Sette semplici trucchi per piacere agli altri

Alcune persone sembrano dotate della capacità di risultare gradevoli agli altri: iniziano conversazioni, tutti li ascoltano, fanno amicizia, e magari seducono senza apparente sforzo. In realtà pochissimi sono naturalmente dotati di questo charme, ma non è solo questione di doti innate: diversi fattori che determinano il nostro successo sociale sono stati analizzati dalla scienza, e possono essere coltivati.

L'impressione iniziale

Le ricerche hanno mostrato che le persone spesso si fanno un'opinione iniziale di qualcuno semplicemente basandosi sul suo aspetto. Alexander Todorov, professore di psicologia a Princeton, ha dimostrato che le persone sviluppano giudizi sulla simpatia, l'affidabilità e la competenza di qualcuno dopo aver visto il loro volto per un decimo di secondo (Todorov è l'autore del libro "Face Value: The Irresistible Influence of First Impressions" - "A prima vista: l'influenza irresistibile delle prime impressioni").

Imparare a sorridere

E' vero che alcune reazioni sono collegate a caratteristiche fisiche che non possiamo modificare, ma altre (come il fidarsi e persino l'attrazione) dipendono in buona parte dalle espressioni facciali. Quindi, anche se non possiamo alterare i nostri connotati, possiamo però modificare la nostra espressione e sorridere. Le ricerche di Todorov mostrano come un volto felice e sorridente viene percepito come degno di fiducia, caloroso e socievole.
Questo effetto funziona anche successivamente, permettendoci di recuperare una prima impressione negativa: l'importante è saper trasmettere un'impressione emotivamente positiva.

Tre modi di apparire amichevole

Il nostro cervello scandaglia costantemente l'ambiente circostante, per cogliere segnali di eventuali minacce od opportunità (è una funzione che ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni in ambienti ostili, ed è attiva tuttora). Quando ci approcciamo a qualcuno, ci sono tre modi primari che segnalano a quella persona che non siamo ostili:
  • Un rapido inarcamento delle sopracciglia (si alzano e si abbassano in una frazione di secondo)
  • Una leggera inclinazione della testa
  • Un sorriso
Se queste modalità non vi vengono spontaneamente, potete imparare praticandole. Ovviamente bisogna evitare di esagerare, altrimenti si risulterà artificiosi o persino inquietanti: la parola chiave dovrebbe essere "naturalezza".


Trucchi per piacere di più

Una volta entrati in contatto con una persona, ci sono una serie di comportamenti che ci possono rendere più piacevoli ed interessanti ai suoi occhi. La prima regola è quella di porre l'altro al centro della situazione, piuttosto che se stessi: dedicati all'altro e a quello che può farlo sentire bene, invece di restare concentrato su quello che vorresti ottenere tu.

Fai parlare l'altro

Quando iniziamo una conversazione, vuoi per nervosismo o per cercare di impressionare l'altro, spesso tendiamo a parlare molto di noi. Questo è un grave errore, perché ogni persona è interessata prima di tutto a se stessa: perciò il modo migliore di farla sentire bene è quello di farla parlare di sé (questo può non valere per persone particolarmente riservate, almeno fino a che non si sentono a loro agio).
Quindi poni delle domande, e ascolta con interesse le risposte. Se hai difficoltà a trovare spunti, puoi basarti su:
  • Dettagli dell'altra persona (aspetto, abbigliamento, voce...)
  • Ambiente circostante (persone, oggetti, località...)
  • Condividere brevemente una tua opinione, e chiedere cosa pensa l'altro in proposito
All'inizio è opportuno non fare domande eccessivamente personali; ma quelle sono comunque meglio di restare sul vago e sul banale, direzione che porta facilmente la conversazione a spegnersi. Meglio rischiare un po' (magari scherzando sulla propria curiosità), piuttosto di apparire insignificanti.

Mostra interesse per l'altro

Mentre l'altra persona parla, osservala dedicandogli la tua totale attenzione. Ricevere l'attenzione incondizionata di qualcuno ci fa sentire importanti e apprezzati, una sensazione molto piacevole che di solito non lascia indifferenti.
Fai caso al tono della voce, all'intensità dello sguardo, alle emozioni espresse, alla gestualità. Quando viene espresso qualcosa che colpisce la tua attenzione, annuisci, inarca le sopracciglia o emetti un lieve suono di sorpresa o approvazione: mostra di stare seguendo ciò che viene detto.

Se fai fatica a concentrarti sull'altro, un trucco è quello di focalizzare l'attenzione sui diversi colori delle sue iridi: in questo modo il tuo sguardo mostrerà interesse.

Fai sentire bene l'altro

Un sistema efficace per risultare gradevole, è quello di far sentire bene l'altra persona a proposito di se stessa. Puoi farle dei complimenti sull'aspetto, oppure sulle sue capacità o sui risultati ottenuti (se li conosci; se invece non li conosci, informati facendo domande, e mostrando apprezzamento su quello che viene detto).
Quando fai complimenti, cerca di essere sincero e di non esagerare; in generale tutti gradiamo sentirci apprezzati, ma se l'apprezzamento suona insincero o eccessivo, diventiamo diffidenti o increduli.

Un modo indiretto di far sentire bene l'altro, è farlo parlare delle cose che ama o di cui va fiero. Quando intuisci che un certo argomento è caro al tuo interlocutore, mostra interesse e chiedi di raccontarti quello che sa o che ha fatto in proposito. Se non sai nulla di quella persona, puoi chiedere ad amici comuni di riferirti qualcosa di significativo che la riguarda.

