pratica. La conoscenza è semplicemente un punto di partenza: sarà il praticarli, e il riconoscere quando invece cadiamo in comportamenti meno fruttuosi, che ci porterà pian piano a incorporare atteggiamenti saggi nel nostro modo di vivere. E' la ripetizione che trasforma un'azione in un'abitudine.


(parte di questo post è liberamente adattata da "Cheerful Despair", The Book of Life)

"Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici, troveremmo, nella vita di ognuno di loro, abbastanza dolore e sofferenza da disarmare ogni ostilità."
(Henry Wadsworth Longfellow)

"Niente abbellisce il carattere, l'aspetto fisico o il comportamento quanto il desiderio di diffondere gioia anziché sofferenza."
(Ralph Waldo Emerson)

"Chi conosce così poco il valore umano da cercare la felicità cambiando qualcosa che non sia il proprio atteggiamento personale, sprecherà la vita in sforzi infruttuosi e moltiplicherà la sofferenza che vorrebbe eliminare."
(Samuel Johnson)


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Perché siamo tutti soli - ed è normale

Ammettere di essere soli è tra le cose di cui più ci vergogniamo. Crediamo che nessuna persona decente potrebbe mai ritrovarsi isolata - a meno che non abbia appena traslocato o abbia perso un coniuge. In realtà, invece, un elevato grado di solitudine è parte inesorabile dell'esistenza di un essere umano sensibile e intelligente. Si tratta di un aspetto intrinseco ad un'esistenza complessa.
Ci sono diverse ragioni importanti per cui ciò accade:

Temiamo di essere strani e inaccettabili

Molti aspetti di noi che vorremo riconosciuti e apprezzati dagli altri (e che sarebbe così confortante poter condividere) rischiano di essere malvisti dalla società. Tanti pensieri che abitano i recessi della nostra mente sembrano troppo bizzarri, contraddittori, confusi o inquietanti per essere rivelati fiduciosamente agli altri: temiamo di non essere abbastanza "normali". Ci troviamo a scegliere tra l'essere onesti e l'essere accettati e, comprensibilmente, la maggior parte di noi sceglie la seconda opzione.

Tutti tendiamo a metterci al centro

Ascoltare un'altra persona ed empatizzare con la sua esperienza richiede un sacco di energia. Non serve a nulla incolpare gli altri se non vogliono, o non riescono, a concentrarsi su ciò che siamo. Magari cercano di venirci incontro, ma dovremmo accettare la tendenza naturale di ognuno a mantenere la propria vita al centro della conversazione.

Il nostro dolore è soltanto nostro

Tutti dobbiamo morire da soli o, per meglio dire, il nostro dolore è un peso che tocca a noi soltanto sopportare. Gli altri ci possono donare parole di incoraggiamento, ma nella vita di ognuno capita di ritrovarsi in alto mare sull'orlo dell'annegamento; e gli altri - persino quelli volenterosi - restano lontani sulla riva, anche mentre si agitano per indicarci la direzione.

L'altro rimane diverso da noi

E' praticamente impossibile trovare qualcuno che sia perfettamente in sintonia con noi. Per quanto vorremmo vivere relazioni armoniose, ci ritroveremo sempre in situazioni di dissonanza, contrasto e incomprensione; perché ognuno viene al mondo in luoghi e famiglie diverse, vive esperienze differenti ed ha una sua diversa natura.
Quindi uscendo dal cinema avremo visto lo stesso film, ma non ne avremo la stessa opinione. E quando osserveremo il cielo notturno, proprio nel momento in cui vorremmo dire qualcosa di elevato e poetico, magari l'altro se ne uscirà con un'osservazione banale e sciocca (o viceversa).

Siamo dispersi in un vasto mondo

E' altamente probabile che non incontreremo mai le persone più adatte a capirci o ad amarci, che pure esistono. Magari ci è capitato di incrociarne una per strada, ma nessuno dei due si è accorto della potenziale intesa. O forse una è morta a Berlino due mesi fa, oppure un'altra nascerà a Calcutta tra vent'anni. Non è una cospirazione: è che il mondo è sconfinato e contiene una moltitudine di individui. Per incontrare quelle persone, avremmo bisogno di molta più fortuna.

Più siamo complessi, più siamo soli

Più siamo riflessivi e percettivi, e più facile sarà sentirsi soli. Semplicemente ci saranno meno persone come noi al mondo. Non è solo un mito romantico: la solitudine è veramente il prezzo che paghiamo per il fatto di avere una particolare complessità interna.

Ci facciamo trasportare dalle apparenze

Nelle relazioni sentimentali, il desiderio di spogliare qualcuno e condividere l'intimità fisica, è per lungo tempo più imperioso del desiderio di avere una conversazione profonda. Così facendo, spesso ci ritroviamo invischiati in rapporti con persone a cui non abbiamo molto da dire; principalmente perché un tempo eravamo irresistibilmente attratti dalla rotondità delle loro curve o dall'ampiezza delle loro spalle, da quegli occhi misteriosi o da quella voce profonda.

Dalla solitudine all'incontro

Eppure, nonostante tutto questo, non dovremmo farci spaventare o abbattere dalla solitudine che pervade le nostre vite.

