Come superare la timidezza
(non è parte di te)

Moltissime persone si definiscono "timide": anche personaggi dello spettacolo, persone famose e di successo. Praticamente quasi tutti, in certi momenti, ci sentiamo timidi. Questo accade perché la timidezza non è un tipo di carattere, o un aspetto della personalità con cui si nasce. In realtà, la timidezza è - essenzialmente - paura, e specialmente paura degli altri:
  • Paura del giudizio altrui
  • Paura di essere "sbagliati" (o di non essere "normali")
  • Paura di venire rifiutati
Da questo punto di vista, appare chiaro che queste paure non sono un tipo di carattere, bensì una reazione a nostre insicurezze (perciò non esiste una "personalità di tipo timido", come molti credono; esiste invece l'esperienza di paure che ci bloccano).
Quindi queste paure non sono tratti innati: il timore del giudizio, il bisogno di approvazione, l'ansia di fronte al rifiuto, sono tutte insicurezze facenti parte della natura umana; ma di solito non a un livello paralizzante come avviene alle persone fortemente timide. Sono - perciò - difese emozionali che possono essere trasformate.
In altre parole, la timidezza non è parte della tua personalità: quindi non è un limite insormontabile, ma una difficoltà che può essere superata.

“La timidezza è essenzialmente paura,
e specialmente paura degli altri”

A caccia di approvazione

In pratica, la timidezza porta a una negazione della propria autenticità. Invece di essere spontanei e sinceri, in accordo con la nostra natura, siamo dominati dal bisogno di approvazione e dal terrore del rifiuto, che si esprimono in due modi principali:
  1. Restiamo chiusi in noi stessi
    (per paura che qualsiasi cosa diciamo o facciamo, venga criticata o ridicolizzata).
  2. Ci concentriamo sul piacere agli altri
    ("recitando" la parte che - pensiamo - ci porterà l'approvazione altrui).
Oltre ad essere un modo sgradevole di vivere (non si può essere felici finché si rinnega se stessi), queste "strategie" sono sempre fallimentari:
  • Finché rimango chiuso, zitto e immobile, minimizzo i rischi ma c'è sempre la possibilità di venire giudicato. Inoltre diventa impossibile ottenere l'attenzione e l'approvazione che desidero (divento invisibile e insignificante).
  • E' difficile sapere cosa pensano gli altri, o quale sarebbe il comportamento più "giusto": per cui il timido si comporta spesso secondo presupposti errati (indotti dalle sue paure e non da informazioni reali).
  • "Recitare" una parte genera un senso di "falsità", di artificio, che in genere le persone avvertono e che provoca fastidio, diffidenza, avversione.
  • La non autenticità porta a creare relazioni basate sul falso, su ciò che non siamo, che - ovviamente - finiscono con l'essere deludenti o fallimentari.
  • Infine, è impossibile piacere a tutti. Provarci porta inevitabilmente a frustrazione e insuccesso.
In pratica, il timido rischia spesso di generare proprio i risultati che teme: rifiuto, abbandono, perdita (le sue paure diventano una profezia che si auto-avvera).

“Siamo dominati dal bisogno di approvazione
e dal terrore del rifiuto”

Diversi modi di essere timidi

Naturalmente esistono diversi gradi e modalità di essere timidi. La timidezza costante di chi è sempre preoccupato per le reazioni altrui, è diversa dalla timidezza momentanea dovuta all'incontro con una persona per noi importante.

E' del tutto normale sentirsi "timidi" (cioè impauriti e in ansia) quando andiamo a un colloquio di lavoro, o approcciamo qualcuno che ci piace molto, ma che ancora non conosciamo bene e di cui non sappiamo se ricambierà il nostro interesse. Questo accade perché stiamo "investendo" su qualcosa che ci sta molto a cuore, ma sul cui risultato non abbiamo certezze; diventiamo vulnerabili. In casi come questi, la cosiddetta timidezza è dovuta alla situazione specifica.

Un acuto bisogno d'amore

Nel caso di qualcuno che si sente intimidito abitualmente, le cause sono solitamente interne alla persona, dovute a insicurezze o ferite emotive o traumi del passato. Per certi versi, potremmo dire che la persona molto timida ha un acuto bisogno d'amore, e una particolare difficoltà ad ottenerlo - perché dubita di meritarlo. Egli ha serie difficoltà ad essere semplicemente se stesso, perché (spesso a livello inconscio) crede di non andare bene com'è, e di dover "essere qualcun altro".