Trova qualcosa in comune

Anche se siamo tutti diversi, in quanto esseri umani abbiamo sempre qualcosa in comune con le altre persone: interessi, gusti, opinioni, esperienze. Quando l'altro scopre che abbiamo qualcosa in comune con lui, ci sente più affini e più vicini. Quindi trova elementi condivisi, falli notare e fanne argomento di conversazione.

Anche quando siete in disaccordo su qualcosa, cerca di ascoltare la sua opinione in proposito, piuttosto di preparare la tua replica (che è quello che istintivamente tendiamo a fare). Se ascolti con attenzione, è probabile che trovi qualche punto condiviso o comunque apprezzabile.

Rispecchia l'altro

Un altro elemento che ci rende gradevoli è quello di "rispecchiare" il linguaggio corporeo dell'altro ("mirroring" nel linguaggio della PNL - Programmazione Neuro Linguistica).
"Rispecchiare" qualcuno vuol dire imitare la sua postura e i suoi gesti (ma in modo sottile e non immediato, non deve diventare uno scimmiottamento). Quando due persone parlano e i loro corpi si muovono in sintonia, è segno che quelle persone hanno una buona intesa: quindi emulare i suoi comportamenti fa sentire all'altro che siete in sintonia.

Rivelati poco per volta

Come detto prima, parlare molto di se stessi in genere provoca reazioni sgradevoli. Questo però non vuol dire che dobbiamo restare silenziosi o impenetrabili: piuttosto, è bene rivelare informazioni su di sé poco alla volta, in modo da stimolare la curiosità dell'altro. Un po' come le briciole che Hansel e Gretel lasciavano per segnare il cammino, scoprire una serie di piccoli dettagli funziona come "invito" per l'altro a venire verso di noi per conoscerci meglio.

Rivelare parti di sé, o proprie esperienze, serve anche come stimolo perché l'altro si apra e si confidi. Spesso le persone esitano a mostrarsi, perché temono di essere giudicate o ferite: nel momento in cui sono io che mi scopro, però, l'altro sente di poter fare altrettanto. Uno dei sistemi migliori per indurre una persona a fidarsi di te, e ad aprirsi, è proprio quello di mostrare fiducia e apertura per primo: l'altro si sentirà ispirato a fare lo stesso.


Agisci a fin di bene

Anche se queste tecniche sono fondamentalmente semplici e innocenti, possono essere usate sia in modo costruttivo che malevolo. Il mio intento è quello di aiutarvi a diventare più socievoli e apprezzati, non subdoli e manipolativi: non solo non sarebbe etico, ma finirebbe col danneggiare la vostra vita sociale.
Racconti allegorici come quello di "Guerre stellari" mostrano chiaramente che chi usa il proprio potere per scopi maligni ("il lato oscuro della Forza"), finisce col distruggere se stesso.

Non fingere, mettiti in gioco

Non sto consigliando di recitare una parte, ma di imparare atteggiamenti costruttivi e utili. Allo scopo di migliorare la vostra vita relazionale, e non per ingannare o manipolare gli altri (cosa che, alla lunga, porta solo danni).
Sono convinto che, nella maggior parte dei casi, essere autentici sia il modo migliore di porsi. Se però abbiamo difficoltà nell'approccio o nelle conversazioni, questi trucchi possono aiutarci a sciogliere il ghiaccio.

Sii sincero

Se assumi questi comportamenti solo per arrivare ad uno scopo, senza curarti dell'altro (per esempio: ti faccio parlare solo perché voglio arrivare a fare sesso con te), è probabile che risulterai meccanico e innaturale. Cerca piuttosto di concentrarti sul desiderio di creare interazioni umane autentiche, anche se per pochi minuti; interessati davvero all'altro, fallo sentire sinceramente apprezzato.
Puoi cercare di "amplificare" quello che provi, ma se lo simuli completamente gli altri se ne accorgeranno e ti eviteranno. E' quello che capita a chi segue in modo meccanico le tecniche di comunicazione o di seduzione, e si ritrova il vuoto intorno: "Ho fatto tutto quello che mi hanno consigliato, non capisco perché nessuno mi vuole". La tecnica da sola non basta, bisogna anche "metterci il cuore".

“Concentrati sul desiderio
di creare interazioni umane autentiche”

Ingredienti per una buona vita sociale

Oltre alle tecniche elencate sopra, di seguito riporto alcuni temi importanti per capire meglio le relazioni sociali, e viverle con più successo (con link a post di approfondimento).

Superare la timidezza

La timidezza non è una forma di personalità (come molti credono), ma una reazione difensiva, che nasce soprattutto dalla paura del giudizio altrui. Poiché non è innata, ma acquisita, può essere superata.

Capire gli altri

Se gli altri ti risultano incomprensibili, diventa difficile entrare in contatto con loro. E' quindi indispensabile cercare di capire le altre persone, e in particolare:
In particolare, uomini e donne hanno spesso modi di vivere e comunicare diversi: quindi occorre imparare il linguaggio e le modalità dell'altro sesso.

Non puoi piacere a tutti

Molti si abbattono quando vengono rifiutati, e pensano di essere sbagliati e indesiderabili. Oppure vorrebbero piacere a tutti, senza mai riuscirci. In realtà, nessuno può piacere a tutti: ci sarà sempre qualcuno a cui non puoi piacere, o che non piace a te.
Quando veniamo rifiutati, vuol dire semplicemente che non siamo in sintonia con i gusti e i bisogni di quella persona, non che siamo privi di valore. La soluzione non è sforzarsi per piacere di più, ma andare verso persone con cui siamo in sintonia.