In un momento di sconforto, verso la fine della sua vita, lo scrittore tedesco Goethe - che pare avesse avuto numerosi amici - esclamò con amarezza: "Nessuno mi ha mai capito realmente, non ho mai capito pienamente nessuno; e nessuno capisce chiunque altro".
Questo sfogo di una persona notevole può esserci d'aiuto. Non è colpa nostra: un certo grado di distanza e incomprensione reciproca non è un segno che la vita è andata storta; è quello che dovremmo aspettarci fin dall'inizio. E quando lo facciamo, possiamo coglierne i benefici:

Raggiungiamo altri con la nostre creazioni

Una volta che accettiamo la solitudine, siamo in grado di sviluppare la nostra creatività. Possiamo iniziare a inviare "messaggi in bottiglia": possiamo cantare, scrivere poesie, creare blog e produrre libri... Dopo aver realizzato che le persone intorno a noi non saranno mai capaci di capirci completamente, possiamo immergerci in attività che ci mettano in contatto con altri che - magari - saranno più in sintonia con noi.

L'arte ci parla e ci rispecchia

La storia dell'espressione artistica è costellata di persone che non riuscivano a trovare intorno a loro qualcuno con cui parlare - ed hanno usato la loro arte per creare dei "ponti" verso altri. Possiamo ritrovarci nella calda intimità delle parole di un poeta romano morto nel 10 A.C., nello sguardo affettuoso di una madonna del Trecento, o nel testo di una cantante che ha descritto con precisione le nostre malinconie in una registrazione del 1963.

La solitudine ci sviluppa e ci arricchisce

La solitudine ci rende più capaci di intimità autentica, quando migliori opportunità busseranno alla nostra porta. Intensifica le conversazioni che abbiamo con noi stessi, ci porta a forgiare un carattere. Non ripetiamo semplicemente quello che tutti pensano; sviluppiamo un nostre personale punto di vista. Potremmo sentirci isolati per un certo periodo, ma saremo in grado di creare legami molto più intimi e interessanti con le persone che eventualmente avvicineremo.

L'apparenza spesso inganna

Anche quelle persone che pensiamo non siano mai sole, in realtà lo sono. Tra qualche anno, membri di quel gruppo che ora vediamo sorridere e divertirsi, potrebbero rivelarci che si sono sempre sentiti incompresi.
Le risate e l'inclinazione alla convivialità non sono prova che essi hanno trovato una risposta; sono l'indizio di quanto alcune persone facciano di tutto per nascondere il fatto di sentirsi irrimediabilmente soli.

L'eleganza della solitudine

La solitudine può donarci una certa eleganza, un fascino insolito. Suggerisce che abbiamo in noi qualcosa che oltrepassa gli schemi consueti di interazione sociale - che è cosa di cui sentirci fieri. Un senso di isolamento è spesso un segno di profondità (cosa che sospettiamo, ma che di solito impediamo a noi stessi di riconoscere per timore di apparire presuntuosi). Quando ammettiamo la nostra solitudine, guadagniamo l'accesso a un club che comprende le persone ritratte nei dipinti di Edward Hopper, nelle poesie di Baudelaire e nelle canzoni di Leonard Cohen.
Quando siamo soli, diventiamo parte di una lunga tradizione; ci troviamo - sorprendentemente - in buona compagnia.

Meglio soli che male accompagnati?

Spesso ci troviamo di fronte a un dilemma:
  • Essere autentici nel mostrarsi agli altri, e rischiare il giudizio e il rifiuto.
  • Fingere di essere chi non siamo per assecondare gli altri, nel tentativo di ottenere la loro approvazione e la loro compagnia.
Come già scritto all'inizio, il più delle volte siamo tentati dalla seconda opzione; è umano e comprensibile, ma dovremmo chiederci se davvero ci conviene.
Stare soli può essere doloroso, ma può anche essere creativo e costruttivo. Invece, fingere pur di stare in mezzo a persone che non ci apprezzano o non ci vogliono veramente, può diventare una sofferenza ancora maggiore e persino più devastante. Questa recita per fuggire dalla solitudine può farci sentire meno soli all'inizio, ma col tempo suscita un profondo malessere e corrode la nostra autostima (se continuo a fingere per avere intorno qualcuno, mi sto confermando che non merito di essere voluto per come sono).

Quando "mi sento solo in mezzo alla gente" (come cantava Eugenio Finardi nella canzone "Le ragazze di Osaka") può essere ancora più doloroso dell'essere solo con me stesso: quando sono con me stesso posso - almeno in teoria - capirmi e accogliermi come sono; mentre quando sono solo in mezzo agli altri la mia solitudine appare ancora più assoluta. Ci si sente alienati, invisibili e insignificanti.
Questo accade anche perché, nel fingere per essere accolti dagli altri, stiamo nascondendo, tradendo e isolando il nostro sé autentico; è come se "buttassimo via" quello che siamo davvero, pur di elemosinare un briciolo di compagnia. Non c'è da stupirsi che questo atteggiamento ci faccia sentire un grave disagio, come se "morissimo dentro" - a livello psichico, è proprio ciò che accade; come se la nostra anima venisse soffocata. Ma siamo noi stessi a farlo.

A conti fatti, sopportare la solitudine è quasi sempre meglio che subire i compromessi di una compagnia ottenuta fingendo di essere ciò che non siamo. A volte, la solitudine è semplicemente il prezzo da pagare pur di coltivare solo le relazioni che vogliamo davvero, quelle che ci valorizzano e ci fanno stare bene.