Sentirsi sbagliati

Specialmente nei casi di timidezza più intensa, sembra che la persona timida abbia interiorizzato una convinzione profonda di essere "sbagliato" e "non degno d'amore". Una convinzione che produce pensieri (e comportamenti) del tipo "Non vado bene", "C'è qualcosa che non va in me", "Dovrei essere diverso", "Non posso piacere", "Se sarò me stesso verrò rifiutato o abbandonato".
Convinzioni di questo tipo producono facilmente comportamenti di auto-sabotaggio. Per questo tipo di persone, è fondamentale imparare ad accettare se stessi. Nei casi più problematici, può essere consigliabile cercare l'aiuto di un professionista (come uno psicologo o un counselor) che favorisca la trasformazione.

Fare il "bravo ragazzo"

A volte la timidezza induce qualcuno a fare il "bravo ragazzo" (o la "brava ragazza"), ovvero la persona che si comporta sempre bene e cerca di compiacere tutti - anche quando questo è ben lontano da quel che sente o vuole davvero. Purtroppo per loro, questo comportamento in genere non li rende più amati, ma li porta spesso a fare gli "zerbini" e a indurre gli altri ad approfittarsi della loro disponibilità.
In particolare negli uomini, il comportamento da "bravo ragazzo" è fallimentare con le donne, che non ne sono per nulla attratte; spesso li "usano" solo come amici con cui confidarsi. Questa "sindrome del bravo ragazzo" è talmente diffusa da essere stata descritta dallo psicologo americano Robert Glover nel libro "No More Mr. Nice Guy".

Superare la timidezza

Definirsi "timido" può facilmente diventare una "via di fuga", un alibi per non riconoscere difficoltà specifiche (e non affrontare il cambiamento). Alcuni la adottano come scusante: "Sono nato così, non ci posso fare nulla". Come abbiamo visto, questo non è vero: la timidezza ha delle motivazioni psicologiche, che possono essere modificate.

Per portare un esempio, nell'adolescenza io ero un timido patologico: non avevo amici, non sapevo parlare alle ragazze, qualsiasi situazione sociale mi paralizzava, avevo difficoltà persino ad entrare in un bar e ordinare qualcosa. Eppure ora sono socievole, rilassato, estroverso ed espansivo con le persone che incontro - e specialmente con le donne.
Come ho fatto? Il mio percorso è stato lungo e ho dovuto affrontare numerose difficoltà, ma fondamentalmente ho imparato a conoscermi, ad accettarmi coi miei problemi, ed a cambiare un passo alla volta.

“Bisogna imparare a conoscersi,
accettarsi coi propri problemi,
e cambiare un passo alla volta”

Riconoscere le proprie paure

Il primo passo è capire le proprie paure. Finché esse non hanno un volto né un nome, è facile farsene condizionare; sono come fantasmi indistinti. Invece, quando "diamo un nome" alle nostre paure ("Ho paura del rifiuto; di essere svalutato; di essere ridicolizzato..."), siamo in grado di gestirle meglio, spesso ci appaiono meno minacciose, ed è più facile affrontarle. Per questo ho elencato sopra alcune delle ragioni che ci inducono alla timidezza.

Conoscere la teoria, affrontare la pratica

Leggere libri per capire l'origine dei propri limiti è utile (vedi la bibliografia su psicologia e relazioni), ma alla fine è attraverso le esperienze concrete che ci rafforziamo.

Il passo successivo è quindi affrontare le paure. Il metodo migliore è fare proprio quello di cui abbiamo paura:
  • Esprimere la nostra opinione
  • Seguire i nostri gusti e desideri
  • Approcciare chi ci piace
  • Dire "Sì" quando vogliamo qualcosa e dire "No" quando non la vogliamo
In sintesi, essere se stessi.
Le prime volte può essere terrificante, ma ogni volta che superiamo l'esperienza (e vediamo che il mondo non ci crolla addosso) diventiamo più forti, e la volta dopo ci sarà più facile.

Se abbiamo difficoltà ad andare verso gli altri, o ci blocca la paura di non piacere alle persone, possiamo imparare alcune tecniche per risultare più gradevoli.