Attenzione alle aspettative ingannevoli

Quando andiamo incontro agli altri, quasi sempre portiamo con noi aspettative irreali - specialmente nella comunicazione - basate su pregiudizi, luoghi comuni o incomprensione: ovviamente, gli altri poi finiscono col deluderci.
Ma invece di dare loro la colpa (come di solito tendiamo a fare), è molto più costruttivo riconoscere che eravamo noi ad avere aspettative infondate, e adattarle alla realtà. In fondo, gli altri sono esseri umani limitati e fallibili - proprio come noi.

“Gli altri sono esseri umani limitati e fallibili,
proprio come noi”

Nessun uomo è un'isola

Infine, qualche parola di incoraggiamento per chi fatica a sviluppare relazioni sociali: non siete sbagliati o incapaci, è solo che nessuno ve l'ha insegnato, ed è un campo piuttosto complicato. Invece di scoraggiarvi, vedetelo come un lungo cammino da percorrere a piccoli passi.

Puoi sempre migliorare

Per creare relazioni positive, dobbiamo credere di avere qualcosa di valido da offrire. Se pensi di valere poco o nulla, sei come un seme che non è ancora fiorito. Ma non è mai troppo tardi per iniziare a sviluppare le tue capacità: tutti abbiamo talenti nascosti, o potenziali non ancora espressi.
Se ritieni di essere poco interessante, di avere ben poco da dire, forse è il caso che ti dedichi a migliorare te stesso e la tua vita. Non si tratta di diventare un altro, ma di diventare una versione più "evoluta" di te stesso.

Sentirsi solo è normale

Se ti ritrovi spesso solo, nonostante i tuoi tentativi di socializzare, non abbatterti troppo e, soprattutto, non pensare di essere "anormale" o l'unico: in realtà, sentirsi soli è parte della condizione umana - e capita a chiunque.


(parte di questo post è liberamente adattata da "The tricks to make yourself effortlessly charming", BBC)

"Nessuno piace a tutti, e tutti piacciono almeno a qualcuno."
(Yamada Takumi)

"Il mio concetto di persona piacevole è quello di una persona che è d'accordo con me."
(Benjamin Disraeli)

"Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente; una parte del tutto."

(John Donne)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

Non stiamo insieme per amore (non solo)

Quando si parla di relazioni sentimentali, nella maggior parte dei casi vengono motivate (almeno ufficialmente) con l'amore: desideriamo qualcuno perché "lo amiamo", vogliamo stare insieme o sposarci "per amore". Questo è particolarmente frequente nelle donne.
Se osserviamo attentamente le relazioni, però, scopriamo che possono essere motivate da numerosi fattori, il primo dei quali è la soddisfazione dei propri bisogni. Non c'è nulla di male, in sé: avere bisogni è cosa del tutto naturale. Il guaio è che avere idee confuse sui sentimenti genera spesso incomprensioni e conflitti, specialmente quando le relazioni hanno problemi o non funzionano.
Passione, attaccamento, bisogno, gelosia, dipendenza o possesso sono cosa diversa dall'amore - anche se molti li credono equivalenti. In questi casi non capiamo veramente le nostre azioni o quelle dell'altro, perché le valutiamo basandoci su criteri ingannevoli.

Perché confondiamo i sentimenti

Forse il primo errore che molti commettono è confondere l'amore con il relazionarsi:
  • Si ama in modo gratuito, fine a se stesso; non per un tornaconto*. Lo scopo dell'amore è la felicità della persona amata.
  • Ci si relaziona per ricevere e dare. Lo scopo primo di una relazione è l'appagamento dei partner.
In altre parole: si ama qualcuno per farlo felice; si sta insieme a qualcuno per fare felice se stesso - ed eventualmente anche l'altro. Gli idealisti che negano questo, provino a chiedersi quanto starebbero in relazione con qualcuno che non gli desse assolutamente mai nulla.

* Se amo al solo scopo di essere amato, o per avere qualcosa in cambio, allora non è amore ma "commercio", scambio di prestazioni (cosa che non ha nulla di male, ma non andrebbe chiamata "amore").
L'amore è un dono: ti amo perché sei tu, non per "comprare" il tuo amore.

“L'amore è un dono:
ti amo perché sei tu”

Le molte ragioni alla base delle relazioni (oltre all'amore)

In concreto, cosa ci porta ad iniziare relazioni amorose, ed a restare in esse (a volte a dispetto di problemi e sofferenze)? La risposta più comune è "Per amore", ma in realtà le motivazioni alla base delle relazioni sentimentali sono molteplici. Questa "confusione in amore" può facilmente portare a problemi di relazione (è alla base di aspettative infondate e comunicazione inefficace tra uomini e donne): quando ci basiamo su convinzioni errate, le cose non vanno mai come ci aspettiamo.

Essenzialmente, desideriamo un partner e restiamo attaccati ad esso per alcuni dei seguenti motivi:
  • Bisogni personali (l'altro ci dà quello di cui abbiamo bisogno; oppure crediamo che lo farà):
    • Sentirci amati, bisogno d'affetto
    • Sentirci apprezzati, riconosciuti, validati
    • Sicurezza
    • Sessualità, contatto fisico
    • Bisogni economici, sostentamento, beni materiali
    • Bisogno che qualcuno si prenda cura di noi
    • Creare una famiglia, un "nido"
  • Attrazione fisica e/o sessuale
  • Riempire un vuoto (affettivo o esistenziale)
  • Paura della solitudine / Disagio a stare con se stessi
  • Ricerca di figure genitoriali che ci mancano
  • Completamento (il partner compensa le nostre carenze)
  • Amore: amare l'altro, prendercene cura

Esistono anche motivazioni patologiche, che portano chi ne soffre a restare in relazioni disfunzionali o "tossiche":
  • Co-dipendenza
  • Auto-punizione
  • Mentalità da vittima o da abusato, per cui ci leghiamo a carnefici o persone abusanti

“Le relazioni sono motivate da numerosi fattori,
in primis la soddisfazione dei propri bisogni”

Motivazioni diverse possono coesistere

Anche se qui per chiarezza distinguo tra i vari motivi, sia chiaro che spesso abbiamo più motivazioni insieme che ci spingono verso qualcuno: per esempio, è comune provare bisogno, gelosia, risentimento ed anche amore verso lo stesso partner; i sentimenti contrastanti non si annullano, ma coesistono. Ricordiamo che gli esseri umani sono creature complesse e spesso contraddittorie.
Quindi, quando parlo separatamente di amore e bisogno lo faccio per rendere più chiare le diverse motivazioni, non perché queste si escludano a vicenda.