Percorsi per attenuare la solitudine

Come scritto sopra, la solitudine è a volte inevitabile, altre volte persino benefica. Ma in genere vorremmo uscirne, o quantomeno arginarla. Poiché le sue origini possono essere diverse, di seguito propongo alcuni post che esaminano possibili motivazioni, e/o percorsi per superarla:

Se abbiamo paura di essere sbagliati

Se siamo soli perché temiamo di essere sbagliati, oppure evitiamo gli altri per paura che scoprano parti di noi che riteniamo inaccettabili, potremmo scoprire che - in realtà - nessuno è "normale", e gli altri sono più "strani" di quanto crediamo (o di quanto mostrino):

Potremmo anche scoprire che non siamo poi così male, e imparare a vivere in pace con noi stessi:

Se siamo timidi o introversi

Se siamo soli perché fatichiamo ad andare verso gli altri, se ci è difficile parlare, non osiamo rivelarci o temiamo di essere rifiutati, potremmo scoprire che la timidezza non è davvero parte del nostro carattere, e imparare a superarla:

Se non troviamo nessuno

Se siamo soli perché non riusciamo a trovare qualcuno che ci desideri o che ci ami, potremmo cercare di scoprire le vere ragioni per cui questo accade, e come superarle:

Oppure, se non troviamo mai nessuno che ci vada bene o che ci piaccia veramente, potremmo chiederci se l'errore non sia nel modo in cui cerchiamo o nei nostri criteri di scelta (invece di attribuire la colpa all'esterno):


(parte di questo post è liberamente adattata da "Why We’re Fated to Be Lonely (But That’s OK)", The Book of Life)

"La più terribile povertà è la solitudine e la sensazione di non essere amati."
(Madre Teresa)

"Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri."
(Cesare Pavese)

"Non ho mai trovato il compagno che mi facesse buona compagnia come la solitudine."
(Henry David Thoreau)


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Perché la bellezza ci attrae, perché ci inganna

E' capitato a chiunque: vediamo una persona, un oggetto od un panorama incantevole e, in un istante, ne veniamo rapiti - come di fronte ad una visione o ad un'esperienza trascendentale. Lo abbiamo conosciuto tutti, il potere magnetico ed imperioso della bellezza: che ci toglie il fiato, ci paralizza la mente, o la fa correre a mille all'ora. Quello che in genere non conosciamo, è il motivo per cui quella bellezza ha su di noi un effetto così travolgente.

Essendo una preferenza istintiva e inconscia, di rado sappiamo la ragione per cui qualcosa ci attrae. Il che non sarebbe un problema in sé (il cioccolato è delizioso anche se non so perché mi piace!), ma siccome la bellezza influenza grandemente molte nostre scelte, sarebbe utile conoscerne i veri motivi. Inoltre, spesso la bellezza ci "inganna", ovvero ci porta a fare scelte dagli esiti infelici, oppure ci crea aspettative che di rado vengono soddisfatte. Questo influsso vale sia che parliamo di scelte sentimentali o professionali (p.es. la scelta di un dipendente o di un socio), di beni materiali, o di preferenze verso luoghi e ambienti.
Di seguito elenco quindi le ragioni principali per cui siamo attratti dalla bellezza, e la possibilità che quell'attrazione ci conduca "fuori strada":
  1. La bellezza ci promette piacere
  2. La bellezza ci promette felicità
  3. La bellezza ha motivazioni evoluzionistiche
  4. Crediamo che la bellezza corrisponda alla virtù


1. La bellezza ci promette piacere

La bellezza ci suscita sempre piacere (anche se non tutti la percepiamo allo stesso modo, vedi paragrafo sulla soggettività), e tendiamo a credere che questo piacere continuerà nel tempo: non ci basta osservare il quadro, l'automobile o la bella donna, vorremmo averli sempre vicini perché immaginiamo di prolungare all'infinito quel godimento.
In realtà questa "promessa di piacere" può venire mantenuta, ma solo in parte, o per un certo tempo: il più delle volte, quando conquistiamo "l'oggetto del desiderio" (sia esso una persona o un bene fisico), col passare del tempo ci abitueremo ad esso, e la sua bellezza tenderà a stimolarci sempre meno. Nel caso delle persone, inoltre, col tempo la bellezza sfiorisce e decade.

Il piacere che la bellezza ci dona, quindi, non è quasi mai permanente:
  • è soggetto ad un fisiologico "calo del desiderio";
  • tendiamo a dare per scontato ciò che è nostro e sempre disponibile, perciò lo apprezziamo meno.

2. La bellezza ci promette felicità

In ambito sentimentale, una persona molto attraente ci ispira la sensazione che stare con lei (o lui) ci renderà felici. Ma questa promessa è alquanto ingannevole, perché la felicità di relazione dipende principalmente dalla qualità dell'interazione, e non dall'attrattiva:
  • Se sono insieme a una donna bellissima che però ha un carattere impossibile, che mi critica, mi disprezza e mi umilia in continuazione, la mia vita sarà un inferno.
  • Se sono insieme ad un uomo bellissimo che però mi maltratta, mi trascura e mi tradisce spesso, sarò tutt'altro che felice.
Nel campo delle relazioni, la bellezza ci "acceca" (vedi sotto il paragrafo delle motivazioni evoluzionistiche) e tende a farci sorvolare su altri aspetti dei potenziali partner: più ne siamo attratti, e meno tendiamo a considerare i pro e contro di quella persona. Salvo poi ritrovarci con delle amare sorprese.