Allenarsi ad agire

Poiché gran parte della timidezza origina dalla paura dei giudizi, possiamo allenarci ad ignorare le opinioni altrui; ad agire come se non ci importasse nulla, senza pensare alle conseguenze (ovviamente mi riferisco a situazioni semplici, non importanti come un esame o il lavoro).

In effetti, meno pensiamo alle conseguenze, e meno ci facciamo bloccare dall'ansia. E' più facile agire se non stiamo a rimuginare sul cosa fare e perché; possiamo quindi allenarci a focalizzarci su quello che vogliamo, e metterlo in pratica subito: per esempio qualcuno ci colpisce, e andiamo a dirglielo! Il risultato non conta molto, è più importante uscire dall'abitudine di preoccuparsi troppo che produce infiniti dubbi in cui restiamo invischiati. Se proviamo a "buttarci allo sbaraglio" qualche volta, vedremo che non è poi così pericoloso e ci abitueremo ad osare di più.

“Meno pensiamo alle conseguenze,
e meno ci facciamo bloccare dall'ansia”

Da timidi a coraggiosi

Essere timidi non è un handicap con cui siete nati, ma è una fragilità che è parte del nostro essere umani. Tutti abbiamo paura di qualcosa, ma più lasciamo che le nostre paure ci blocchino, meno ci sentiamo vivi e felici.
Una via concreta per superare la timidezza e aumentare l'autostima, è affrontare le proprie paure, sperimentare e migliorare attraverso le esperienze. E' solo attraverso l'azione che ci forgiamo e rafforziamo: la giuste conoscenze ci aiutano, ma da sole non bastano. Ogni volta che una paura ci separa da quello che vogliamo, ricordiamoci che solo agendo possiamo arrivare alla nostra felicità.

"La maggior parte delle persone non sono clinicamente timide. Sono solo nervose riguardo a quello che gli altri pensano di loro. Questa non è timidezza; è insicurezza."
(Bernardo Carducci, direttore dello Shyness Research Institute - Istituto di Ricerca sulla Timidezza)

"Se dovessi ipotizzare quale sia la preoccupazione più endemica e più diffusa tra gli esseri umani, direi che niente è più comune della paura dei propri simili."
(R.D. Laing)

"Fa' quel che ti spaventa e la fine della paura è assicurata."
(Ralph Waldo Emerson)


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25 commenti :

  1. Questo articolo non mi è piaciuto affatto, la timidezza esiste, parola di timida, ed è un requisito assolutamente necessario del mio uomo ideale, al pari della fedeltà.
    Questo dannato mito delle donne che amano gli stronzi deve assolutamente cadere perché non è affatto vero, almeno non per me. Odio gli stronzi spavaldi, e invece sono attratta dall'uomo vestito bene seduto in disparte che non ti parla subito. Sindrome "del comando"? Forse, ma sempre meglio degli stronzi che ti mollano in mezzo alla strada una volta che ottengono quello che vogliono. Io non capisco perché alcune donne amino essere trattate come merde, questo ragionamento non lo capisco e, sinceramente, non lo voglio capire.

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    1. > Questo articolo non mi è piaciuto affatto
      Va bene, non si può piacere a tutti :-) (vedi post dicembre 2009)
      Però attenzione: che una cosa non ci piaccia, non vuol dire che non sia vera. E a volte le cose che ci urtano, sono proprio quelle che rivelano le nostre fragilità.

      > la timidezza esiste
      Il titolo è volutamente provocatorio.
      E' ovvio che se lo senti esiste per te. Quel che volevo dire, è che la timidezza non è una forma di carattere, una personalità con cui sei nata; ma solo una difesa per paura.
      Quindi usare la timidezza come alibi, induce a coprire il vero problema, cioè insicurezze e paure.

      > perché non è affatto vero, almeno non per me
      Siamo tutti diversi. Che una cosa non sia vera per te, non nega che - magari - è vera per il 30, 50 o 90% della popolazione.
      Qui io faccio discorsi in generale, e poi ci sono - ovviamente - tante possibili eccezioni.

      > non lo voglio capire
      E' un tuo diritto...
      ma finché non capisci i motivi che muovono gli esseri umani, vedrai il mondo come un luogo oscuro, misterioso e minaccioso (da cui le molte paure).