Esempi in cui prevale il bisogno

Di seguito alcuni esempi di situazioni relazionali in cui sono i bisogni a muoverci (anche quando la motivazione dichiarata è l'amore).

La bellezza ci fa sognare

Quando la bellezza di una persona sconosciuta ci colpisce e ci conquista, spesso proviamo sentimenti che chiamiamo di amore. Ma come possiamo amare qualcuno che nemmeno conosciamo? In realtà, quello che sentiamo è una speranza di felicità, la promessa di un futuro eccitante (la bellezza ha questo potere di farci sognare): ma quella felicità e quella eccitazione riguardano noi; raramente ci interroghiamo su cosa renderebbe felice l'altra persona (vogliamo credere di essere noi la risposta, perché pensare diversamente infrangerebbe il nostro sogno).

Se l'altro ci rifiuta

Quando siamo attratti o affascinati da qualcuno, a volte ci sembra di essere spinti dall'amore (mentre in realtà è un impulso egoistico): se costui non ci vuole, di solito insistiamo e proviamo ogni modo per essere ricambiati. Questo proprio perché il nostro obiettivo primario è la nostra felicità, la nostra soddisfazione, non la sua.
Oppure se costui ci preferisce un'altra persona, è evidente che ritiene di stare meglio con lei. Ma, di nuovo, raramente accettiamo questa preferenza: invece di solito proviamo gelosia verso la concorrenza, risentimento verso chi non ci ricambia, ed altri sentimenti ben poco nobili che con l'amore non c'entrano nulla - ma hanno invece tutto a che fare con i nostri bisogni ed esigenze frustrati.

Se la persona amata non ci dà più nulla

La dimostrazione più chiara di quanto sostengo, è immaginare che la persona amata entri in coma, oppure divenga completamente paralizzata: per un certo periodo l'amore ci terrà vicini a lei, ma prima o poi (settimane, mesi o anni) i nostri bisogni emergeranno e ci spingeranno verso altre persone.
Eppure la persona amata è sempre lei, cosa è cambiato? Che non è più in grado di darci quello che ci dava prima. Il nostro amore non è sparito: continueremo ad amare quella persona, ma l'assenza di "nutrimento" inevitabilmente si farà sentire. Prima o poi incontreremo qualcuno in grado di nutrire i nostri bisogni insoddisfatti, e andremo incontro a questa nuova persona.

Dopo una separazione

  • Quando una coppia si separa, il più delle volte non rimane molto amore per l'ex partner (anche se magari fino a una settimana prima sembrava tutt'altro). Una volta che non è più vicino a nutrire i nostri bisogni, in effetti, forse il motivo di quell'amore viene a mancare.
  • Se poi è stato proprio l'ex partner a lasciarci, di rado rimane amore nei suoi confronti. Molto più facile che ci sia invece rabbia, rancore ed odio. Vuol forse dire che l'amore dura finché non veniamo delusi?
  • Per coloro che rimangono molto attaccati all'ex partner dopo una separazione, c'è da chiedersi quanto questo attaccamento sia amore e quanto sia bisogno e dipendenza. Magari quel che ci manca non è tanto la persona, ma tutto quello che ci dava.
Quando veniamo delusi o feriti dall'altro, spesso l'amore per lui sembra attenuarsi o addirittura scomparire (ponendo il dubbio se sia mai esistito realmente). Tutto quello che sembra rimanere è invece il dolore, la frustrazione o la rabbia dei nostri bisogni negati, ignorati o trascurati.


Motivi reali per cui una relazione finisce

Questo discorso è una delle spiegazioni più probabili per la fine di una relazione. Spesso la rottura della coppia viene spiegata con un semplicistico "Non lo amo più", "Non ci amiamo più", ma è più probabile che la fine sia stata provocata da bisogni non più soddisfatti, da felicità o soddisfazione che è venuta a mancare, forse dall'innamoramento che si è spento (come prima o poi accade a tutti), o da aspettative irreali (magari mai espresse apertamente) poi inevitabilmente deluse.

In altre parole, entriamo nelle relazioni con un senso di eccitazione, felicità e soddisfazione (e l'aspettativa che questo continui): e molti chiamano questo mix di emozioni "amore". Ma se l'eccitazione si spegne, la felicità si disperde e la soddisfazione cala (come spesso succede, e per certi versi è anche naturale), anche quello che chiamavamo "amore" decade.

Perché ci inganniamo sui sentimenti

Ma perché quello che sentiamo ci risulta così confuso? In parte è perché pochi hanno una sufficiente educazione emotiva, quindi non sono in grado di comprendere il proprio mondo interiore, né di distinguere quello che provano: sono come "analfabeti emotivi".