La bellezza ci annebbia la vista

Questa "miopia" indotta dalla bellezza vale specialmente nelle scelte sentimentali, ma non solo: pensiamo ad una casa stupenda, oppure ad un panorama favoloso - che certo possono aumentare la qualità della nostra vita. Ma se la casa ci opprime poi con una serie di aspetti negativi (spese, riparazioni, rumori, ecc.), o per raggiungere quel panorama dobbiamo sobbarcarci ogni volta ore ed ore di traffico, ecco che quella felicità viene seriamente intaccata.
In altre parole, d'istinto la bellezza ci fa credere che da sola basti ad appagarci... ma poi scopriamo che ci sono una serie di fattori che influenzano la nostra felicità, e che la bellezza è solo uno di questi (e spesso nemmeno il più influente).

La bellezza ci fa vedere qualità che non ci sono

La bellezza ci inganna anche perché, quando qualcuno o qualcosa ci attrae fortemente, di solito non ne sappiamo quasi nulla: allora la nostra mente si inventa (inconsciamente) i dettagli che ignoriamo, attribuendo a quel soggetto qualità che "completano" l'impressione positiva che la bellezza ci suscita. Immaginiamo allora che quella persona sia deliziosa in tutti i sensi - poiché ancora non ne conosciamo i lati irritanti od oscuri.
E' quello che solitamente accade nell'innamoramento o nell'amore a prima vista, in cui attribuiamo all'altro una perfezione che non esiste; e infatti queste infatuazioni di solito si spengono entro breve tempo. E' la stessa ragione per cui raramente ci innamoriamo di amici o di persone che conosciamo da tempo: conoscendone già pregi e difetti, ci è impossibile idealizzarli o vederli perfetti.

3. La bellezza ha motivazioni evoluzionistiche

Perché troviamo belle certe caratteristiche (nel caso di persone, di attrazione sentimentale o sessuale)? Perché siamo affascinati da particolari tratti somatici? La spiegazione più convincente ed esaustiva è quella evoluzionistica: fondamentalmente, siamo attratti dalle caratteristiche che indicano le possibilità migliori di generare con quella persona dei figli sani. In sintesi, troviamo quindi belli:
  • Segni generali di salute e geni di qualità: simmetria, altezza, capigliatura folta, ecc.
  • Nelle donne: curve sensuali, forma "a clessidra", fianchi ampi (segni di una buona capacità procreativa).
  • Negli uomini: forza, vigore, muscolatura, torace "a V", tratti generali di virilità (segni di buoni geni e capacità di protezione), tratti del cosiddetto "maschio Alfa" (dominante).
  • Una elevata compatibilità genetica tra noi e quella persona (segnalata anche dalla "chimica" che percepiamo nel contatto fisico o negli odori personali).
Da notare che queste preferenze sono frutto di milioni di anni di evoluzione: anche se alcune non sono più utili nella società moderna (p.es. la forza fisica nei maschi), continuano ad influenzarci inconsciamente; questo vale anche quando non abbiamo alcuna intenzione di procreare.
Va anche aggiunto che le motivazioni evoluzionistiche non spiegano tutte le nostre preferenze: alcune sono anche dettate dagli influssi culturali, o dai gusti ed esperienze personali, come spiego nel post sulle regole dell'attrazione.

Immagino che questa spiegazione sia difficile da digerire, ma pensate ai tratti che vi attraggono: perché vi piace...
  • L'altezza?
  • Seni floridi?
  • Delle spalle larghe?
  • Un sedere sodo?
  • Addominali ben scolpiti?
  • Un paio di occhi azzurri?
  • Gambe lunghe?
  • Una voce profonda?
  • Delle labbra scarlatte?
  • Una chioma fluente?
  • Una mascella volitiva?
  • Una dentatura regolare?
  • Zigomi pronunciati?
  • Lunghe ciglia?
Sapete dire perché vi piacciono - oltre al fatto che li trovate belli o eccitanti? Risulta evidente come quanto elencato sopra non porta alcun beneficio reale - aldilà del piacere visivo e tattile - se non come segnale di "qualità genetica" (e quindi per chi intende fare dei figli). E questi tratti non ci aiutano nemmeno a scegliere partner compatibili con noi.

In pratica la bellezza ha questo vasto influsso sulle nostre vite relazionali, senza che ne sappiamo bene i motivi, e spesso ci conduce addirittura fuori strada - portandoci a scegliere persone che ci rendono infelici.
Viceversa, una persona che troviamo poco attraente (perché priva di altezza, capelli, curve sinuose o fisico atletico), potrebbe forse rivelarsi invece un ottimo partner (a livello umano, affettivo, caratteriale e pratico), se non ci lasciassimo frenare dalla mancanza di attrazione istintiva. Peraltro, ho riscontrato più volte che una persona per noi poco attraente dal punto di vista visivo, può però risultare invece decisamente coinvolgente e appagante dal punto di vista sessuale, una volta che sperimentiamo l'intimità fisica con lei (se è presente una buona compatibilità chimica, emotiva e caratteriale).

In sintesi, l'attrazione estetica ed erotica che la bellezza ci provoca, spesso nasce da motivazioni che poi non corrispondono ai nostri bisogni profondi; e/o ci spinge verso persone poco compatibili con noi, con cui la relazione rimane incompleta e frustrante.
Questo non vuol dire che dobbiamo ignorare la bellezza o l'attrazione, bensì considerarle con "beneficio d'inventario": senza lasciarci fuorviare da esse, ma prendendole solo come due tra i tanti elementi da valutare nell'approcciarci a potenziali partner.