      "Esiste solo un bene, la conoscenza, e solo un male, l'ignoranza."
      (Socrate)

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    2. Mi trovo completamente in accordo con jacksonian4ever....basta con queste stronzate sull'essere stronzi etc....io la mia donna la voglio amare, non denigrare....se no preferisco stare da solo. Non voglio fare agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me!

      La timidezza esiste, ovvio si può controllare e migliorare, ma è caratteriale, dipende dal pregresso storico di ognuno di noi, ma è caratteriale. Che sia legata alla paura, lascio a chi di competenza dirlo, ma basta con la storia delle donne attratte dai bastardi....quelle sì che sono psicopatiche, secondo il mio modesto parere....

      Vito

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    3. Vedi, spesso c'è una profonda differenza tra il mondo come vorremmo che fosse (o come vogliamo vederlo), e il mondo come realmente è.
      Io cerco di mostrare il mondo come realmente è, perché solo questa consapevolezza ci dà il potere di cambiare... ma questo risulta spesso sgradevole o disturbante.

      Se dico a qualcuno "Tu e tutti quelli che ami morirete", probabilmente otterrò una serie di reazioni emotive di difesa: aggressione, svalutazione, negazione, razionalizzazione...
      Ciononostante, la mia affermazione è completamente e inesorabilmente esatta.

      Sta a ciascuno scegliere se affrontare la realtà, oppure nascondersi dietro a confortanti bugie perché non la si regge.

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  2. Condivido molti elementi del vostro articolo ma aggiungerei anche che spesso le persone che hanno paura del giudizio (timide) sono persone che non seguono "l omologazione" della società propinata dai media che diffondono per l 80% disinformazione e falsi valori...

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    1. Ok, ma non è quello il punto. Se uno rifiuta l'omologazione e il conformismo, e accetta e apprezza se stesso, non è timido e non ha problemi di relazione.
      Timidezza e paura del giudizio nascono - di base - dal sentirsi non ok, dalla non accettazione di sé, dalla paura di essere "sbagliati". E questo accade a prescindere dal livello di conformismo.
      In altre parole, il problema non è quasi mai "fuori" (negli altri), ma "dentro" (in noi stessi).

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    2. Non sono d accordo... perche e palese che la gente fuori dal conformismo viene poco ascoltata e spesso ridicolizzata perchè diversa nel vestirsi e nel pensare, e questo rendendosi conto di nn esere apprezzato evitano di esporsi per ovvi motivi... purtroppe prima di scrivere presunte certezze dobbiamo conoscere le varie situazioni che portano alla "timidezza"

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    3. > prima di scrivere presunte certezze dobbiamo conoscere le varie situazioni
      Sicuramente ci possono essere casi particolari, che esulano da un discorso generale (quale quello che faccio qui).

      Però rimane il fatto (e non sono certo l'unico a dirlo), che il rapporto che hai con te stesso conta più di quello che hai con gli altri.
      - Quindi, quando stai bene con te stesso e ti stimi, le critiche o approvazioni altrui non ti influenzano più di tanto. E non hai nemmeno particolari problemi di timidezza.
      - Viceversa, se non ti accetti e non ti piaci, hai sempre paura della disapprovazione altrui, quindi sei fragile e vulnerabile. A priori di come ti trattano gli altri.
      E' ovvio che un timido soffra ancor più dell'essere "fuori dai canoni"... ma non è da quello che deriva la sua timidezza.

      Inoltre, mai dimenticare che non si può piacere a tutti (vedi post del dicembre 2009): quindi, è necessario accettare che ci sarà sempre qualcuno che ci critica e ci disapprova, e imparare ad ignorarlo.
      Quindi è del tutto inutile concentrarsi su chi ci disapprova e aspettarsi che siano loro a cambiare, perché ne troveremo sempre qualcuno.

      L'unica soluzione è rafforzare se stessi (e l'amore per se stessi), non aspettarsi che sia il mondo a trattarci come vogliamo.