Inoltre, quando consideriamo i nostri sentimenti spesso tendiamo ad ingannare noi stessi, attribuendoci motivazioni diverse da quelle reali (elencate all'inizio), perché:
  • Ci piace vederci migliori di quel che siamo, mossi da sentimenti "nobili" ed elevati (invece che egoistici).
  • Non ci piace ammettere di avere bisogno, ci fa sentire deboli e vulnerabili.
  • Non abbiamo chiare le emozioni dentro di noi, le confondiamo (in questo spinti anche dai media, che ci porgono messaggi confusi e ingannevoli sulle relazioni, per esempio attraverso canzoni e film romantici).
In pratica, "l'amore" risulta la spiegazione più semplice, comoda e gratificante. Invece, ammettere che vogliamo l'altro per ragioni egoistiche e utilitarie ci risulta sgradevole e imbarazzante; al punto da nasconderlo prima di tutto a noi stessi.

“L'amore risulta la spiegazione
più semplice, comoda e gratificante”

L'amore esiste

Con questo post non voglio dire che nelle relazioni non ci sia amore, o che l'amore non esista. Tutt'altro: sono convinto che l'amore esista eccome, ed anzi che sia più diffuso di quanto crediamo. Quello che voglio mostrare è che dietro la parola "amore" spesso può celarsi molto altro - a volte anche il suo opposto.
Il mio scopo non è il cinismo, ma la chiarezza: con se stessi in primis, poi verso gli altri. Confondere l'amore con i bisogni, la passione, il possesso e la dipendenza non fa bene all'amore: al contrario, lo fa apparire sospetto e inquinato. Chi si lamenta che "L'amore non esiste!", infatti, spesso lo fa perché scottato da esperienze negative che erano state spacciate per amore, ma che molto probabilmente erano ben altra cosa.

Ma a cosa mi serve...?

Qual è l'utilità di tutto questo discorso?
Semplice: quando una relazione ha problemi o finisce, è importante avere le idee chiare, per risolvere i problemi o chiudere i conti col passato. Invece, la confusione su sentimenti, motivazioni e aspettative amplifica i problemi e rende impossibile superarli.
Credere che "L'amore è tutto" o "E' tutto dovuto all'amore" suona molto romantico, ma è come credere che basti legarsi delle ali alle braccia per volare: la caduta sarà inevitabile - e dolorosa. Le relazioni sono complesse (altrimenti non staremmo tutti a lambiccarci su di esse), e fare finta che siano semplici non ci aiuterà. Invece, quel che ci aiuta è osservarle con onestà, chiarezza e comprensione, per capire noi stessi e chi abbiamo accanto.

Infine, sapere che non è l'amore (o non solo) a legarmi a qualcuno, ma sono bisogni ed esigenze, può aiutarmi a:
  • Scegliere meglio un partner (avendo chiaro cosa cerco)
  • Vivere in modo più sano le relazioni (non devo sopportare comportarmenti negativi "in nome dell'amore")
  • Dopo una separazione: lasciar andare più serenamente l'ex (perché non lo idealizzo più come "l'amore della mia vita"), e avere più fiducia di incontrare futuri partner (poiché i bisogni possono essere nutriti da diverse persone).

"La migliore relazione è quella in cui l'amore per l'altro supera il bisogno dell'altro."
(Dalai Lama)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)

Perché facciamo scelte sbagliate: siamo tutti condizionati

Quante volte ci ritroviamo infelici senza capirne il motivo? Quante volte ci rendiamo conto di avere compiuto scelte sbagliate, nonostante le nostre migliori intenzioni? Quante volte ci stupiamo delle nostre azioni, che sembrano andare in direzioni opposte a quello che vogliamo?
Sembra quasi che, dentro di noi, sia in azione uno "spiritello maligno" che opera a nostro sfavore. E, per certi versi, potrebbe essere proprio così.

Quando non siamo padroni delle nostre scelte

Il problema è che, più spesso di quanto crediamo, non siamo padroni delle nostre opinioni né delle nostre scelte. Ogni scelta ed azione è influenzata da idee, valori e convinzioni, ma buona parte di questi possono essere sia inconsci che opposti a quello che siamo e vogliamo. Per esempio:
  • Voglio approcciare una persona che mi piace, che mi ha dato segnali positivi: ma una voce interiore mi scoraggia, dicendomi "Figurati se le interessi, non provarci nemmeno".
  • Ad un esame o colloquio di lavoro, per cui sono qualificato, una tensione nervosa mi porta ad arrivare in ritardo, o a presentarmi male, o ad esprimermi in modo goffo, per cui rendo molto meno di quanto potrei.
  • Compio scelte importanti nella vita (carriera, relazioni, luogo dove vivere...) che a prima vista mi sembrano ottimali, ma che sulla distanza mi procurano più frustrazione e infelicità che altro. Mi ritrovo a dirmi "Cosa ci faccio qui?" o mi sembra di vivere una vita senza senso.
Alla base di queste difficoltà o fallimenti, molto spesso ci sono pulsioni o convinzioni interne che influenzano le nostre azioni e ci sabotano. Ma il più delle volte non sappiamo nemmeno di averle, quindi ci è impossibile opporci od arginarle.
Per esempio, potrei credere in certi pregiudizi (sul sesso opposto; su certe professioni, etnie o partiti), che non corrispondono alla realtà; ma che mi sembrano così scontati da non poterli mettere in discussione. Oppure potrei avere convinzioni negative su me stesso ("Non valgo abbastanza. Sono sbagliato. Non merito amore."), che mi portano a non mettermi in gioco, a chiudermi, alla paralisi; ma che essendo inconsci non posso contrastare.

“Spesso non siamo padroni delle nostre opinioni
né delle nostre scelte”

Non sappiamo cosa è vero

Il problema è che noi crediamo istintivamente che le nostre convinzioni corrispondano al vero, e siano una nostra scelta autonoma. Purtroppo, invece, ci capita sovente di credere a cosa che non sono vere affatto, o lo sono solo parzialmente. E soprattutto molte delle "nostre" convinzioni le abbiamo passivamente ricevute da altri: sono in realtà condizionamenti, a volte quasi un "lavaggio del cervello".