4. Crediamo che la bellezza corrisponda alla virtù

"Bellezza è verità, verità è bellezza": questa famosa frase del poeta John Keats rappresenta un errore in cui molti cadono inconsapevolmente, ovvero credere che la bellezza sia connessa alla virtù (sia essa verità, bontà, onestà, intelligenza, ecc.). Quando si tratta di valutare gli altri, tutti pensiamo di saper essere obiettivi; invece, diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato quanto la bellezza influenzi il nostro giudizio, anche in quei casi in cui ci aspetteremmo un atteggiamento neutro:
  • Tendiamo a fidarci maggiormente delle persone di bell'aspetto (vedi articoli di Rice University e Psych2Go) e, viceversa, tendiamo a diffidare di chi ha un aspetto sgradevole. Questo vale anche per i bambini.
  • Se dobbiamo esprimere un giudizio su persone sconosciute, tendiamo a ritenere che quelli più belli siano anche i più intelligenti e capaci (p.es. nella selezione del personale).
  • Gli insegnanti tendono a valutare più positivamente, e con meno severità, gli allievi di aspetto gradevole (vedi articoli di Time e CNN).
Questo "pregiudizio" è specialmente presente verso le persone, ma non è limitato ad esse: ad esempio, anche per un'automobile tenderemo a credere che una dal design affascinante sia più performante ed affidabile di una dall'aspetto insulso o sgraziato. Tutti conosciamo il detto che ci ricorda come "L'abito non fa il monaco", eppure "l'abito" spesso riesce a trarci in inganno, a volte addirittura letteralmente: in un esperimento sociale, un bambino in difficoltà ha ricevuto molta più disponibilità dai passanti quando indossava abiti raffinati, che quando era vestito da straccione.

Il collegamento tra bellezza e virtù non è un segno di decadenza morale, o di moderna superficialità: era già presente nella cultura dell'antica Grecia. In parte è un istinto innato, con funzione evoluzionistica (vedi sopra); ma in parte viene alimentato dai media: spesso nei drammi il cattivo è ritratto sgraziato o deforme - pensiamo allo Scrooge di Dickens, al Pinguino e Joker di Batman, ai mostri degli horror, ecc.

Ovviamente, anche in questo caso la bellezza può trarci in inganno: le qualità che intuiamo negli altri potrebbero essere solo il riflesso del loro bell'aspetto (così come la persona che scartiamo perché poco piacevole potrebbe essere molto meglio di quanto ci appare). I truffatori lo sanno, e per questo si presentano nel loro aspetto migliore per carpire la nostra fiducia.
Purtroppo non sempre abbiamo la possibilità o il tempo per valutare attentamente il vero valore di una persona, e per questo ci basiamo sull'aspetto o sulla prima impressione. Ricordiamoci però di non fidarci ciecamente di queste nostre reazioni istintive, specialmente nel caso di decisioni importanti.


La bellezza è soggettiva - ma non del tutto

Il dibattito se la bellezza sia oggettiva o soggettiva è antico. Io direi che, fondamentalmente, la bellezza è soggettiva (altrimenti le innumerevoli discussioni su quello che per ciascuno è più bello non avrebbero luogo, e così i vari concorsi di bellezza, premi di design, discussioni sull'arte, ecc.) - ma non completamente: alcuni elementi sembrano avere un certo valore universale (cioè valido per chiunque o quasi); per esempio la simmetria, o l'aderenza a certe proporzioni, o un certo grado di armonia.
Al di là di questa distinzione, comunque, la percezione di bellezza sembra influenzata principalmente da:
  • Fattori innati (vedi le "motivazioni evoluzionistiche" sopra)
  • Influssi culturali (ci viene insegnato cosa è bello e cosa no)
  • Esperienze personali (troviamo bello ciò che ci è familiare, o che ci richiama esperienze piacevoli)
In ultima analisi, la percezione della bellezza rimane comunque un'esperienza altamente soggettiva e personale: se altri non apprezzano che ciò a noi piace, non è perché essi manchino di gusto, ma perché ognuno vede il mondo attraverso dei "filtri" che rendono la sua percezione del mondo un'esperienza unica.

E' bello ciò che piace

Perciò, anche se in questo post parlo delle bellezza in senso generale, in realtà ognuno la sperimenta a modo suo: quasi mai esiste il "bello assoluto", bensì esiste il "bello che piace". E per fortuna, altrimenti sceglieremmo tutti gli stessi abiti, gli stessi uomini o le stesse donne. Invece, poiché l'esperienza della bellezza è almeno in parte personale, ogni persona può - almeno potenzialmente - essere considerata bella da qualcuno. E questo per la maggior parte di noi, non dotati di bellezza fuori dal comune, è una consolazione non da poco. :-)

"La bellezza ci può trafiggere come un dolore."
(Thomas Mann)

"La bellezza non è una qualità delle cose stesse: essa esiste soltanto nella mente che le contempla ed ogni mente percepisce una diversa bellezza."
(David Hume)

"E' straordinario che sia così perfetta l'illusione che la bellezza è bontà."
(Lev Tolstoj)


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Sei motivi per cui alle donne il sesso interessa meno

Molti uomini non comprendono perché spesso le donne rifiutano di fare sesso, lo rimandano, mostrano resistenze, o addirittura si dicono indifferenti ad esso. Alcuni concludono che alle donne il sesso non interessi, o interessi poco - e io stesso ho creduto questo fino a 25 anni. Altri accettano semplicemente che sia un mistero.
Immagino che anche molte donne non abbiano del tutto chiaro il motivo delle proprie resistenze, che hanno in buona parte un'origine inconscia. Alcune magari pensano che solo "certe donne" siano sessualmente vivaci, oppure che sia solo l'amore a rendere il sesso attraente.
In realtà le ragioni per cui alle donne il sesso sembra interessare meno che agli uomini sono note, e sono sostanzialmente quattro (più due concause):
  1. Le donne hanno minore libido
  2. Per le donne il piacere e la soddisfazione non sono certi
  3. Le donne temono una possibile gravidanza
  4. Le donne sono soggette a maggiore giudizio sociale
  5. Maggiore tendenza verso legami stabili
  6. Comportamenti maschili
Alcune di queste ragioni sono naturali e fisiologiche (quindi rimangono valide per tutti), altre sono culturali o psicologiche (quindi possono variare molto a seconda dell'ambiente in cui siamo nati e cresciuti).


