Essere se stessi in amore funziona? Sì, ma solo se...

Oggi riflettevo sulla questione se essere se stessi sia fruttuoso o meno nella seduzione e nelle relazioni. Ho sentito alla radio la canzone "Teorema" di Marco Ferradini, che termina con questa affermazione:
"Non esistono leggi in amore,
basta essere quello che sei.
Lascia aperta la porta del cuore,
vedrai che una donna è già in cerca di te."

Essere se stessi: pro e contro

Ferradini ha ragione? In amore, basta davvero "essere quello che sei"?
Certo sarebbe bello, però il mondo è pieno di persone che sostengono il contrario: che quando si sono comportati spontaneamente, quando hanno mostrato la loro vera natura e hanno "aperto la porta del cuore", hanno ottenuto sonori rifiuti e clamorosi fallimenti. Costoro credono che in amore usare "strategie" sia più efficace che essere autentici ("strategia" può essere: mentire, fingere di essere chi non si è, portare delle maschere, ecc.).
D'altra parte, chi ha vissuto relazioni significative si è reso conto che non si può portare una maschera per sempre: prima o poi si viene scoperti. E se anche fosse possibile, è terribilmente faticoso e demotivante (se per stare con qualcuno devo fingere di essere chi non sono, che senso ha la relazione?).
Senza dimenticare che tutti vorremmo essere amati per quello che siamo, e sogniamo di incontrare qualcuno che ci capisca e ci accetti senza riserve.

“Tutti vorremmo essere amati
per quello che siamo”

Dipende da diversi fattori

Date queste premesse, torniamo alla domanda del titolo: essere se stessi in amore funziona? (quando dico "in amore" intendo: negli approcci, nella seduzione e nelle relazioni).
La mia risposta (come sempre negli argomenti complessi e nelle questioni umane) è "Dipende"; in questo caso, dipende quantomeno da:
  1. Come sono io
  2. Com'è l'altra persona
  3. La situazione
  4. Cosa voglio io
  5. Cosa cerca l'altro
Per esempio, se l'altro è interessato solo a status symbol e all'apparenza, oppure se invece cerca soprattutto l'intimità, farà una bella differenza. Ancora, se voglio solo "usare" l'altra persona per i miei scopi, una strategia sarà probabilmente più efficace (benché moralmente discutibile) della sincerità; viceversa, se punto ad una relazione di lungo termine, partire con delle menzogne non è proprio una base sana su cui costruire.

La qualità del "me stesso"

Secondo me però il parametro principale, e quello che di solito viene più trascurato, è il primo: il "come sono io". Ovvero, com'è quel "me stesso" che mostro quando sono me stesso. Se ci pensiamo un attimo, appare ovvio che il "me stesso" in "essere me stesso" è l'ingrediente principale; semplificando:
  • Se il "me stesso" è meraviglioso, mostrarlo porterà a risultati positivi
  • Ma se il "me stesso" è un disastro, mostrarlo porterà a un probabile fallimento
E' questa, a mio parere, la ragione principale che porta certe persone a fallire ogni volta che mostrano se stessi: la loro personalità, il loro equilibrio psico-emotivo, le loro capacità sociali e relazionali, la loro maturità come individui, sono così mal messi che praticamente nessuno può apprezzarli.

Non dimentichiamo, infatti, che ognuno si relaziona prima di tutto per soddisfare i propri bisogni. Quindi:
  • Se mi mostro come persona drasticamente carente, incapace o eccessivamente problematica, quello che potrò offrire sarà troppo scarso per interessare qualcuno.
  • Viceversa, se sono una persona positiva ed efficace, armoniosa e luminosa, con molte qualità e capacità, mostrarmi per come sono susciterà probabile interesse negli altri
    (quantomeno con le persone compatibili con me, poiché nessuno può piacere a tutti).