      "Chi rispetta se stesso è al sicuro da tutti: indossa una cotta di maglia che nessuno potrà mai penetrare".
      (Henry Wadwoth Longfellow)

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  3. Rimango allibito dal suo intervento di come giudica la timidezza e tutte le persone timide e reputo questo comportamento improprio. Cosa vedo? Vedo che lei, appena scrive, sembra che tutto ciò che afferma sia "giusto", come ad esempio "la timidezza è fragilità" oppure "il bravo ragazzo è uno zerbino" ecc. Io sono un ragazzo timido, ho avuto i miei alti e bassi, ma ho saputo circondarmi delle persone che reputo migliori per me, ho una famiglia che mi vuole bene, faccio valere i miei diritti ecc. nonostante il dolore e la consapevolezza di aver subito gravissime ingiustizie dalle persone, però penso che sia arrivato il momento di mettere i puntini sulle "i". La timidezza, come affermava un allievo di Freud, è piena di sfumature, anche positive e dopo tutto questo cos'è che dovrei fare secondo lei? Essere più socievole, estroverso perchè implica "sicurezza" mentre uno introverso, riservato significa che è "insicuro"? Eh bè, se lo dice lei... questo è una dei tanti pensieri che porta le persone come me a indossare delle maschere, però io non ho bisogno di indossare nulla, perchè mi piaccio proprio cosi e non mi interessa che non piaccio a tanti, visto che ho delle persone a cui piaccio cosi come sono mentre lei fa della timidezza come una sorta di spot di infelicità. Più che psicologo lei mi sa più di "aggiustatore" di presunta felicità. Può pensare che sia poco credibile ma la credibilità si guadagna, a prescindere da come siamo e se crede che adeguarci sia la soluzione per vivere non credo proprio, perchè il "mondo" lo creiamo noi e adeguarmi a un mondo senza valori come i sentimenti, il rispetto ecc. non mi va, perchè so che la società di oggi non è per me, non per complesso di inferiorità, semplicemente perchè non condivido moltissimi aspetti. Cosa afferma lei poi? "Definirsi timido può facilmente diventare una via di fuga"... agghiacciante quello che dice, ma tanto bisogna essere tutti uguali no? Perchè non posso mostrare con orgoglio la mia timidezza? Davvero, è una vergogna!! Chi mi conosce sa chi sono io, sa cosa posso dare, sa cosa posso offrire per le persone che voglio bene e che meritano, nonostante la sua opinione. Non sarà d'accordo? Non è un problema mio, io quando mi guardo allo specchio sto bene, io nel mio silenzio sto bene, nella mia timidezza sto bene e vivo chiedendo sempre il massimo, prima a me e poi agli altri. Cosa vedo ancora? "la timidezza porta a una negazione della propria autenticità".. è assurdo!!! Dopo questo articolo, per assurdo, inizio ad avere il timore a conoscere una ragazza, perchè un timido non è "interessante"... perchè un domani cosa succede? Uno impazzisce, si alza e dice "perchè non sono estroverso?" quando è semplicemente se stesso e allora ho paura, non mi sembra di essere un deficiente da questo punto di vista. Come me ce ne sono tanti... non mettiamo la testa sotto la sabbia, solo perchè lei in passato non sapeva entrare in un bar e non aveva amici, timido non significa "fifone" o "muto", perchè ognuno di noi ha delle qualità che possono attrarre, vale per uomo e per donna, timido e non timido...

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  4. Salve, il commento postato dall'ultimo utente l'ho trovato concordante, però c'è un dettaglio, perchè un conto è essere timido e un altro è essere introverso e infatti lui ha parlato di introversione, menzionandola per timidezza. Spesso vengono associati ma è sbagliato, il timido ha paura del giudizio altrui mentre l'introversione è l'attitudine alla tranquillità e agli stimoli interni. Purtroppo questa società esalta solo le persone estroverse ma è pieno il mondo di persone introverse che hanno fatto la storia e non ce ne rendiamo conto. Non lamentiamoci poi, perchè fra queste persone nascono disagi per colpa di tanta ignoranza e mai pensare che essere estroversi è meglio di essere introversi.

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    1. > un conto è essere timido e un altro è essere introverso
      Giusta osservazione: sono due cose diverse.
      L'introversione è la tendenza a rivolgersi verso il proprio mondo interno (ascolto, intuizione, introspezione, analisi...), e non è necessariamente legata alla timidezza. Io, per esempio, sono alquanto introspettivo, ma anche aperto, socievole e per nulla riservato. Introverso non vuol dire nemmeno "chiuso" o "asociale".
      E' però vero che i timidi sono spesso introversi.