1. Le donne hanno minore libido

Il livello di libido (o desiderio sessuale) di un individuo è condizionato da molti fattori, inclusi alcuni neurotrasmettitori (sostanze che influenzano il funzionamento del cervello). Il principale fra questi è l'ormone testosterone: maggiore è il suo livello, più elevata sarà la libido. Mediamente, le donne hanno un livello di testosterone minore degli uomini: questo è uno dei motivi per cui i maschi - in genere - sono maggiormente entusiasti delle femmine verso ogni attività sessuale.
Bisogna però notare che il livello di testosterone è diverso per ogni individuo, quindi è normale che alcuni uomini ne abbiano poco (con conseguente scarso desiderio), mentre alcune donne l'abbiano in quantità elevata (quindi con una libido superiore alla media). I livelli di testosterone possono variare anche con l'età (in genere cala dopo i 30 anni) e in seguito all'assunzione di certi medicinali.

L'importanza di un ormone

Una donna che assuma artificialmente testosterone si ritroverà con una libido accresciuta, e tenderà a riscoprire una sessualità che credeva persa - o che non aveva mai sperimentato. Una dottoressa che ha seguito questo tipo di trattamento ha riferito di pensare continuamente al sesso, e ha affermato "Ora capisco cosa vuol dire essere un giovane maschio!".

2. Per le donne il piacere e la soddisfazione non sono certi

A causa della differente fisiologia, per un maschio l'amplesso è sempre piacevole e quasi sempre si conclude con l'orgasmo, ma per la donna il piacere è tutt'altro che scontato* e l'orgasmo spesso sfuggente.
Il piacere di una donna è condizionato da molteplici fattori (vedi sotto), e il suo orgasmo un traguardo difficile: la maggior parte delle donne non ci arriva con la sola stimolazione vaginale, quindi è necessaria la stimolazione della clitoride (a cui molti uomini non sono disponibili); oppure richiede un tempo assai più lungo di quello necessario all'uomo. Per alcune donne l'orgasmo nell'amplesso è quasi impossibile.

* I fattori del piacere

Il piacere della donna può dipendere, fra l'altro, da:
  1. Attrazione
  2. Eccitazione
  3. Lubrificazione
  4. Adeguata stimolazione dal partner
  5. Intesa emozionale
  6. Coinvolgimento affettivo
  7. Compatibilità biologica-sensoriale ("chimica")
  8. Situazione ambientale
Per l'uomo, invece, solo i primi due fattori sono necessari; i restanti possono rendere un amplesso molto più esaltante, ma anche in loro assenza il piacere è quasi sempre presente.

Per gli uomini il sesso è come la pizza

Per usare una battuta, per l'uomo il sesso è come la pizza; anche quando non è un granché, è comunque gustosa. Per la donna, se il sesso non è di qualità, ne trae poco o nessun piacere. Se consideriamo anche gli altri elementi negativi (come possibili gravidanze e giudizio sociale), questa differenza crea un rapporto costo/benefici drammaticamente diverso:
  • Uomo: resa elevata anche con minimo investimento
  • Donna: costi e rischi elevati anche con resa nulla o minima
Se visto in questa prospettiva "economica" (il cervello tende a fare questo tipo di valutazioni anche quando non ce ne rendiamo conto), è evidente che per la femmina fare sesso è un "investimento" da valutare attentamente, mentre per il maschio è un successo quasi sicuro. Diventa quindi ovvia la diversa attitudine tra i due generi.

3. Le donne temono una possibile gravidanza

Ogni volta che la donna ha un amplesso, rischia una gravidanza: con conseguenze anche molto gravi, pratiche e morali. Non a caso, è solo con la diffusione della pillola contraccettiva che è potuta davvero avvenire la rivoluzione sessuale: prima di una contraccezione affidabile, come poteva una donna lasciarsi andare liberamente e senza timori?
I maschi spesso sottovalutano questa paura, forse per ragioni evoluzionistiche (in natura sono poche le specie in cui i maschi contribuiscono a prendersi cura dei piccoli; solo il 6% nei mammiferi). Noi maschi siamo biologicamente programmati a fare sesso senza pensarci, mentre una donna ha presto ben chiaro che un'ora di piacere può portarla a una vita di tormenti e/o rimpianti.

In assenza di un contraccettivo efficace, la donna sarà sempre esitante a lasciarsi andare. E tutte le rassicurazioni del partner non serviranno a granché: anche il maschio meglio intenzionato può perdere il controllo nel momento cruciale.
Ma anche in presenza di contraccettivi lei non si sentirà del tutto tranquilla: nessun contraccettivo è sicuro al 100%, nemmeno la pillola (anche se ci si avvicina). La forma di contraccezione più sicura è la sterilizzazione, ossia la legatura delle tube per la donna, e la vasectomia per l'uomo (ovviamente sono soluzioni drastiche e definitive, consigliabili solo quando non si desidera avere più figli).
Naturalmente questa paura sarà ancora maggiore se la donna sente di non poter contare sul partner nel caso lei rimanesse incinta.