“Se il 'me stesso' è un disastro,
mostrarlo porterà
a un probabile fallimento”

Quando essere se stessi non funziona

Quali possono essere elementi di "squilibrio" che, se mostrati, portano gli altri ad allontanarsi? Per esempio:
  • Vittimismo: essere lamentosi, piangersi addosso, scaricare sempre la colpa sugli altri
  • Egocentrismo e narcisismo: mettersi sempre al centro, ignorare gli altri, considerare solo i propri bisogni e non vedere quelli altrui
  • Atteggiamento pretenzioso, sentirsi in diritto ("entitlement")
  • Mostrarsi eccessivamente bisognosi (si appare come disperati e/o "mendicanti")
  • Odio o disprezzo verso l'altro sesso
  • Reazioni immature (prima sembro tutto buono e dolce, ma se vengo respinto divento aggressivo e offensivo)

Alcuni potrebbero obiettare che certe persone esibiscono questi tratti ma ottengono comunque reazioni positive dagli altri (per esempio le persone molto belle o famose). Certo, perché l'attrazione risulta da un insieme di fattori (mai da uno solo), quindi non veniamo tutti trattati allo stesso modo: più abbiamo qualità che gli altri apprezzano (il che equivale a maggiore "valore relazionale"), più veniamo "perdonati" per altri difetti o mancanze.

Quando non sappiamo relazionarci

Nel paragrafo precedente ho elencato alcuni fattori che allontanano gli altri. Ma a volte siamo noi stessi a "sabotarci": scegliendo le persone sbagliate, ignorando chi potrebbe volerci, o semplicemente se manchiamo della capacità di creare relazioni positive (parlo dell'ambito sentimentale, ma vale anche per il sociale).
Di seguito elenco alcuni fattori che possono contribuire all'incapacità di relazionarci:
  • Profonda mancanza di autostima.
  • Paura o diffidenza verso l'altro sesso (non possiamo creare una relazione sana con qualcuno di cui non ci fidiamo).
  • Grave conflitto irrisolto (o inconscio) con un genitore, specialmente se quello di sesso opposto (ma anche con il genitore del proprio sesso: può portare a un'identità fragile, a scarsa mascolinità negli uomini o a femminilità debole nelle donne).
  • Traumi emotivi nell'infanzia. Per esempio una madre soffocante o manipolativa, un padre freddo o severo, abusi sessuali.
Se abbiamo uno o più di questi fattori, creare relazioni sane e appaganti può risultarci impossibile, e spesso non ne capiamo il motivo (in genere queste ferite rimangono a livello inconscio). Questo è specialmente il caso quando non troviamo nessuno che ci vuole oppure non c'è mai nessuno che ci piace abbastanza.
Possiamo trovare delle scusanti come:
  • "Non ho incontrato la persona giusta"
  • "Sono stata sfortunata"
  • "Non era destino..."
ma quasi sempre la verità è che, in questi casi, non abbiamo sviluppato adeguate capacità relazionali (o le abbiamo sviluppate in modo distorto); non sono capacità innate o scontate, ma vengono sviluppate attraverso l'educazione e l'esperienza (se ci va bene). Quando non possiedo queste capacità, l'altro rimane per me un'entità ignota, incomprensibile, irraggiungibile, o minacciosa.
Ed anche in questi casi, è il "me stesso" il problema che va risolto (facendo chiarezza in sé, sanando le ferite, seguendo un percorso terapeutico...).

“A volte
siamo noi stessi a sabotarci”

Quando il problema è come ci presentiamo

Un'altra situazione fallimentare è quando una persona ha buone qualità, ma non è capace di presentarsi in modo adeguato: suscita così un'impressione di sé errata o negativa. Per esempio chi è molto timido, chi manca di capacità sociali o ha scarsa intelligenza emotiva, ha spesso questa difficoltà nel modo di mostrarsi e farsi apprezzare. In questo caso, il problema non è la personalità in sé, ma la capacità di esprimerla e di comunicarsi: il "te stesso" è ok, ha solo bisogno di farsi conoscere.
A molti questo può suonare come un "doversi vendere" (cosa che spesso suscita resistenza), ma è necessario rendersi conto che "vendersi" è del tutto normale. Se vogliamo che il mondo (sociale, relazionale, lavorativo, ecc.) ci riconosca e ci apprezzi, non possiamo aspettare che gli altri indovinino magicamente le nostre qualità: è una nostra responsabilità mostrarle in modo efficace.
Non si tratta di "farsi pubblicità", quanto di farsi conoscere in modo funzionale. Rifiutare questa responsabilità è un atteggiamento infantile di pretesa, in cui ci si aspetta di ricevere qualcosa dagli altri (apprezzamento, riconoscimento) senza impegnarsi per meritarlo.