      Inoltre, l'introversione è un aspetto del carattere (può essere innata); mentre la timidezza no (come ho scritto nel post), è una reazione difensiva, non è parte del nostro Sé.

      > mai pensare che essere estroversi è meglio di essere introversi.
      In linea di massina, sono d'accordo. Sono due modalità diverse, ognuna con pro e contro.
      E' però anche vero che, in generale, l'estroverso tende di più a ottenere risultati (in quanto più orientato all'azione, e meno al frenarsi). Diciamo che:
      - il rischio dell'estroverso è la superficialità (molta azione e poca riflessione);
      - il rischio dell'introverso è la passività (molta riflessione e poca azione).

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  5. Ci sono molti introversi che prima hanno bisogno di ragionare, ma se una cosa la vogliono veramente, agiscono subito dopo, almeno io sono cosi. Riflettere è fondamentale, perchè non riuscirei a sapermi comportare in alcuni ambiti, specie per quanto riguarda le novità. Invece molti estroversi sono purtroppo inopportuni e quello che non capisco è perchè si esalta questa parte di "arrivismo". Ci saranno persone che esaltano la parte più introspettiva piuttosto che quella superficiale e impulsiva?

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    1. > molti estroversi sono purtroppo inopportuni
      Mi sembra che stai evidenziando i limti dell'estroversione, dimenticandone però i pregi. Per ogni cosa ci sono pro e contro.

      > non capisco perchè si esalta questa parte di "arrivismo"
      Forse perché - mediamente - gli estroversi producono più risultati degli introversi (agiscono e osano di più, si fanno meno problemi, si frenano meno).
      E alle persone importano più i risultati del come ci si è arrivati.
      Prendi Steve Jobs: aveva un carattere pessimo, ma ha creato prodotti straordinari; e sono questi ultimi ad essere apprezzati.

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    2. Io invece prenderei esempi come Clint Eastwood, Albert Enstein, Charles Darwin, Bill Gates, Shakespeare, Obama, Woody Allen, Freud, Nietzsche, Steven Spielberg, Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè e tanti altri. Qualità come la sensibilità, la riflessione, l'umiltà e il rispetto del prossimo non saranno mai esaltate da questa società omologata e superficiale, non neghiamolo, perchè se gli introversi venissero trattati come gli estroversi vivremmo in un mondo migliore, purtroppo non è cosi e il solo adeguarsi non fa che peggiorare le cose per molte altre persone. Non si parla, appunto, di paura degli altri, insicurezze, timidezza ecc. ma di persone più propense all'emotività e al dare un senso ai propri percorsi. So bene che alle persone importi solo i risultati e non come, perchè o quando, perchè finchè regnerà l'ignoranza e la superficialità, mai si potrà togliere definitivamente questa piaga. Sei molti si lamentano hanno una ragione, perchè giustamente vogliono far valere la propria persona. L'estroverso ottiene più risultati mentre l'introverso non gli importa quanto ottiene, ma come ho detto prima, da un senso a tutto quello che fa. Sarà sbagliato? Nessuno può dirlo, sarebbe come dire che i neri sono una razza inferiore oppure chi è omosessuale è malato, tanto per intenderci. Cosa manca? Il rispetto e molti estroversi non ne hanno. Chiudo con alcune citazioni, di come un introverso può calzare benissimo a pennello in questo mondo: Se entri mi fai onore; se non entri, un piacere. (Friedrich Nietzsche), Tutto il nostro male viene dal non poter stare soli (La Bruyère), Le donne belle lasciamole agli uomini privi di fantasia. (Oscar Wilde), Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi. (Leo Longanesi), Io amo l'umanità, è la gente che non riesco a sopportare. (Charles Schultz), La più umile specie di superbia è l'orgoglio nazionale. In chi ne è affetto esso rivela infatti la mancanza di qualità individuali delle quali potrebbe andare orgoglioso; altrimenti non ricorrerebbe a ciò che condivide con tanti milioni di individui. (Arthur Schopenhauer), La natura si cura solo della sopravvivenza della specie, trascurando l'individuo. (anonimo), L'uomo libero è colui che governa il suo pensiero. (A. de Gasparin).
      Ora lascio con una perla: "In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili." (Albert Einstein, Come io vedo il mondo)

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  6. Sì la timidezza è paura, ma anche vergogna. Credo sia impossibile analizzare la timidezza senza considerare il sentimento di vergogna.