Questa paura non solo induce le donne ad evitare l'amplesso, ma incide anche sul piacere: il timore della gravidanza crea ansia, e l'ansia è nemica del buon sesso. Non a caso sono molte le donne che, dopo l'arrivo della menopausa - e quindi libere dalla paura di concepire -, scoprono finalmente il piacere di godere appieno della loro sessualità.

4. Le donne sono soggette a maggiore giudizio sociale

Nella maggior parte delle culture, l'espressione sessuale delle donne è stata condannata e repressa. Questo è accaduto specialmente in passato, ma tutt'oggi anche in buona parte dell'Occidente permane un certo livello di repressione. Per contro, l'intraprendenza sessuale dei maschi è stata generalmente approvata e incoraggiata. Ovviamente questo "doppio standard" pesa sulle diverse scelte dei due generi.
Anche quando una donna ha voglia o sarebbe disponibile, in molti casi viene frenata dal timore di essere giudicata negativamente (e di subire conseguenze spiacevoli):
  • "Se sono subito disponibile, mi riterrà una 'facile'? Vorrà una relazione con me, o preferirà stare con una 'seria'? Perderà il gusto della conquista?"
  • "Se non mi concedo, mi rendo più desiderabile? Mi amerà di più?"
  • "Se mi mostro vogliosa, penserà che lo farei con chiunque? Che sono una infedele? Potrebbe temere di non essere all'altezza?"
  • "Se ammetto di avere avuto molti partner, mi riterrà una 'zoccola'?"
  • "Se prendo l'iniziativa, mi vedrà come una poco di buono o una mangiauomini? Si sentirà sminuito o spaventato?"
  • "Se gli comunico le mie preferenze o le mie fantasie, penserà che sono malata? Ne cercherà un'altra più normale?"
  • "Se mi godo il sesso, la mia famiglia (o gli amici) mi disprezzeranno? Mi allontaneranno?"
Con tutti questi dubbi che risuonano nella mente, è ovvio quanto risulti difficile lasciarsi andare e seguire i propri desideri.

L'educazione ci condiziona

Gli insegnamenti ricevuti (specialmente nell'infanzia) tendono a radicarsi nell'inconscio; il che rende difficile liberarsene, e persino rendersi conto che non sono idee nostre, ma indotte da altri. Il problema è che quello in cui crediamo tende a realizzarsi, e le nostre convinzioni influenzano il modo in cui vediamo il mondo. Questo è il motivo per cui alcuni vivono in modi inadatti a loro, che li rendono frustrati e infelici, ma sono convinti che quello sia comunque il modo "giusto" (perché sono stati condizionati a crederlo); pensiamo a persone che:
  • hanno natura espansiva ma si comportano con estrema riservatezza;
  • avrebbero tendenze affettuose (e magari un grande bisogno di contatto fisico), ma ritengono inappropriato toccare chiunque non sia un familiare;
  • e - appunto - persone dalla grande libido ma che si reprimono sessualmente.
Questi influssi sono specialmente forti in presenza di valori religiosi o tradizionali, perché questi recano spesso regole rigide e/o proibitive, e non ammettono la possibilità di essere messi in discussione.

Sesso e amore

Molte donne affermano di non essere interessate al sesso al di fuori di una relazione affettiva. Questo orientamento può essere dovuto sia a preferenze personali, che ad un'educazione moralistica che disprezza la sessualità ("Il sesso è sporco") e la giustifica solo attraverso l'amore (diverse religioni hanno questa tendenza); o ad un misto delle due ragioni.
Per chi ha ricevuto un'educazione del genere, è difficile distinguere se il proprio orientamento è una libera scelta o un'adesione a quelle regole; poiché la pressione a conformarsi può essere massiccia (e assorbita inconsciamente), potrebbe crederci ma stare ingannando se stessa.

In generale, le donne mostrano meno interesse verso il sesso di quanto provino realmente: una volta che siano insieme ad un uomo che le faccia sentire accettate e sicure, una buona parte di esse esprime una libido significativa (che difficilmente si sarebbe sospettata in precedenza). Potremmo dire che, sulla sessualità, molte donne mentono agli altri (per proteggersi), e/o mentono a se stesse (perché ignare dei loro veri desideri, o incapaci di accettarli e riconoscerli).

Problemi sessuali

Certe forme di (dis)educazione e repressione sono la causa principale di molte disfunzioni sessuali: anorgasmia (orgasmo difficile o impossibile), frigidità (desiderio scarso o assente), vaginismo (contrazione vaginale che impedisce la penetrazione), dispareunia (penetrazione dolorosa), ecc. Spesso si pensa a cause fisiologiche, ma quasi sempre l'origine è psicosomatica.

Un tempo erano le donne quelle vogliose

Curiosamente, la convinzione che le donne siano creature "angeliche e innocenti", lontane dai desideri carnali (oggi in declino ma prevalente negli ultimi due secoli), è nata solo nel XVIII secolo ("Storia del matrimonio", Stephanie Coontz, pag. 181): "Per tutto il Medioevo le donne sono state considerate il genere più lussurioso, più in preda alle passioni degli uomini" (si pensi anche al mito di Eva che tenta Adamo).