Essere se stessi funziona se...

Quindi, l'errore di chi raccomanda di "essere se stessi" a prescindere, è quello di trascurare lo stato della persona a cui lo dice. "Essere se stessi" non è una formula magica che garantisce risultati positivi. Sicuramente è un modo di porsi positivo e integro, ma funziona soltanto in presenza di due condizioni:
  • Sono una persona abbastanza realizzata, equilibrata e di qualità.
  • Chi ho davanti è compatibile con quello che sono e che offro
    (altrimenti, potrei essere la persona migliore del mondo, ma non sarò comunque quello che l'altro cerca)

Piacersi per piacere

In conclusione, per piacere agli altri bisogna piacersi, stare bene con se stessi, stare bene nella propria pelle. Quando detesto me stesso, non sopporto la mia compagnia: e se io stesso non la sopporto, perché mai altri dovrebbero volerla? Alla fine, il mondo ci rimanda - come uno specchio - l'immagine che abbiamo di noi stessi.
L'errore nel concetto "Basta che sei te stesso", è pensare che tutti siamo ok così come siamo. E' un gran bell'ideale, ma si scontra con una realtà popolata di persone immature, nevrotiche, angosciate o semplicemente sgradevoli: costoro difficilmente risultano amabili. Un altro ideale nobile ma irreale è quello per cui "Tutti meritano di essere amati": di nuovo sarebbe bello se fosse così, ma in pratica veniamo amati solo quando diamo agli altri quello che gli altri vogliono (con rare eccezioni).

“Per piacere agli altri
bisogna stare bene con se stessi”

Essere amati non è un diritto

Essere amati non è quindi mai un diritto (anche perché, se così fosse, chi avrebbe il corrispondente "dovere" di amare gli altri?). Sta quindi a ciascuno, se vuole essere apprezzato e amato, evolversi al punto di esserne all'altezza e renderlo possibile. Tutte le cose preziose hanno un "prezzo", e se non siamo disposti a pagare quel prezzo (in termini di studio, applicazione, rischio ed esperienza), non potremo conquistarle. Ricordiamoci che l'esistenza funziona in modo "darwiniano", meritocratico, non segue criteri di equità e giustizia.

Percorsi per migliorare

Per chi vuole migliorare il proprio "me stesso", e i propri risultati, ci sono molti percorsi possibili: dipende dalle nostre preferenze e inclinazioni, dal tipo di persona a cui vorremmo piacere, dai nostri progetti e le nostre capacità (nessuno può essere o fare tutto, quindi meglio concentrarsi sui propri talenti piuttosto di inseguire obiettivi lontani dalla propria natura).
Di seguito propongo alcuni post che offrono spunti per questa ricerca:
  • Valore di Mercato Relazionale: cosa costituisce il proprio valore come partner, e come aumentarlo.
  • Come migliorare te stesso e la tua vita: quando la nostra vita non ci piace, o non riusciamo a creare le relazioni desiderate, l'unica soluzione efficace è diventare una persona migliore, così da poter realizzare i risultati voluti.
  • Come superare la timidezza: la timidezza è essenzialmente paura degli altri e dei loro giudizi. Come superarla scoprendo le cause e vincendo le proprie paure.
  • Perché nessuno mi vuole? Se ti sembra che nessuno ti voglia, bisogna capirne i motivi: qui elenco le cause di rifiuto più comuni.
  • Accetta quello che sei. Spesso ci viene insegnato che non va bene come siamo. Ma la via verso la felicità e il benessere richiede di accettare se stessi.


Essere se stessi vs diventare se stessi

Come complemento al discorso sull'essere se stessi, in quest'ultima sezione traccio alcune riflessioni sul voler essere accettati per come si è, rispetto al fare un percorso di evoluzione personale.