Che cosa mi influenza?

Se ci rendessimo conto di quanti influssi ci condizionano in ogni istante della vita, potremmo almeno cercare di arginarli o controllarli. Purtroppo invece ci piace pensare di essere liberi, autonomi, indipendenti, padroni della nostra mente - anche quando non è affatto vero.
Potremmo invece partire dal chiederci: "Cosa mi influenza?". Di seguito una breve lista di fattori che toccano chiunque.

Biochimica

Nel nostro corpo circolano una quantità di sostanze (principalmente neurotrasmettitori ed ormoni) che influenzano sia l'umore che il comportamento.
---> Un esempio classico è quando ci innamoriamo, o quando siamo preda di forti passioni: per molti versi non è la nostra coscienza che sceglie o decide, è la biochimica che ci spinge.

Pulsioni evoluzionistiche

Nel nostro cervello sono "programmate" una serie di reazioni che puntano alla sopravvivenza e alla riproduzione ottimale. In molti casi non siamo noi a scegliere, ma sono queste reazioni che lo fanno al di là della volontà.
---> Esempi in cui questo accade sono i vari motivi per cui proviamo attrazione, o le reazioni di lotta o fuga (in inglese "fight or flight") di fronte a situazioni minacciose.

Estetica

Anche la reazione alla bellezza ha una valenza evoluzionistica, ma la cito a parte per la sua particolare rilevanza emotiva. Quando noi reagiamo all'aspetto estetico (sia di cose che di persone, sia in modo positivo che negativo), crediamo di scegliere cosa ci piace, ma fondamentalmente quelle scelte sono decise da criteri innati su cui non abbiamo potere.
---> Infatti, non di rado quelle scelte risultano ingannevoli e non ci portano i risultati positivi che ci aspettavamo (la persona attraente che si rivela egocentrica o insopportabile, l'auto fascinosa che si scopre troppo costosa o poco pratica...).

Un altro aspetto per cui l'estetica ci condiziona, è quando ci lasciamo convincere dai modelli di bellezza promossi dalla società o dai media: finiamo così col criticare o rifiutare il nostro aspetto naturale, ed inseguire invece un ideale di bellezza artificioso o impossibile.

Condizionamenti dall'infanzia

Fin dalla nascita, riceviamo una serie di giudizi e idee su cui abbiamo poca o nessuna influenza. Assorbiamo tutte queste informazioni praticamente senza spirito critico, ed esse diventano le "fondamenta" della nostra personalità e delle nostre convinzioni.
---> Col risultato, a volte, di portarci a vivere in un modo che ha ben poco a che fare con la nostra reale natura: e, di conseguenza, a vivere una vita che percepiamo come vuota e insignificante, o che ci rende costantemente infelici.
I primi vent'anni della nostra vita sono così fondamentali che vi dedico un approfondimento più sotto.

Falsità e pregiudizi

Anche dopo che abbiamo raggiunto un'autonomia di pensiero, siamo costantemente esposti ad informazioni errate o ingannevoli a cui spesso crediamo ugualmente: perché abbiamo bisogno di credere a qualcosa, perché non abbiamo modo di verificarle, o perché corrispondono a nostri pregiudizi (tendiamo a credere a quello che conferma ciò in cui già crediamo).
---> Il risultato è che operiamo nella nostra vita basandoci su idee falsate, compiendo scelte erronee - o persino disastrose - a livello personale, sentimentale, sociale, finanziario e politico.

Chi mi influenza?

Quelli elencati sopra sono fattori di influsso (il "cosa" mi influenza), ma un altro modo di considerare i condizionamenti sono le fonti da cui arrivano (il "chi"): la prima e più ovvia è la famiglia, a cui seguono la scuola, le amicizie, i partner, i colleghi, la religione (anche per i non credenti, se è diffusa nel proprio ambiente), e più in generale la società e la cultura in cui viviamo (inclusi i vari media).
Più persone esprimono un'idea o un giudizio, o più autorevoli riteniamo le fonti da cui questi provengono, e più tenderemo a crederci.

Vent'anni di condizionamenti... e oltre

Siamo esposti a influssi e condizionamenti per tutta la vita, ma nessun periodo è così fondamentale per il nostro sviluppo (come persone e come idee) quanto quello dell'infanzia - e, per molti versi, anche dell'adolescenza. Questo principalmente perché, durante quel periodo:
  • Si formano la nostra mente, la nostra personalità e la nostra visione del mondo
  • Siamo altamente influenzabili e privi di capacità critiche
  • Dipendiamo in tutto e per tutto dalle persone intorno a noi (almeno fino ad una certa età)

Dalla nascita all'adolescenza

Dalla nascita fino all'adolescenza, sviluppare un'opinione autonoma è praticamente impossibile: non solo non sappiamo nulla o quasi della vita, ma siamo circondati da persone più sagge e più forti di noi, di cui ci viene istintivo fidarci: genitori, parenti, insegnanti. Anche se ci sorgono timide obiezioni a quel che ci viene detto, esse sono facilmente sgretolate dall'autorità e dal potere degli adulti.
Senza contare che noi dipendiamo da loro in tutto e per tutto: la nostra stessa sopravvivenza è nelle loro mani, per cui impariamo presto che non ci conviene opporci o contrariarli.

In questo contesto, se ci viene detto tutti i giorni che una cosa è vera, che è giusta, che è quello che vogliamo o dobbiamo fare, sarà quasi impossibile non crederci: se tutte queste persone così grandi e capaci ripetono quella cosa, come posso io, piccolo debole e ignorante, saperne più di loro? Il loro pensiero diventa il nostro pensiero.