Uomini, non siate parte del problema

Ovviamente tutti questi timori angosciano le donne, e limitano molto le opportunità anche per gli uomini. Ma vorrei sottolineare che spesso sono gli uomini stessi ad alimentare questo problema, con un atteggiamento contraddittorio: molti maschi da una parte vogliono sesso, dall'altra giudicano e disprezzano le donne disponibili a farlo. Questo è completamente idiota, e pare sintomo di grave dissociazione; è come se qualcuno lamentasse di aver fame, e poi insultasse chi gli offre del cibo.
Uomini: per il bene vostro e di tutti, se vi piace fare sesso smettete di giudicare chi vuole farlo (inclusi voi stessi). Se nutrite questi sentimenti contraddittori in proposito, riconoscete che avete qualche problema psicologico.

5. Maggiore tendenza verso legami stabili

Per ragioni evoluzionistiche le donne hanno solitamente una maggiore spinta a formare relazioni stabili, e a diffidare di incontri occasionali.
Questo non è necessariamente un motivo di disinteresse verso il sesso, ma può aumentare la resistenza verso situazioni che si presentino molto disimpegnate (tipo "una botta e via"), o verso partner che mostrino scarso coinvolgimento.
Anche a causa del timore di restare incinta, una donna sentirà meno desiderio verso un partner che non mostra alcuna intenzione di restare accanto a lei in caso di gravidanza.

6. Comportamenti maschili

Naturalmente, a volte sono i comportamenti degli uomini che tolgono alle donne il desiderio sessuale. Uomini e donne sono - per molti aspetti - così diversi che qualcosa di eccitante per gli uni, può essere demoralizzante per le altre.
Elencare questo genere di comportamenti risulta difficile, anche perché ogni persona è diversa quindi alcuni odiano quello che altri amano. Però voglio citare tre elementi che quasi sempre agiscono negativamente sul desiderio femminile:
  • I comportamenti da "maschio Beta": paura, insicurezza, passività, dipendenza, repressione emotiva, sessualità inibita...
  • Il porsi come "bravo ragazzo" (che per alcuni versi è simile al "maschio Beta"): dipende dall'approvazione altrui, evita i conflitti, reprime i propri bisogni ed emozioni, cerca di far contenti tutti nella speranza di essere amato...
  • Cercare una donna solo per farci sesso, o considerarla "una qualsiasi", voluta solo per soddisfare i propri bisogni. Questo la fa sentire usata come se fosse un "oggetto" intercambiabile, invece di sentirsi apprezzata come persona unica.
    Atteggiamenti simili provocano nelle donne rabbia e repulsione, azzerando qualsiasi disponibilità.

Ragioni personali

Oltre alle ragioni generali citate prima, ovviamente possono anche esserci motivi del tutto personali per il disinteresse verso il sesso (anche se questi hanno spesso radici nelle quattro ragioni citate all'inizio - per esempio il livello di libido, l'educazione o la cultura). I motivi personali in genere nascono dalle proprie esperienze, che possono portare ad essere più o meno chiusi verso gli altri (se non addirittura spaventati, pensiamo a chi ha subìto abusi o violenze); oppure a particolari scelte di vita - in fondo siamo tutti diversi.

La ragione più personale di tutte per rifiutare il sesso, è quella legata al disinteresse verso la persona che ce lo propone: se una donna mi rifiuta non vuol dire che sia inibita, repressa o frigida, ma semplicemente può essere che non gli piaccio io. Può capitare a chiunque, e la reazione migliore è accettarlo con dignità e cercare altrove.
Se incontriamo frequenti rifiuti, possiamo chiederci se siamo noi ad essere poco attraenti; o magari ci sarebbe utile scoprire le regole che governano l'attrazione.


Conclusioni

Per finire, rammento che il discorso di questo post vale in senso generale, e specialmente al primo approccio. All'interno di una relazione stabile, vi possono essere (per entrambi) altre ragioni per il disinteresse verso il sesso, oltre a quelle proposte qui; per esempio:
  • conflitti con il partner
  • rabbia o risentimento inespressi
  • non sentirsi amati o capiti
  • il naturale - ma rimediabile - calo del desiderio nel tempo.

Piacere femminile: un grande potenziale

A livello potenziale, una donna può godere del sesso almeno quanto un uomo, ed anche di più: non solo il piacere femminile può essere più intenso, ma una donna può anche avere diversi orgasmi consecutivi (non è un mito, l'ho osservato personalmente) - cosa pressoché impossibile per l'uomo.
A dispetto di quanto osserviamo comunemente, quindi, una donna può avere - o sviluppare - un appetito sessuale travolgente; quello che vediamo nelle fantasie dei film porno, per alcune donne è reale (mostrando, fra l'altro, quanto possono essere infondati certi luoghi comuni e pregiudizi sulla sessualità femminile).

Gli elementi negativi esposti sopra non vanno quindi visti come limiti insormontabili, ma come ostacoli comuni di cui essere consapevoli, che però possono essere superati (o quantomeno attenuati). Se è vero che ognuno ha la sua libido naturale, è però anche vero che un bravo partner:
  • che sa prendersi cura del piacere della compagna;
  • che provveda adeguatamente alla contraccezione;
  • che approvi e supporti entusiasticamente l'espressione sessuale della partner;
  • e che, se il caso, rassicuri la compagna sulla solidità del loro legame...
può contribuire moltissimo ad abbattere gli ostacoli che frenano l'abbandono e il piacere di lei.

"Ogni donna ha in sè una Maddalena e una Madonna, ogni donna è un luogo di piacere e di convenzioni."
(Raffaele Morelli)

"Le donne hanno bisogno di una ragione per fare sesso.
Gli uomini hanno bisogno solo di un posto."

(Billy Crystal)


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