Essere accettati o farsi benvolere

Tutti vorremmo essere voluti e amati per quello che siamo, e quando non accade spesso restiamo feriti e confusi. In fondo, spesso sentiamo dire "Tutti meritano l'amore", oppure "Siamo perfetti così come siamo", o ancora - appunto - "Basta che sei te stesso". Ma queste affermazioni sono ideali molto belli che però non corrispondono a come funziona la vita reale: nella realtà, non veniamo apprezzati per il solo fatto di esistere (a parte dai nostri genitori), ma per quello che possiamo offrire.
Non esiste il diritto ad essere benvoluto e desiderato solo perché siamo al mondo. Perché tutti sono liberi di volere (o respingere) ciò che gli piace (o meno): e se come sei non piaci a qualcuno, è un problema tuo, non suo. Quindi, se vuoi essere apprezzato e voluto di più, sta a te impegnarti per ottenerlo (aumentando le tue qualità). Non puoi semplicemente pretenderlo.
Naturalmente c'è un'alternativa: puoi benissimo dire "Io sono come sono e va bene così. Se non vi vado bene, amen". Ne hai tutto il diritto... però poi devi accettare le conseguenze, ovvero quando agli altri non andrai bene.

“Non veniamo apprezzati
per il solo fatto di esistere,
ma per quello che possiamo offrire”

Volere senza meritare

Molte persone vogliono certi risultati, o credono di averne diritto, anche se non fanno nulla per meritarli. Faccio due esempi classici:
  • La donna che dice "Voglio che lui mi faccia sentire speciale, unica", ma in realtà è una persona banale e insignificante che non fa nulla per diventare speciale ed unica.
  • L'uomo che dice "Voglio essere desiderato", ma che in realtà è privo di attrattiva e non fa nulla per diventare desiderabile (ovvero non sviluppa le qualità che ispirano desiderio).
Non c'è da stupirsi, direi, se questo tipo di persone difficilmente ottiene quello che ricerca: poiché le cose non capitano per caso, in genere raccogliamo in proporzione a quanto abbiamo seminato.

Tradire se stessi... o trovare se stessi?

Di fronte a questi discorsi, molti si oppongono all'idea di dover cambiare per piacere agli altri. Lo vedono come un tradire se stessi, uno svendersi, un "prostituirsi". Ma in realtà non è proprio così: certo, per essere bene accetti dagli altri è anche necessario adattarsi al mondo e alle sue regole (che poi è parte di una buona educazione); ma comporta anche sviluppare i propri potenziali.
Per piacere non serve diventare un altro, recitare una parte, sviluppare un falso sé (anzi, fare così desta sospetti e, sulla distanza, porta a sfiducia e rifiuto nei nostri confronti). Invece, quello che serve è diventare la versione migliore di se stessi, sviluppare tutte le qualità che sono dormienti in noi, crescere e maturare, proprio come il seme cresce e si sviluppa fino a diventare pianta rigogliosa.
Per piacere non devi diventare un altro da quello che sei, ma devi diventare il vero te stesso; quello che per molti è ancora ignoto, nascosto e sepolto dentro di sé.
Buona parte delle persone non sa nemmeno chi è, si identifica in un "falso sé" (ego), che è solo una maschera, una facciata. Per diventare una persona di qualità, apprezzata e amabile, bisogna liberarsi delle proprie maschere e ritrovare il proprio Sé autentico.

“Per piacere devi diventare
il vero te stesso”

La vera soluzione

Al compimento di questo percorso, il problema di essere accettati in quanto se stessi non si pone più: quando ho sviluppato il mio vero Sé (e quindi mi accetto per quello che sono realmente), non mi pongo più il problema di essere accettato dagli altri, e vengo spontaneamente apprezzato dalle persone compatibili con me.

"Senza essere e rimanere se stessi, non c'è amore."
(Martin Buber)

"Essere belli significa essere se stessi. Non hai bisogno di essere accettato dagli altri. Hai bisogno di accettare te stesso."
(Thich Nhat Hanh)

"La grandezza non consiste nell'essere questo e quello, ma nell'essere se stessi."
(Soren Kierkegaard)


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