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    1. Ma la vergogna è, essenzialmente, la paura (e/o la convinzione) di essere sbagliati, per cui ci giudichiamo negativamente; e la paura che gli altri ci giudichino in ugual modo.

      Alla fine, quasi tutti i sentimenti negativi riconducono a una qualche paura. Poi possiamo dargli molti nomi, ma è sempre una qualche paura a fregarci.

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  7. Ha perfettamente ragione.

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  8. come si può aiutare una ragazza di 14 anni particolarmente timida, al punto di rinunciare quasi a tutto

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    1. Beh, intanto si può partire da quanto ho scritto in questo post :-)

      Poi sarebbe utile capire da dove nasce questa timidezza.
      Come ho scritto, la timidezza non è un'attitudine innata o un tipo di carattere, ma una reazione difensava a qualche paura o trauma. Una volta identificate le ragioni specifiche della sua timidezza, si può lavorare su queste ragioni per attenuarle od eliminarle.

      - Se si è dotati di sufficienti doti di introspezione e analisi (oltre a conoscenze del funzionamento della psiche), è un lavoro di scavo che si può tentare da soli, magari con l'aiuto di testi che spiegano la natura della timidezza (qui una pagina dove ne citano alcuni).
      - Altrimenti serve rivolgersi ad un terapeuta (psicologo, psicoanalista, counselor...) che possa indagare le cause, ed aiutare la persona a liberarsene.

      Non è un percorso semplice o rapido (la nostra psiche è un mondo complesso), però è possibile, e sicuramente ne vale la pena. Quando stiamo bene con noi stessi, affrontare la vita diventa molto più facile.

      Un altro argomento importante per chi soffre di timidezza, è quello dell'accettazione di se stessi (vedi post Accetta quello che sei).

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  9. Io solitamente quando sono di malumore e vado a cercare informazioni riguardo le cose che mi affliggono la maggior parte delle volte sento che mi rispecchiano le descrizioni che trovo. Ma e la prima volta in assoluto che un intero articolo mi descrive completamente, forse perche e l articolo piu dettagliato che abbia mai trovato sulla timidezza. Ed e proprio perche e dettagliato che forse alcuni utenti non sono daccordo su alcune cose, forse perche qui ce tutto da sapere sulla timidezza, ho sempre creduto che sono l unico ad essere cosi e ne saro convinto fino a quando non incontrero qualcuno come me, pero sono sorpreso riguardo al fatto che l autore dell articolo e a conoscenza dell esistenza dei miei malumori, e possibile che ad alcune ragazze piace il ragazzo timido, pero io avendo la sindrome del bravo ragazzo ho sempre e solo avuto le osservazioni descritte sopra. inoltre io sono convinto che non mi fidanzero mai. le ragazze per me sono qualcosa di irraggiungibile, ed e per questo che mi prendo una cotta o addirittura mi innamoro della prima che vedo, che poi sto a fantasicare per giorni prima che mi passi, ma contemporaneamente spero di non fidanzarmi con una qualunque, perche gia faccio fatica a portare avanti rapporti d amicizia e poi se succede qualcosa in una relazione ne rimarro demoralizzato fino all ultimo giorno della mia vita. io credo, stronzo no, magari un po stronzo per alcune, ma ho letto che alle ragazze piace uno che sa quello lei vuole, che li accontenta, uno allegro che la fa sempre divertire e soprattutto in grado di prendere decisioni e sempre sicuro di se stesso. se capitera davvero che mi fidanzi, lei sara sicuramente timida, intelligente, solare, perche sento che vado d accordo solo con questa tipologia di persone purtroppo rare, ovvero l incontrario di me, pazzo e pessimista.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per l'apprezzamento :-)

      > ho sempre creduto che sono l unico ad essere cosi
      In realtà, quasi mai i nostri problemi sono originali (vedi post Siamo tutti simili, con problemi simili).

      Se ci sembra di essere gli unici ad avere un dato problema, quasi sempre è perché siamo troppo concentrati sulle nostre sofferenze, o non conosciamo abbastanza quelle altrui (anche perché le persone portano maschere e non si svelano).
      Capitava anche a me quand'ero giovane.