L'origine dell'identità

Lo stesso vale per la nostra identità: ovvero il senso di chi siamo, di quanto valiamo, l'autostima, l'opinione che abbiamo di noi stessi e delle nostre capacità. L'identità si forma dai "messaggi" che riceviamo e dalle nostre esperienze: se questi sono positivi sviluppiamo un'immagine positiva di noi stessi, e viceversa. Per esempio:
  • Se il bambino viene spesso criticato, svilupperà una tendenza insicura, ansiosa, inibita. Anche da adulto, esiterà ad esprimere il suo vero sé per paura di ricevere giudizi e conseguenze negative.
  • Se i genitori sono rigidi e giudicanti, il bambino potrebbe sviluppare una personalità da "bravo ragazzo", che però non è autentica ma solo una maschera con cui cerca approvazione (senza però trovarla).
  • Se una parte della sua personalità viene criticata fortemente, egli la "rimuoverà" dalla sua coscienza, relegandola nella "parte ombra". Un classico caso di "ombra" è la figura di Hyde nel romanzo "Dr. Jekyll e Mr. Hyde".
  • Spesso, i maschi vengono spinti a reprimere le emozioni e nascondere la fragilità; alle femmine viene insegnato a reprimere l'aggressività. Da adulti, è probabile che costoro diventino uomini duri e insensibili, o donne insicure e deboli: ma queste non sono attitudini innate (come molti credono), bensì ruoli sociali indotti.
  • Se un bambino (o ancor più una bambina) riceve frequenti messaggi negativi sulla corporeità o sulla sessualità, potrebbe sviluppare conflitti verso il proprio corpo (fino ad arrivare a disturbi come anoressia o bulimia), e/o disturbi sessuali (come incapacità di lasciarsi andare e godersi il sesso, anorgasmia, frigidità o problemi collegati).
Questo genere di influssi porta le persone a credere di essere in un certo modo (timide, riservate, remissive, caste, ecc.) anche se quella non è affatto la loro natura, ma solo il risultato di condizionamenti. In pratica, dimentichiamo chi siamo davvero, e crediamo di essere come ci hanno detto che dovremmo essere.

“Dimentichiamo chi siamo davvero”

Durante l'adolescenza

Entrando nell'adolescenza, cominciamo a sviluppare autonomia, capacità critiche e una visione individuale: ci viene naturale dubitare degli adulti ed opporci alle loro opinioni (siamo però ancora dipendenti da essi, per cui in una posizione di debolezza psicologica oltre che fisica).
In questa fase ci confrontiamo con i nostri pari, con gli amici: ma anch'essi sono stati condizionati nell'infanzia, e magari anche loro ci ripeteranno che una certa cosa è giusta o sbagliata. E siccome dipendiamo affettivamente da loro, e abbiamo un fortissimo bisogno della loro approvazione, se tutti gli amici o le amiche sostengono una certa posizione, anche qui ci sarà molto difficile opporci e sostenere un'opinione autonoma. Tenderemo a "seguire il gregge" (vedi "Groupthink" in inglese).

Diventati adulti

Una volta adulti, cominciamo ad affrontare la vita in modo autonomo. Ma lo facciamo carichi di un bagaglio di idee e convinzioni che non sono veramente "nostre", che comunque ci guidano e condizionano le nostre scelte:
  • Scuola
  • Partner
  • Lavoro
  • Persone da frequentare o evitare
  • Persone da temere o da odiare
  • Orientamento politico
Ogni scelta che compiano in tutti questi settori potrebbe essere "sbagliata per noi" (magari non errata in sé, ma inadatta a noi, ai nostri potenziali e aspirazioni, alla nostra felicità), ma rischiamo di sceglierla ugualmente perché ci hanno convinto che è invece quella "giusta".

Solo pochi si ribellano

Solo pochi individui, dotati di spiccata tendenza all'indipendenza e alla ribellione, sviluppano una capacità di pensiero e di opinione autonome già in giovane età. Anch'essi, comunque, rischiano di assorbire alcuni condizionamenti, perché la natura sociale dell'essere umano fa sì che non possiamo mai essere del tutto indipendenti dall'ambiente in cui viviamo.

Anche da adulti l'influsso continua

Anche nella vita adulta i condizionamenti continuano a influenzarci: da una parte quelli che abbiamo assorbito mentre crescevamo e ora sono incorporati dentro di noi; dall'altra quelli che provengono dalle persone intorno a noi, specialmente quelle che ci stanno a cuore o che ammiriamo.
Questo vale in particolare per i genitori: in generale, ci sentiamo spinti a non deluderli, a farli contenti, e lo facciamo anche a costo di ignorare quello che davvero sentiamo o vorremmo fare. Spesso però non vogliamo riconoscere questo conflitto di interessi: perché vorrebbe dire scontrarsi con loro, o perché non assecondarli ci sembra un atto di slealtà o tradimento nei loro confronti.

Convinzioni portate all'estremo

All'estremo, questi condizionamenti possono portare anche a gesti folli o assurdi; che però diventano più comprensibili se li vediamo come il risultato di convinzioni devianti credute ciecamente:
  • Una persona che uccide il coniuge perché è stato tradito, o è stato "offeso nell'onore".
  • Un estremista religioso disposto ad azioni criminali in nome della sua fede.
  • Un kamikaze giapponese durante la seconda guerra mondiale.
Credenze come il razzismo, il sessismo o l'anti-semitismo (e molti "ismi"), non hanno alcuna base razionale o concreta: sono solo idee false che vengono tramandate. Eppure hanno a volte diffusione di massa, e possono portare a tragedie come lo schiavismo o l'Olocausto.