      > inoltre io sono convinto che non mi fidanzero mai
      Quindi sai prevedere il futuro! ;-D
      Oppure ti basi sul presente per immaginare la tua vita futura (come facciamo quasi tutti), ma dimentichi che tutto cambia, col tempo. Quindi, mai dire mai.

      Inoltre sembri molto giovane: quindi a maggior ragione, cambierai nei prossimi anni più di quanto immagini (specialmente se cerchi di migliorarti). A 30 anni non sarai la stessa persona che eri a 20 anni.

      > ho letto che alle ragazze piace uno che sa quello lei vuole,
      > che li accontenta, uno allegro
      E' un modello di uomo che può piacere a molte donne, ma non vale per tutte. Le donne non sono tutte uguali, quindi hanno gusti diversi e cercano qualità diverse.

      Piuttosto che preoccuparti di cosa cercano le donne, occupati di identificare, valorizzare e migliorare le tue qualità.

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    2. ci sto lavorando, ma ad un passo in avanti non di rado seguono due passi indietro, infatti ultimamente sto passando un periodo difficile a seguito dell ennesima stupidaggine che ho fatto, ogni volta che tento di fare qualcosa mi sembra di recitare, perche consapevole che la causa di una mia buona azione deriva da un impulso positivo pero temporaneo, pur essendo consapevole delle conseguenze continuo ad esagerare perche irresistibilmente in quei momenti penso solo ad elemosinare un attimo di felicita, sono molto dispiaciuto per le persone con cui delle volte divento insolitamente attivo e meno taciturno, che poi i giorni successivi mi cercano per parlare un po nel mentre io non avendo piu iniziative e facendo scena muta spero il piu presto che quella persona cominci ad ignorarmi oppure a considerarmi come faceva precedenemente.Insomma, mi demoralizzo ogni volta che cerco di fare qualcosa, pero rispetto a prima che mi disperavo e mi lamentavo tutti giorni e qualcosa in piu, e spero di cambiare ancora come dice lei. Per caso ha passato una comune giovinezza? perche vedo che in alcune parti del discorso ha menzionato alcuni suoi disagi durante la sua giovinezza. sono curioso di sapere quali tipi di persone sono diventati psicologi e di quale quantita.

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    3. Alti e bassi, progressi e regressi, sono elementi assolutamente normali della vita di ognuno. Nessuno ha sempre successo, agisce sempre al meglio o riesce ogni volta.
      Quindi non ha senso angustiarci per i nostri sbagli o fallimenti: bisogna ricordarsi che sono del tutto normali, e semmai imparare da essi (errare è umano - ma ripetere lo stesso errore 100 volte non è una furbata ;-).

      Allo stesso modo, è altrettanto normale fare due passi avanti e uno indietro. A volte, come capita a te, anche fare due passi indietro per ogni passo avanti.
      Questo perché la vita non è fatta a misura di noi umani, non è pensata per facilitarci, quindi siamo noi che ci sforziamo di capire come vivere - e questo sempre, per tutta la durata della nostra vita (non si smette mai di imparare).

      Nascere è come naufragare su un continente sconosciuto, e da lì imparare ogni giorno com'è fatto, come funziona e cosa bisogna fare.
      Non c'è da stupirsi che sia così difficile e faticoso, per tutti o quasi. :-)

      Anche il tuo comportarti in modo diverso con le persone, a seconda dei momenti, è abbastanza comune: non ci comportiamo sempre allo stesso modo, siamo influenzati dalle situazioni e dagli stati d'animo. Se non lo fai intenzionalmente, non c'è motivo di sentirti in colpa. Semmai, se vedi che così facendo ferisci qualcuno, spiegagli il motivo del tuo comportamento, ammetti le tue debolezze.

      > pero rispetto a prima che mi disperavo e mi lamentavo tutti giorni e qualcosa in piu
      Sono d'accordo. Ogni piccolo passo, ogni progresso anche minimo è comunque importante. Ogni "mattone" contribuisce ad edificare la propria casa.

      > Per caso ha passato una comune giovinezza?
      Ho passato una giovinezza problematica e sofferta, ma in un modo credo simile a quello di tanti altri. L'adolescenza è per molti il periodo più angoscioso.

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  10. Lei e psicologo?

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    Risposte
    1. No.
      Per sapere qualcosa di più su di me, se non l'ha già fatto, può leggere la pagina "Chi sono".

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