Il risultato è una vita infelice

Molto spesso, il risultato di tutti questi condizionamenti è quello di indurci a vivere vite inadatte a noi, e che quindi producono continuo stress, insoddisfazione e infelicità:
  • Un percorso di studi verso cui non ho reale interesse, affinità o talento...
    Ma che è stato scelto su pressione dei genitori, o in base alle loro ambizioni.
  • Una carriera, o un ambiente di lavoro, con cui non sono in sintonia, che non utilizza le mie capacità o che va contro i miei valori...
    Ma che è stato scelto perché nella mia famiglia o gruppo sociale quello che conta è un certo prestigio, una certa qualifica, un certo reddito.
  • Una certa attività o professione scelta oppure, al contrario, scartata...
    Perché mi è stato insegnato cosa un "vero uomo" - o una "vera donna" - dovrebbe o non dovrebbe fare.
  • Una relazione sentimentale con una persona inadatta a me (per personalità, obiettivi, aspetto fisico, preferenze sessuali o persino genere), con cui c'è scarsa intesa o continui conflitti...
    Perché ho seguito i canoni familiari, o le regole tradizionali, invece di ascoltare quello che davvero mi piace e che mi fa stare bene.
  • Avere dei figli che ostacolano i mie obiettivi, o che influenzano negativamente il mio matrimonio, che ho avuto senza volerli veramente, o prima che fossi pronto...
    Perché mia madre o i miei conoscenti ritengono inaccettabile non averne.

Spesso non è questione di scelte errate in sé, ma di situazioni errate per noi stessi, in disarmonia con la nostra vera natura: come un vestito elegante ma tagliato per un fisico assai diverso dal mio, esso non è sbagliato in sé, ma io non mi sentirò mai comodo o a mio agio indossandolo. Allo stesso modo, una vita lontana dalla mia natura autentica verrà sempre vissuta come disagevole, deludente o soffocante.

“I condizionamenti ci inducono a vivere
vite piene di stress, insoddisfazione e infelicità”

Come liberarsi dai condizionamenti

Una volta compresa l'estensione e la profondità dei condizionamenti che abitano in noi, diventa naturale chiedersi come uscirne:
  • Come liberarci dalle idee errate, o che ci spingono a fare scelte disfunzionali?
  • Come capire quello che è davvero "giusto" ed efficace per noi stessi?
  • Come scoprire le scelte in sintonia col nostro essere, che ci portano verso il benessere e la gioia?
Non è un percorso semplice, perché si tratta di un lavoro di "scavo" alla ricerca della nostra verità, di "ripulitura" dalle bugie che ci hanno raccontato, e di riscoperta della nostra natura autentica. Ma può fare la differenza tra una vita grigia e triste, ed una luminosa e appagante. Di seguito alcuni suggerimenti.

Conosci i tuoi condizionamenti

Prendi consapevolezza dei tuoi condizionamenti e convinzioni. Finché rimangono inconsci, nell'ombra, ti manovrano come fili invisibili. Quando invece inizi a scoprirli, a vedere come agiscono e come ti influenzano, il loro potere su di te diminuisce.

Osserva le parole che usi

Fai caso alle parole che usi: spesso non vengono per caso, e possono indicare influssi di cui non sei consapevole.
  • Verbi come "Devo" o "Dovrei" indicano resistenza, magari verso attività che non fanno per te o di cui non ti importa davvero.
  • Affermazioni come "Non posso" o "Non ce la farò" indicano limiti che credi di avere: chiediti se è davvero così, e come fai a saperlo con certezza.
  • Espressioni come "Vorrei", "Mi piacerebbe", "Che bello se" indicano attività verso cui senti inclinazione, che potrebbero arricchire la tua vita, ma che magari trascuri perché altri le ritengono inutili.

Ascoltati e riconosci le "voci"

Ascoltati, senti la differenza tra una "voce" che arriva dal tuo essere profondo, ed una che invece proviene dall'esterno. Fai attenzione alle sensazioni che ognuna di queste voci ti suscita (ti fa sentire bene, positivo; oppure appesantito, angosciato...).

Osserva i fatti

Osserva i fatti: se una scelta o una situazione ti crea forte disagio, ti fa stare male o ti rende infelice, è molto probabile che non sia adatta a te; anche se presenta evidenti vantaggi o tutti la trovano invidiabile.

Osserva le tue scelte

Per scoprire le convinzioni inconsce su te stesso, osserva le tue scelte: se rimani in una relazione frustrante o un lavoro che non ti piace, è possibile che tu non creda di meritare di meglio; se sei spesso attratto da persone che ti rifiutano o ti svalutano, forse non credi di essere degno d'amore, ecc.
In altre parole, al di là di quello che pensi razionalmente, le tue azioni reali indicano quello in cui credi nel tuo profondo.

La "cosa giusta" non esiste

Infine, ricordati che non esiste la "cosa giusta da fare" in assoluto, perché:

Le "cose giuste" cambiano nel corso del tempo, delle culture e dei luoghi. Quindi, solo tu puoi decidere qual è la "cosa giusta" per la tua vita. Gli altri possono a volte darti utili opinioni, ma alla fine la decisione è solo tua.

"Per ogni idea della cui giustezza sei assolutamente convinto, ci sono milioni di persone che la ritengono sbagliata."
(Wayne W. Dyer)

"Il vero signore è simile a un arciere: se sbaglia il bersaglio, cerca la causa di questo in se stesso."
(Confucio)

"Molto del dolore che provate è da voi stessi scelto."
(Kahlil Gibran)


Articoli correlati

Altri post con argomenti collegati (descrizione: fermate il puntatore sul link)



Licenza Creative Commons
© 2017 Valter Viglietti. Psicofelicità è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.